BORGO SAN LORENZO – Dalla storia religiosa e artistica a servizio sociale per un intero territorio. Questa è la sintesi, gloriosa, fino al recente passato dell’ex convento, successivamente ex ospedale, di Luco di Mugello. Poi, sono arrivati gli anni dell’oblio, dell’abbandono. Una sorte simile a tanti altri beni immobili in mano pubblica. Anche in questo caso sembra di essere davanti ad una maledizione inarrestabile, ad un destino già scritto, che ostacola ogni possibilità di recupero di questo storico edificio. Ma, oltre all’inespressiva gestione pubblica della questione ecco che arriva anche la presa in giro. Un passaggio di proprietà con i connotati di un artificio contabile istituzionale.
Intendiamoci subito, la faccenda è complessa, anche contraddittoria. Fosse stata semplice non si sarebbe arrivati a questo punto. L’ex convento, poi ex ospedale, di Luco di Mugello, un immobile in carico all’amministrazione pubblica, presenta il prodromo del rudere. Negli anni si è tanto discusso sulle iniziative da prendere per assicuragli un futuro rispettoso del suo passato. Si è provato e tentato di tutto. Evidentemente, però, niente di realmente efficace. Insomma, tale da attrarre investimenti privati, o ancora pubblici, che potessero dare una soluzione, se non definitiva, quantomeno interlocutoria, sufficiente ad arrestarne il degrado. Sono stati istruiti anche tentativi di vendita, più volte reiterati, con aste andate deserte. E, francamente, non convince la spiegazione che dietro possano esserci vincoli burocratici tali da ostacolarne i progetti di recupero. Purtroppo la sindrome è quella del disinteresse assoluto. Mancano, ancor prima delle risorse finanziarie, le idee su cosa farci e di come utilizzarlo.
Proprio per questo la polemica sul da farsi per conservarlo, vergata più a parole che scritta sui documenti, potrebbe subito chiudersi riprendendo un auspicio proferito dall’assessore Claudio Boni che, nella sostanza, appurata l’incipiente incuria, non disdegnava di farne omaggio a chi si fosse fatto carico di non farlo cadere a pezzi. Quindi, la cronaca d’oggi che riporta la notizia del passaggio di mano della proprietà, lo rimarchiamo gratuito, dalla Regione Toscana alla Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, sembrerebbe andare in quella direzione. Con l’uso, appunto, di un condizionale benevolo, reverenziale, ottimistico. Già perché per completare l’ipotesi, affatto banale, lanciata dall’assessore borghigiano, occorrerebbe che di pari passo a questo omaggio si materializzasse un adeguato piano d’investimenti per giustificarne il trasferimento gratuito. Ma al momento non si trova traccia di ciò. Anzi, per quel che ci è stato possibile capire, sembra un’operazione dai connotati esclusivamente contabili. Una partita di giro, un’alchimia finanziaria. Tuttavia il processo alle intenzioni, senza conoscerne i documenti, non è fra gli esercizi praticati da questo giornale on-line. Sicché aspettiamo, con la stessa fiducia, per il futuro, che possa avere un’aragosta immersa, seppur viva, nella pentola con l’acqua a bollore.
La Fondazione del Maggio musicale fiorentino, istituzione a prevalente capitale pubblico, ha un ruolo determinante, nel diffondere una parte di cultura, dando lustro non solo ad una città ma, in senso lato, a tutto un territorio. Meno brillante, invece, è il risultato dei suoi conti. Si sa, purtroppo i numeri, quelli del bilancio, in certe congiunture, pesano più delle note e riecheggiano più di un assolo e dei gorgheggi. Leggendo le generalità dei soci, pubblici e privati, nel pacchetto azionario della Fondazione, tecnicamente una genealogia da “parterre de roi”, resta difficile far capire ai mugellani, e non solo, come si debba ricorrere ad un simile stratagemma per tener in piedi quella che è definita una eccellenza.
Adesso toccherà alla politica locale, quella di maggioranza, dare spiegazioni o, tramite quella di minoranza, a cercarle. Non è chiaro quali potranno essere i benefici per il Mugello. Tantomeno se, a fronte di questo artificio contabile, per l’ex convento ed ex ospedale di Luco potrà esserci un domani. Lì in tanti ci siamo nati. Forse gli acuti dei primi vagiti di alcuni noi, che quelle mura hanno udito, non erano commisurabili a quelli che si sentono sul proscenio del Maggio fiorentino, ma ugualmente meritano rispetto.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 novembre 2018




