
MUGELLO – Alla fine la neve annunciata è scesa anche in Mugello. Prima l’inverno si era accanito nei versanti dell’Alto Mugello, con precipitazioni intense e persistenti. Poi è toccato anche alle zone collinari e di pianura. Per la verità, quest’ultimo, un evento consumatosi in sole 24 ore. E, come sempre, al silenzio dei fiocchi che cadevano si è subito contrapposto il coro delle proteste per una situazione inaccettabile, per certi versi ridicola, quella del malfunzionamento della linea ferroviaria “Faentina”.
La banalità sta nel fatto che d’inverno possa nevicare. In certe zone ciò è una certezza, in altre una frequente realtà, in rari casi un evento epocale. Il pragmatismo della ragione dovrebbe prenderne atto e attrezzarsi alla bisogna. Se da un lato le amministrazioni comunali, e della Città metropolitana, hanno dato fondo alle loro risorse umane e strumentali per cercare di lenire il disagio sulla viabilità, dall’altro l’organizzazione di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e di Trenitalia, ancora una volta, si è dimostrata inadeguata nel non riuscire a garantire il servizio pubblico.
La linea ferroviaria “Faentina” con pochi centimetri di neve e con valori termici non inferiori ai meno quattro gradi (circa) ha di nuovo collassato. Nel giorno della “big snow” (grande nevicata), definizione presa in prestito dall’enfasi dei cronisti d’oltre oceano, sono stati cancellati quasi tutti i treni del collegamento da Borgo San Lorenzo a Firenze Santa Maria Novella, via Vaglia (dalle 5:00 alle 12:00 erano state annullate sette corse). In particolare, poi, il tratto ferroviario tra Faenza e Borgo San Lorenzo era già stato chiuso dalla sera precedente.
A questa disfatta imprenditoriale ci si deve aggiungere anche la mancata, e in qualche caso convulsa, assistenza ai viaggiatori nelle stazioni. Che poi viaggiatori non sono. Sono pendolari, gente che quotidianamente con il treno ci vive, che meriterebbero ben diversa attenzione. Insomma problemi di sempre, conosciuti, dibattuti e mai risolti. Una questione per la quale non è più sufficiente la fiducia incondizionata verso chi ci amministra, ormai andrebbe sostituita con un vero e proprio atto di fede, confidando in un miracolo.
Anche questa volta cercare di comprendere le cause di quanto accaduto è cosa da lasciare a qualche scienziato che possa mettere insieme la meteorologia con la resistenza dei materiali, soprattutto districarsi nel labirinto gergale dei “non responsabili” incaricati di gestire la linea “Faentina”. Professionisti forse incolpevoli, vittime della politica che non li ascolta? Chissà. Nel marasma dell’irresponsabilità, ecco che sul banco degli imputati vengono chiamati le “scaldiglie” (meccanismo per scaldare i deviatoi) e il “gelicidio” (fenomeno dovuto alla bassa temperatura che compromette i materiali).
In maniera figurata, immaginiamo lo stress del vocabolario contemporaneo nel dover prendere nota e valutare l’inserimento di nuove parole nel lessico ufficiale. E non è chiaro, purtroppo, quali siano i confini oggettivi fra terminologia tecnica e scientifica e quelli usati nel politichese per coprire inadempienze e inefficienze. Ovviamente anche il Mugello non resta immune dai problemi generali di questa “italietta”, dove sempre le colpe muoiono fanciulle, cioè senza mai arrivare a processo o comunque all’individuazione delle responsabilità. Fermiamoci qui, alle “scaldiglie” e al “gelicidio”.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 marzo 2018





3 commenti
Ma sui vocabolari il termine gelicidio esiste?
Direi di Sì
http://www.treccani.it/vocabolario/gelicidio/