
VICCHIO – L’associazione “Vittime del Forteto”, presieduta da Sergio Pietracito, commenta la notizia della morte di Rodolfo Fiesoli, mettendo in luce che questo evento, purtroppo, non pone fine alla storia della setta. “Oggi sugli organi di stampa – afferma una nota – campeggerà la notizia della morte del “profeta” Rodolfo Fiesoli e forse qualcuno scriverà anche che, con questo evento, si chiude definitivamente la storia del Forteto. Niente di più falso. Chi invece ha vissuto all’interno di una setta sa benissimo che la morte del guru non estingue la setta ma, al contrario, la rafforza nel suo ricordo e nei suoi deliranti insegnamenti. Il Forteto – aggiungono – non è finito con le condanne comminate dal Tribunale di Firenze nel processo del 2015 e non è morto oggi”.
Dall’associazione delle vittime, ad esempio, affermano che alcuni adepti di Fiesoli si sono stabiliti in un casale nella zona di Dicomano nel quale, spiegano “accolgono alcuni disabili che ancora vivono inspiegabilmente con loro”. E aggiungono: “Ieri Flora Rusciano davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta (articolo qui) ha raccontato il disastro provocato dal Forteto e ha chiesto aiuto per i suoi figli che, dopo averla falsamente accusata di abusi sessuali nei loro confronti per i quali ha scontato circa sette anni di reclusione, ancora non la riconoscono come madre. Molti ex minori ancora si relazionano con i genitori funzionali a cui erano stati affidati dal maligno quadrilatero Fiesoli – Assistenti Sociali – Psicologi/Psichiatri – Tribunale per i Minorenni di Firenze e non sono riusciti a ricomporre quantomeno un rapporto normale con i loro veri genitori, in continuità con la folle teoria del disconoscimento della famiglia di origine, professata da Fiesoli”.
L’associazione delle vittime ricorda anche i giovani portati al Forteto dal sacerdote Don Benuzzi, direttamente dal liceo di Bologna dove insegnava religione. E aggiunge: “Sconcertante in questo sfascio, il comportamento della politica toscana e mugellana che per decenni ha magnificato il Forteto e ora sembra essersi dimenticata della sua esistenza. Infine – conclude l’associazione – immaginiamo l’inaspettato e gradito senso sollievo che avranno, per la notizia della morte di Fiesoli, i notabili che alla fine degli anni 90 intervennero per aiutare lo stesso Fiesoli e Goffredi che chiedevano la revisione della condanna subita nel 1985. Il fascicolo è scomparso dagli archivi del Tribunale di Firenze e ora se n’è andato chi poteva fare i loro nomi”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 Maggio 2025



