
MUGELLO – Una trentina di pagine che dovevano validare la scelta di andare a fare l’Unione Vaglia-Fiesole. Il termine “Swot”, che poi vuol dire prosaicamente studio dei vantaggi e degli svantaggi, con il peso del tecnicismo inglese, però, doveva essere garanzia di indagine scientifica per avvalorare una scelta già presa: “L’Unione sa da fà!”
Di queste trenta pagine, ventinove erano dati statistici presi banalmente dalla relazione allegata al bilancio. Poi c’era una mezza paginetta dove si prendeva in esame il solo aspetto economico dove si diceva che, con la realizzazione dell’Unione, il comune di Vaglia avrebbe guadagnato 35 mila € all’anno. Si risparmiava nello stipendio dei funzionari, che diminuivano di numero.
Peccato che, già in campagna per le primarie, io valutai che solo le funzioni della Polizia municipale e della Cultura insieme, costavano annualmente al bilancio di Vaglia circa 140 mila € in più.
Mi sembra che in Toscana l’Unione di Vaglia con Fiesole sia l’unica che è nata ed è anche morta.
E vorrei vedere! Questo anno ho dovuto usare, nel bilancio consuntivo del 2015, 430 mila € (praticamente ho seccato l’avanzo libero) per ripianare i debiti dell’Unione.
Alla faccia dell’attendibilità dello Swot!
Stamani mentre ero a Borgo, nella bella cornice della Villa Pecori Giraldi, al convegno del Pd (articolo qui) sull’idea della fusione dei comuni in Toscana (da 282 è ipotizzato il passaggio a 51) avevo questi retro pensieri, mentre mi scorrevano davanti le slides proiettate a conforto del progetto. “Grande è bello”. Dicevano. Perlomeno economicamente.
In realtà la relatrice, quando ci ha mostrato un istogramma dove erano messe a confronto le spese principali dei comuni, dalla polizia municipale, alla Cultura, ai Servizi Generali, ha glissato sul dato. Infatti “Grande-Grande” non è poi così economico. Alla fine dell’incontro mi sono fatto confermare dalla relatrice l’impressione che avevo avuto dallo scorrimento veloce della diapositiva: “Dal grafico, sbaglio o si evince che i maggiori costi pro capite si hanno nei comuni piccoli ed all’estremo in quelli più grandi?”. “Sì, però quelli più grandi hanno più funzioni!”
Ah! Comunque la lettura dello studio, dello swot, va interpretata. E’ invece, secondo lo stesso studio, nei comuni della dimensione tra 10 e 15 mila abitanti dove si hanno le maggiori economie. Allora perché si dovrebbe fare un unico Comune del Mugello di 60 mila abitanti?
Questo ed altre domande avrei voluto fare, ma non c’è stato tempo per il dibattito. Visto che un’ora a disposizione se l’era mangiata il ritardo con cui è cominciato il convegno (Sic! Io avrei una proposta: un € a minuto in meno sull’indennità ai politici per il ritardo accumulato!)
Gli interventi dal palco poi non hanno avuto contraddittorio: erano tutti già orientati incontrovertibilmente verso: ”Eh s’ha da fa!”. Speriamo sia stato l’inizio di un percorso che non preveda già a priori dove si vuole andare a parare.
Se invece mi fosse stato permesso avrei esordito così: “Penso che la Grande Firenze, il comune unico, o meglio, la municipalità, si doveva fare già 30 anni fa”. Per poi aggiungere che gli undici, dodici comuni che si fossero aggregati dovevano comunque continuare ad esistere come aree amministrative autonome, con bilanci propri, riguardo a manutenzioni stradali, distretti di polizia municipale, assistenza sociale. Cioè: un piano strutturale ed operativo, strade, infrastrutture in genere, piani commerciali ed industriali, trasporti unici, ma al contempo avere dei servizi, in particolare alla persona, a carattere territoriale.
Ed inoltre oltre al sindaco unico avere dei referenti politici, eletti, anch’essi territoriali: se devo segnalare un problema su un mercato a Vaglia, che non debba andare in Palazzo Vecchio a scomodare l’assessore!
La quadratura del cerchio è riuscire a coniugare governabilità con partecipazione democratica. Coniugare maggiore efficacia, efficienza ed economicità dei servizi con la rappresentanza.
Cioè non disperdere il patrimonio dell’unica istituzione che ancora gode di autorevolezza e gradimento: il comune.
“Fondersi è bello”. (una volta si sarebbe detto, ghivio! O ganzo!). “Guardate come sono più attivi i comuni come Scarperia-SanPiero, che si sono fusi! E come sono in sofferenza gli altri: scuole, strade nuove per Scarperia e gli altri?“
Scarperia-San Piero dispone ogni anno, per cinque anni, di circa un milione di € di trasferimenti in più dalla Regione e dallo Stato, per il solo fatto di essersi fusi. E’ di diritto fuori dal Patto di stabilità.
Le concedessero, in proporzione, anche a Vaglia queste facilitazioni, sarei ganzo anch’io, senza neanche fondermi con Cercina! Non viene a qualcuno il sospetto che si sia generato un effetto positivo drogato sulle fusioni?
Ci sono dei gap strutturali che vanno oltre la dimensione e l’assetto istituzionale degli enti. E sono la burocrazia interna, il pubblico ha troppe più pastoie del privato; sono le limitazioni alla spesa, anche quando ci sono i soldi in cassa; è l’impossibilità di assunzione di personale. In una parola la mancanza di autonomia degli enti locali.
Non voglio fare il detrattore del progetto fusioni (tanto per la cronaca in questo studio Vaglia sarebbe non solo insieme a Firenze, ma anche a tutti i comuni limitrofi e con la Val di Sieve e parte del Chianti). L’ho detto, l’area di Firenze dovrebbe avere una gestione unica. Ma allora si deve anche ripensare la Città metropolitana quale è attualmente: che senso avrebbe rimanere nei confini odierni e con le competenze attuali, in parte copia del comune della Grande Firenze?
Non sarebbe invece opportuno, quando si parla di Città metropolitana, inserire in un’unica area tutta la piana che va da Pontassieve a Pistoia, compreso le colline di contorno?
Il quadro è molto complesso (ed interessante). Da amministratore poco politico e parecchio pragmatico dico che vorrei che alla base delle scelte ci fosse veramente uno swot serio, valido, obiettivo che partisse da una visione larga di insieme per portare a decisioni non scontate, integrate, coordinate tra loro e che durino nel tempo.
Basta con scelte spot!
Leonardo Borchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 maggio 2016




