MUGELLO – Capita di leggere e udire, in tv come su Facebook, commenti, anche di Mugellani noti, che fanno rabbrividire. Di fronte all’orrore e alla violenza efferata, di fronte a una disumanità che non avremmo mai più voluto vedere, si usa la tastiera per distinguersi, per eccepire, per esprimere dubbi e sottigliezze, per ragionar di geopolitica e di massimi sistemi.
“Bambini decapitati, ma siamo sicuri?”, “Quelli di Hamas hanno massacrato centinaia di persone? Ma la colpa è di Israele”. “Io sto coi Palestinesi”.
Non è la prima volta, e non sarà l’ultima. Ci fu chi esultò, il giorno delle Torri Gemelle, e c’è chi giustificava la scia di sangue lasciata dalle Brigate Rosse, o la guerra di Putin. E ora di fronte a uomini, donne e bambini sterminati solo perché ebrei, solo perché di un Paese nemico, non si ha neppure un moto di angoscia e di tristezza. Non si trasalisce nemmeno un attimo. Si pontifica e si discetta. “Sì, ma però…”.
Ha ragione piena Gramellini quando sul Corriere di sabato scorso notava:
Lo scrivo senza intenti polemici né divisivi, spinto dal desiderio di capire: perché la mattanza di bambini e adolescenti israeliani non ha suscitato un unanime moto di indignazione? Perché fin da subito sono apparsi i distinguo, i «sì, ma» e le altre mille formule escogitate dall’ipocrisia umana per spostare l’attenzione dall’enormità del momento – la più spaventosa carneficina premeditata di ebrei dai tempi della Seconda Guerra mondiale – alle pur sacrosante riflessioni sulle concause storiche e le corresponsabilità di Israele e dell’Occidente intero?
Perché tanti giovani e meno giovani, in Italia e in Europa, sono scesi in piazza o sui social agitando slogan contro i «sionisti», ma neanche uno contro i tagliagole? Perché, quando vedono i morti palestinesi dicono che è colpa di Israele, ma quando vedono i morti israeliani non dicono (se non in pelosa e frettolosa premessa) che è colpa di Hamas? Possibile dipenda solo dal senso di colpa di vivere nella parte ricca della Storia? Una risposta implicita l’ha offerta JK Rowling. La creatrice di Harry Potter ha citato la lettera ai giornali in cui una madre inglese raccontava che, dopo i massacri di sabato scorso, la scuola aveva «raccomandato» ai compagni di classe ebrei della figlia di camuffare la loro identità, nascondendo la kippah sotto un cappellino da baseball. Come mai, si chiede sconfortata la Rowling, una simile resa morale non indigna nessuno? Almeno per un giorno, almeno per un minuto.
Di fronte a carneficine di massa, a massacri di esseri umani dovremmo fermarci soltanto a piangere, a riflettere, a pregare. Con un sentimento di rispetto e di solidarietà totale verso chi è vittima innocente.
Giustificare, di fatto, le mattanze e il terrorismo è orribile. E rischia di aprire la strada a una mentalità pericolosa, dove la faziosità e l’odio per il “nemico” possono condurre verso l’abisso.
IL FILO
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 Ottobre 2023





1 commento
Cara redazione del Filo, purtroppo ci siamo già nell’abisso….per ignoranza, disinformazione, tornaconti personali, è molto facile commentare dietro le tastiere o manifestare per cause sul sentito dire…questi sono periodi duri, per la lucidità mentale e il ragionamento e il ricordo di quello che è stato e sarà.