Ormai ci siamo. Mancano pochi giorni, qualche ora. Poi sarà festa. Halloween, una celebrazione d’altri lidi, freddi e seriosi, correlata alle antiche tradizioni di quei posti, importata dal consumismo globale.
Intendiamoci subito, non vuol essere una critica. Solo lo spunto per destreggiarsi fra due righe, scritte per un pensiero personale e la morale che può girarci attorno. Senza dimenticare che comunque è festa. Ed è del tutto superfluo stabilire se, questa, prevalga più sul corpo che sull’anima. Discussione futile. Questo nostro mondo ha sempre convissuto sullo scambio commerciale e culturale. Fra import ed export. E, anche, fra l’emulazione e la replica, vicendevole, di tradizioni e stili di vita di popoli diversi.
Così, mentre da italiani ci facciamo invidiare, con tanto di brutte copie, per la pizza, il parmigiano e la mozzarella, come per la moda in generale e per tant’altro, parimenti, noi stessi, non sappiamo resistere di fronte alle tentazioni che giungono da altre parti del globo. Si, non siamo immuni da questo irrefrenabile vizio dello scimmiottamento. Un diffuso e palese difetto di originalità, copiamo anche noi.
Dunque, abbiamo importata la festa di Halloween. Svuotandola dei contenuti che l’hanno generata ed attribuendole il ruolo di un carnevale autunnale, derubricata a folklore. Il nero ed il grigio mortuario sono i colori che meglio si addicono per celebrarne il rituale. Maschere di streghe e morti viventi. A volte sconfinando verso l’immaginifico anche con figure esoteriche o pratiche legate al vudù.
Ma si ride, irriverenti verso la morte, in un colossale ed innaturale set cinematografico. Il film fantastico della vita di oggi. La ricerca della risata a tutti i costi, il divertimento programmato dalla macchina del consumismo. Per la verità non ho mai capito se fosse più ilare la scelta del “trick”, scherzo (o scherzetto), “or”, o, del “treat”, dolce (dolcetto). Un dubbio che mi porterò dietro, almeno fino a vestirne, anch’io, quei panni di scena. Ovviamente, stecchito, senza cioè averli scelti.
Sicché sarà una notte di festa. Giusto che lo sia. Scorribande di ragazzini, aperitivi e balli, anzi macumbe, per i più maturi. Ho chiesto ad un amico, Gigi di Montecacioli, cosa ne pensasse di Halloween. Ho trovate delle difficoltà nel cercare di spiegargli il senso della festa. Ma ha avuto, come sempre, ragione lui. In modo disarmante, mi ha fatto notare che fra le tante tradizioni da importare, meglio questa che la corsa dei tori di Pamplona, da replicare in via Mazzini a Borgo San Lorenzo o in via Roma a Scarperia. Mi ha stregato.
Buon divertimento.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 ottobre 2015




