
BORGO SAN LORENZO – La ditta Santelli & Bargiotti di Borgo San Lorenzo, specializzata in vendita e assistenza di trattori e macchine per l’agricoltura, ha festeggiato i suoi primi 50 anni. Una bella storia di un’azienda di famiglia, giunta alla terza generazione e profondamente legata al territorio. In questa intervista Nicola Santelli, figlio del fondatore Giancarlo Santelli, ne ripercorre le principali tappe. Con uno sguardo al futuro, visto che il cinquantesimo è stata occasione per il passaggio dei ruoli chiave in azienda alla terza generazione.
Quando è nata la ditta Santelli & Bargiotti? “L’azienda è partita da un signore che si chiama Giancarlo Santelli, mio padre, che ha fatto una società con suo cognato Bargiotti Alberto nel 1973; e Giancarlo è sempre qui in attività, ed è il responsabile dell’azienda. La storia però era iniziata un po’ prima. Quando questi due signori iniziarono a lavorare con la meccanizzazione delle campagne. Mio babbo è nato nel 1938, e fin dall’età di 9-10 anni era stato sui trattori. Poi ha iniziato a lavorare dai primi contoterzisti, da Checco Coda, che poi sarebbe stato il Boni di Vicchio. Prima di allora c’erano le mucche per fare i lavori agricoli, poi questo Cecco Coda comprò un trattore a cingoli; gli serviva qualcuno che lo guidasse, e i primi ragazzini che fece salire furono mio babbo e Guido Bolognesi”.
Suo padre rimase a lungo a lavorare con lui? “No, mio babbo poi passo alla fattoria di Rabatta, e anche qui faceva il meccanico trattorista. Dopo il militare iniziò a fare il meccanico dalla ditta Paoli di Borgo San Lorenzo, che vendeva i trattori Same. Con loro è rimasto fino all’età di 24-25 anni; poi andò dal Benelli, una grossa fattoria di Galliano, quella che ora si chiama Agriambiente. Lì è rimasto fino a 27-28 anni. Poi passò all’officina dei Fratelli Modi, dove ha lavorato circa due anni. Fino a che la morte di un fratello non gli fece scattare la scintilla di mettersi in proprio. La storia, quindi, è partita così, da un problema”.
E qui entra in scena anche Bargiotti? “Suo cognato, il fratello di mia mamma, Alberto Bargiotti, aveva appena finito il militare, lavorava da Fellone. Allora si misero insieme e partirono, andando a lavorare in uno dei depositi dove aveva già lavorato mio padre, la fattoria di Rabatta. Qui aveva ormai tutti gli amici: c’era il Verdacchi, che era praticamente il fattore di riferimento, era il braccio destro di Martini”.
Qui alla fattoria di Rabatta aprirono la loro prima officina? “Sì, lo chiamarono con l’idea di realizzare un’officina in fattoria, per farla gli dettero una vecchia stalla dismessa: dove erano state le mucche misero i trattori. E lì iniziarono, nel 1973”.
Il suo ingresso in azienda come è avvenuto? A noi bambini di famiglia, piaceva aiutare il babbo e lo zio. Finita la scuola, dopo il militare, chiesi a mio padre se mi prendeva a lavorare con lui. Avrei voluto diventare subito socio, volevo essere alla pari con loro. Ancora però non sapevo lavorare, e mio babbo, con i sistemi educativi di una volta, disse: “Come facciamo a prenderti?” Allora mio zio disse che mi avrebbe insegnato lui; e iniziai a lavorare. Loro già trattavano aziende importanti, erano conosciuti per questo, ad esempio la Caterpillar. Venne poi a cercarci il Consorzio Agrario di Firenze, e siamo stati la prima officina in Italia a lavorare per la Federconsorzi: la prima azienda esterna a lavorare per il Consorzio Agrario.
Poi però avete aperto un’officina indipendente, giusto? Sì. A me non piaceva lavorare per gli altri. Nel 1989, a anche a costo di litigate in famiglia, decisi di uscire dalla Federconsorzi e cominciare a lavorare da soli; in modo da vendere e riparare le marche ed i macchinari che sceglievamo noi, non quelle che ci venivano affidate da loro. Ripartimmo quindi con un marchio importante: la Goldoni, con i primi camion. Poi decidemmo di fare l’officina nuova, dove siamo adesso. E da lì abbiamo sempre fatto passi avanti. La nostra azienda è cresciuta ogni anno del 30%. Anche nei momenti difficili per l’economia, come nel 2008. Ma avevamo una grande volontà, e l’azienda si ingrandiva. Siamo arrivati al 2010, quando abbiamo deciso di fare un altro capannone.
Che legame c’è tra l’azienda e la famiglia? Molto forte. Nel frattempo, infatti, avevamo inserito in azienda tutta la famiglia, via via che arrivano all’età per lavorare. Tanto che ora, oltre a me, mio babbo e mio zio, ci sono mia sorella, mio cognato, mio cugino Francesco, che rappresenta la parte Bargiotti. Poi sono entrati anche mia figlia, e il figlio di mia sorella, Lorenzo; siamo alla terza generazione. Siamo arrivati al 2023 e siamo ancora tutti in azienda: mio babbo, mio zio, io, mia sorella, mio cognato e poi i parenti: mio cugino, mia figlia e mio nipote, di casa siamo in otto. Piano piano usciranno i più vecchi, e la ditta passerà ai più giovani.
Avete anche dipendenti? Quanti siete in azienda? Lavorano con noi altri ragazzi di Borgo, tra cui Matteo Ubaldi, Paleo. Alcuni sono venuti a lavorare da noi anche se inizialmente non avevano le competenze. L’idea dell’azienda è che devono essere buoni, che poi bravi diventano dopo. In tutto siamo 16, e questo cinquantesimo di attività dei fondatori coinciderà con un cambio generazionale, con la terza generazione che entra in azienda. E il bello è che mio babbo e mio zio queste generazioni le hanno vissute tutte: hanno insegnato a me e insegnano anche ai nipoti. La festa sarà un passaggio di testimone: i ruoli importanti verranno ricoperti dai giovani. I vecchi, compreso me, saranno di supporto alla crescita dell’azienda. Simbolicamente al momento della torta i nonni passeranno l’azienda ai nipoti. Nel discorso che abbiamo scritto sugli inviti c’è un passaggio in cui si dice che c’è una fine e un inizio, ma che il percorso sarà sempre sulle stesse orme. Infatti non si tratta di stop o di un passaggio traumatico. E’ stato un susseguirsi progressivo, e questo cinquantesimo ne è il simbolo. In casa nostra c’è un detto: “I vecchi si tengono di conto, ma non si rallevano”, che vuol dire che sono i giovani che devono essere allevati, quelli su cui puntare. E con queste idee contadine si cerca di avere una mente sempre abbastanza pulita che ci consenta di avere le idee chiare.
Perché avete scelto proprio il 3 Dicembre? In questo periodo noi facciamo sempre un ‘Agriraduno’. Quest’anno lo abbiamo unito con il nostro cinquantesimo, e poi sono anche i saluti di Natale. Festeggiamo i cinquanta anni; ma il nostro traguardo sarà molto più lontano. Sarà quello di insegnare ai figli a camminare nella vita. A volte a parlare di traguardo sembra che poi uno voglia smettere di correre; e questo non ci piace. E infatti sarà ufficializzata la nuova generazione che dovrà continuare l’avventura.
Nicola di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 Dicembre 2023






