
BORGO SAN LORENZO – No del Consiglio Comunale di Borgo San Lorenzo alla commissione d’indagine sul caso del cantiere comunale, proposta da Cambiamo Insieme e Cinque Stelle. Che nella seduta di venerdì 28 Aprile, infatti, è stata bocciata con sette voti contrari del gruppo Pd contro i cinque favorevoli dei tre gruppi di minoranza.
Ma dopo che la vicenda si è conclusa, sul piano giudiziario, con tre patteggiamenti e quindici assoluzioni, la ferita è ancora aperta e divide la scena politica borghigiana. Nel Consiglio di venerdì 28, infatti, erano state presentate due iniziative dei gruppi di opposizione: una di Borgo in Comune che ha chiesto chiarimenti al sindaco sulla richiesta di danni erariali e d’immagine rivolta a dipendenti coinvolti (qui l’articolo), e l’altra con la proposta presentata da Cambiamo insieme e Cinque Stelle, di istituire la commissione d’indagine.
Durante il dibattito il sindaco Omoboni ha detto che, di fatto, la commissione avrebbe significato trasformare l’aula consiliare in una sorta di tribunale-bis, “per aver risposte che già sono scritte negli atti processuali, che sono pubblici e che i consiglieri possono tranquillamente leggere”. Affermando anche che l’obiettivo delle opposizioni sarebbe stato “Dare la colpa al sindaco dell’avvio di questa vicenda”. Quando invece anche la ricostruzione della Guardia di Finanza avrebbe di fatto smentito durante il processo tale scenario.
Vari, naturalmente, gli interventi in merito durante i lavori del Consiglio. Il capogruppo Pd Grifoni, ad esempio ha sottolineato che, visto che la vicenda non è chiusa riguardo né alla richiesta della Corte dei Conti né all’avvio dei procedimenti disciplinari, una commissione avrebbe creato ulteriori tensioni, anche a danno delle persone coinvolte.
Per la minoranza sono intervenuti Verdi, Ticci, Giovannini, Margheri e Romagnoli. Quest’ultimo ha affermato: “Si è scelta un’esposizione mediatica, mettendo alla gogna le persone, per situazioni ridicole, rispetto al funzionamento del cantiere comunale”. E ha stigmatizzato la durata del procedimento giudiziario, sei anni, “un’enormità. Non entro nel merito – ha aggiunto – di chi ha avviato il procedimento giudiziario, ma ci dovrebbe essere anzitutto un richiamo amministrativo da parte del Comune, che invece non c’è mai stato”.
E ancora: “La Corte dei Conti avrebbe dovuto chiedere un danno d’immagine anche alla Procura. Vorrei che tutto tornasse alla normalità, ma l’atto della Corte dei Conti lascerà uno srascico negativo, mentre si doveva rendere a queste persone dopo 6 anni, la dovuta serenità”.
Ha conclusoì Grifoni: “Richiedere un’ulteriore esposizione delle persone coinvolte, con la commissione d’indagine, non mi sembra un buon servizio. La commissione è uno strumento sbagliato”. Durante il dibattito sono intervenuti anche Margheri, Pieroni, Ticci, Giovannini e Verdi.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 Aprile 2023





