Questa volta non è stato come lo scorso 10 febbraio (articolo qui, ndr). Quando Renovo s.p.a., in un modo appena oltre l’autoreferenzialità, fece la presentazione del progetto per l’impianto a biomasse nell’area PIP di Petrona. In quella occasione ai cittadini furono riservate le scale e l’androne del Palazzo dei Vicari. Le porte della “sala dei tendaggi”, allora, per la verità, erano come dire, così aperte da sembrare socchiuse. Retaggi di altri tempi, di altri luoghi, di altre culture. Oggi, almeno Legambiente (articolo qui, ndr), quella del Comitato Toscano, in antitesi alla progenitura nazionale, ha concessa una pagina di partecipazione popolare. Finora negata. Lo ripeto, perché quando il presidente di Renovo s.p.a., il dottor Stefano Arvati, ha esordito dicendo che le contestazioni e l’avversione a questo loro progetto siano addebitabili ad un difetto di comunicazione, ebbene ho avuta la conferma che qualcuno dei soggetti in causa non avesse le idee chiare. Lui, loro, da una parte, che, oggettivamente, non hanno una dialettica forbita e corroborata dai dati, tali da farsi capire. Il Comitato dall’altra, in difetto di comprendonio, con le proprie anime, le paure e la vocazione, di nuovo ribadita con impareggiabile eleganza da Arvati, a proferire “sciocchezze”.
Un duello impari fra l’imprenditore scienziato, coscienzioso, contro una pletora di oche sconsiderate, dedite a rinverdire le tesi del terrorismo del NO a tutto, a priori. In questo quadro, Legambiente, quella del Comitato Toscano, si è ritagliata, o meglio si è vista assegnato un ruolo da mediatrice. Una posizione non facile, per Ferruzza (Presidente Legambiente Toscana), per Croce (responsabile Agricoltura) e per Armellini (responsabile Energia). Gli altri di Legambiente, invece, come il vice presidente nazionale Zanchini ed un consigliere regionale, devoto alla casa madre, Baronti, quello che partecipò ad una trasmissione televisiva locale sposandone il progetto, senza alcuna riserva, brillando per le argomentazioni scientifiche declamate, sono i sostenitori di Renovo s.p.a..
Un doppiogioco fratricida, di difficile interpretazione, foriero di dubbi. Fra interessi ed il ruolo di sponsor, con il simbolo del “cigno verde” (di Legambiente) che colora molti documenti di Renovo s.p.a.. Dati di fatto. Il dibattito fila via, il tempo stringe, non basta. La gente, seduta di fronte al tavolo di rappresentanza, smania, non è paga, vuole intervenire, ribadire, precisare. Semplicemente, vorrebbe contare qualcosa. Ma la “lectio magistralis”, lezione da maestro, del presidente Arvati prosegue con uno stile che evoca la liturgia ed i fasti della Magna Grecia. Oltre a sentirlo, glielo si legge nello sguardo. Crede nella bellezza e nella verginità della sua opera (articolo qui, ndr). Parla di opportunità unica per il territorio. Però, glissa le domande capziose, evita di enunciare numeri. Soprattutto sulla disponibilità di biomassa e dei prezzi. Gioca nel presentare le schede informative, alcune diverse da quelle esibite lo scorso 10 febbraio. Dimentica di dire che, a tutt’oggi, l’attività principale dei suoi affari, la linea di produzione del pellet, non ha ancora vista la presentazione di alcun progetto, tantomeno la richiesta di autorizzazione presso le sedi competenti. Elude la rendicontazione degli impianti attivi o in costruzione, in tutta Italia, promossi da Renovo s.p.a., con l’avvallo di Legambiente ed il “trenino verde” del 2011, ovvero due su cinquanta previsti. Nasconde i fatti, quelli che sul territorio nazionale, da Pontremoli a Molfetta, la sua imprenditorialità non sia stata altrettanto compresa. Laddove il silenzio accondiscendete di Legambiente, in quei casi, ha cozzato contro la determinazione della popolazione prontamente sostenuta dalle rispettive amministrazioni comunali. Senza dubbio è stata la prima occasione di un vero contraddittorio.
Difficile stabilire se, a questa, potranno seguirne altre. Non finirà qui, non potrà finire così.
Gianni Frilli
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 12 giugno 2015





