BORGO SAN LORENZO – L’assessore Claudio Boni ha, tra le sue competenze, anche quello delle società partecipate. E con lui facciamo il punto sulla situazione del servizio idrico che in prospettiva vedrà importanti novità, a cominciare dalla cosiddetta “ripubblicizzazione” dell’acqua. Un’acqua, quella che sgorga dai nostri rubinetti, sempre più “salata”, con bollette pesanti per i bilanci familiari. Boni non si tira indietro e dice la sua. Con risposte che faranno discutere.
Allora cosa succede in Publiacqua e al nostro servizio idrico? Cosa aignifica che l'”acqua torna pubblica”? Chiariamo subito che l’acqua è sempre stata e sarà pubblica. È il servizio ad essere stato affidato dai Comuni in concessione ad una società mista pubblico privata ma con la maggioranza pubblica. La scelta fatta nel 2002 è stata la soluzione migliore perché il settore richiedeva e richiede tuttora tanti investimenti e una gestione industriale per fornire un servizio adeguato. La maggioranza pubblica dei Comuni è del 60%, il principale socio di minoranza è ACEA che detiene il 30% delle quote azionarie di cui il Comune di Roma ha il 51%. Quindi ad oggi non possiamo dire che l’acqua non è pubblica.
Il passaggio che abbiamo fatto in AIT, l’assemblea dei sindaci che controlla il servizio idrico, è un altro; questa modalità di gestione non va più bene. Cioè quello in cui il socio “privato”, che fa il socio operativo, decide le strategie e guida l’azienda.
E legittimamente prende i dividendi per quel che gli spetta. Dividendi che potrebbero essere rinvestiti aumentando la capacità di investimento o comunque distribuiti sui nostri territori e non a Roma, e parliamo di un totale oltre 100 milioni di euro negli ultimi 10 anni.
Ma allora perché si fece questa scelta, nel 2002? Per ragioni al tempo opportune, servivano 150 milioni di euro per far partire una nuova realtà societaria (cd patrimonio netto) di cui il socio “privato industriale” si fece carico del 40% (circa 60 mln) allo scopo di realizzare un livello elevato degli investimenti. Da lì nacque Publiacqua, ad oggi 1,06 miliardi di euro di investimenti fatti.
E’ davvero la piu’ cara d’Italia, la nostra acqua? Sì, certamente fra le piu’ care d’Italia, non la più cara in Toscana. Ma tutto ciò per recuperare gli investimenti fatti! Potabilizzazione delle acque, realizzazione delle centrali idriche (vedi quella all’Autodromo) e dei sistemi fognari prima inesistenti nonché depurazione delle acque reflue a tutela dei corpi idrici del territorio, sono tutti investimenti già realizzati e che sono in bolletta. Il tutto su un territorio estremamente complicato dal punto di vista orografico e idrico; ad esempio Milano ha una falda praticamente in superficie da cui attingere con costi minimi.
Qua da noi l’acqua dell’Arno viene potabilizzata nell’area metropolitana fiorentina e “sparata” con ingenti costi energetici fino a Prato e Pistoia. Tutto questo per raggiungere anche i cittadini che vivono nelle frazioni più remote… Insomma un sistema interconnesso, per oltre 1 milione di abitanti che va ben oltre i confini comunali e che rende tutto più complicato.
Ti interrompo. Il Mugello però l’acqua la dà, a tutto il sistema, con il lago di Bilancino. Possibile che voi amministratori pubblici non siate riusciti ad ottenere nemmeno quel famoso micro-contributo economico sulle bollette altrui, per mantenere in modo degno il lago mugellano?
La questione è stata proposta più volte in regione dalla nostra zona , ma non ha trovato ad oggi sbocco, essendo assai delicato il profilo giuridico di una “ prima volta” di questo tipo. Cio’ non toglie che si debba portarlo avanti come tema . Alcune importanti risorse sono state comunque trovate in accordo fra Publiacqua , Regione e comune di Barberino. Quindi il punto e’ stato messo. La tassa di scopo , chiamiamola così, sarebbe perfetta perché garantirebbe sostenibilità nel tempo, ma non possiamo far finta che sia una cosa banale , prima che da ottenere , da costruire giuridicamente in maniera legittima
Riprendiamo il discorso. Parlavamo delle tariffe e dell’acqua “cara”…
Dove l’acqua costa molto meno, ad esempio in alcune zone d’Italia, è perchè, banalmente, si scaricano nei fiumi le acque reflue senza la presenza di un sistema di raccolta e depurazione.Con le conseguenze che si possono immaginare.
Tutti questi investimenti hanno portato indiscutibili benefici ambientali e di servizio nella nostra area.
Le estati senz’acqua non sono più all’ordine del giorno, anche negli ultimi e difficili anni. I corpi idrici sono in buono stato di salute grazie anche ad un efficace ed efficiente sistema di depurazione.
Per inciso pero’ faccio notare che l’acqua italiana è la meno cara d’Europa; anche prendendo la nostra Firenze siamo 2,5 volte più bassi di paesi con cui ci piace confrontarci; e questo deriva solo e soltanto dalla quantità di investimenti.
Vogliamo fiumi puliti e un servizio capillare come nei paesi civili? Bisogna investire.
La stima sulla sola Toscana come necessità di investimenti è ancora di 2 mld di euro… Lascio ai lettori le conclusioni su altre zone d’Italia.
Ma allora difendi Publiacqua? No, affatto. Come soci pubblici ci siamo scontrati duramente ed i verbali sono lì a testimoniarlo, per ottenere risultati sul servizio al cittadino; le discussioni sono all’ordine del giorno perchè la società può e deve migliorare ancora.
Ad esempio, a parità di costi, abbiamo attenuto da quest’anno la pulizia del 100% delle caditoie e non dell’80% com’era impostato precedentemente l’appalto. Ma non si butta via il bambino con l’acqua sporca. E’ uno strumento che ha permesso grandi cose.
Ma…? Ma per tutti i comuni della nostra area è uno strumento superato. Tutti questi anni sono infatti serviti per acquisire know-how, la società è robusta e pertanto non è più necessario ricorrere ad un partner privato industriale. E parlo di Prato, Firenze, Pistoia e Sesto, ad esempio, in cui ci sono giunte di orientamenti politici molto lontani.
Il processo di avvicinamento di tutti i comuni a questa soluzione è stato lungo e laborioso, te lo assicuro.
Noi ci abbiamo creduto fin da subito.
Quindi? Quindi il “pubblico” dev’esser pronto a subentrare al “privato ” alla fine della concessione e ad oggi ci sentiamo di dire che ne ha i requisiti. Vuol dire comprare nel 2024 dal partner privato il 40% della società, cioè oltre 100 mln di euro, e creare una nuova azienda. Riscattarlo oggi o alla scadenza naturale della concessione (2021) costerebbe molto, troppo di più ai Comuni.
E quindi gestire da pubblico, cioè massima attenzione ai conti, giusta tensione al profitto ma insieme (o forse dopo) alla questione servizio e costi. Soprattutto parlando di una risorsa basilare per le nostre vite.
Ad oggi negli enti ci sono le competenze per gestire il servizio. L’esperienza di Publiacqua ha dato i suoi frutti.
E le banche, terzo attore di progetti di questa portata, hanno interesse a sostenere operazioni del genere.
Una strada possibile, e che preferisco personalmente, sarebbe quella dell’entrata di Estra nel capitale di Publiacqua. Estra, multiutility di Prato tutta pubblica, fattura 1 mld di euro, è la quinta realtà italiana del settore; avrebbe la capacità per un’operazione del genere. Ed è già pronta, diciamo cosi, non ha bisogno di essere costituita. Ma comunque è ancora troppo presto per vedere la soluzione della forma gestionale.
Perché? Perché ad oggi la scadenza al 2021 della convenzione è molto, troppo vicina.
Dobbiamo prolungare per tre anni la convenzione perché come punto di caduta si soddisfa tutti, cittadini che vedono bloccate le tariffe fino al 2024 e al contempo un livello di investimenti più che adeguato di 80mln/anno, addirittura di più rispetto agli investimenti già programmati, spalmandolo su qualche anno in più; già questo è una notizia. Quindi tra il 2018 e il 2024 verranno investiti complessivamente 550 mln di euro.Lo dico perchè si abbia contezza delle cifre in ballo sul sistema idrico.
Inoltre in questo soci pubblici avranno un valore residuo più basso da riscattare dal socio privato per dare vita ad una eventuale società interamente pubblica. Tutto questo sarà possibile perché dal 2022 verranno anche meno nella bolletta i canoni di concessione dovuti ai Comuni fino al 2021.
Insomma, una serie di aspetti positivi che convergono, nell’interesse di tutti.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 novembre 2018






