
BORGO SAN LORENZO – Il segretario del Pd di Borgo San Lorenzo Giacomo Bagni e il sindaco Paolo Omoboni commentano i risultati elettorali (qui l’esito del voto a Borgo).
“Difficile e a rischio di qualche superficialità, analizzare a caldo un risultato elettorale come quello del 4 marzo, per certi versi clamoroso e rivoluzionario, ma che non fa intravedere a mio avviso scenari chiari e rassicuranti. Un dato è certo ed è la sconfitta senza margini di interpretazione, del Partito Democratico. Una sconfitta che avviene dopo quella patita al referendum costituzionale e che non può non aprire una fase di riflessione profonda sul ruolo e sulla capacità di una limpida ed efficace proposta politica del partito: non è certo questo il momento della resa dei conti. E’ un tempo il nostro di passaggio, di grandi incertezze e come avviene in tempi come questi c’è la tendenza alla radicalizzazione e alla semplificazione delle posizioni e quindi anche dell’espressione elettorale. Lo dice la vittoria dei cinque stelle, ma lo dice, forse, ancor di più, la trasformazione del centrodestra in destra-centro col prevalere della Lega all’interno di quella coalizione. Una polarizzazione antisistema che risente pure del clima e del vento che soffia un po’ in tutta Europa, figlia anche della stanchezza delle nostre democrazie, ma che ha qui da noi aspetti ancora più marcati. La sinistra appare anche da noi, come in molti altri paesi europei, in crisi profonda e lo dimostra il flop totale della proposta politica di LeU, e il PD che ha perso la forza propulsiva di partito riformista, moderno e inclusivo.
A livello locale si è sentita forte l’ondata di crisi generale con un risultato della Lega clamoroso con i sui 1.500 voti e i 2.350 del M5S. Anche il PD ha sicuramente risentito della risacca nazionale, ma, a mio avviso, con una tenuta sostanziale se guardiamo al trend delle ultime tornate elettorali-amministrative. Certo non siamo ai 5.000 voti del 2013, ma il PD nelle varie tappe elettorali ha oscillato tra i 3.900 voti del 2009 (insieme ai socialisti) ai 3.200 delle regionali 2015, quindi gli attuali 3.700 voti sono una base dalla quale ripartire con spirito positivo per continuare a lavorare come stiamo già facendo. Ciò non toglie che anche a livello locale ci sia da compiere una riflessione seria, legata ai temi amministrativi, capace di allargare ulteriormente il rapporto con i nostri concittadini e l’anno che ci separa dalle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione, dovrà essere costruttivo e caratterizzato da una chiara e condivisa proposta politica“.
Anche il sindaco Paolo Omoboni non si è sottratto a commentare il brutto risultato del suo partito, e ha affidato il suo pensiero a Facebook: “È sicuramente una sconfitta – scrive Omoboni – Punto. Il Segretario si è dimesso. A livello nazionale il Pd dovrà fare opposizione. È così che funziona: se si vince si governa, se si perde si sta all’opposizione. Le consolazioni vengono da territorio: il Pd in Mugello è in calo, senza dubbio, ma si conferma il primo partito. E di sicuro non c’è stato un travaso dei nostri voti a sinistra (LeU) perché se si mettono insieme i voti dei partiti alla nostra sinistra non si arriva al 9%, in linea con le ultime elezioni.
E’ un voto di protesta polarizzato, che implica da parte di tutti una riflessione: in primo luogo che le divisioni non aiutano (e questo dovrebbe esser chiaro ormai a tutti), che i congressi si fanno, si vota e poi si discute ma senza continuare in un congresso permanente, e che abbiamo sottovalutato alcuni temi, come l’immigrazione. Altrimenti il partito di Salvini non potrebbe avere il 14% a Borgo. Ora non servono sassaiole, non serve misurare il nostro grado di delusione con ricette di pancia. La miglior medicina è ripartire dal territorio, rafforzando le coalizioni progressiste di cui il Pd resta l’asse fondamentale. E in chiusura una considerazione personale: almeno ora nessuno mi potrà accusare di essere salito sul carro del vincitore“.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 marzo 2018





