
La parola a Federico Ignesti. Che dice la sua sulla centrale a biomasse di Petrona. Chiamato in causa, da settimane, e accusato di non rispondere alle domande di coloro che sono contrari alla realizzazione dell’impianto, Ignesti accetta di dire la sua, punto per punto. Confidando quale sia la critica che più gli brucia: “La critica che più mi dispiace è che si siano nascoste le cose. Non è nel mio carattere. Poi si può sbagliare. Ma sentirmi accusare di nascondere alla mia gente proprio no. Non mi sono tirato mai indietro. E non ho mai rifiutato il confronto con nessuno”.
Informazioni carenti e in ritardo?
“La competenza, per quanto riguarda le autorizzazioni, era provinciale. E tra l’altro tutto è stato deciso quando non c’eravamo noi ma il commissario prefettizio. Gli atti sono stati pubblicati nell’apposito sito della Provincia. Se la colpa è quella di non averli pubblicati nel nostro sito, ci prenderemo questa colpa. Ma dare il diritto al ricorso non spettava a noi.
C’è bisogno di un’”industria insalubre di prima classe” come la Centrale termoelettrica a biomasse che si vuole realizzare a Petrona?
Qui Ignesti sorride, e mostra un elenco. E’ la norma che classifica le industrie insalubri di prima classe.
“E’ il D.M. 5.9.1994. C’è di tutto –dice-, dalle raffinerie di petrolio, alle stalle per il bestiame, dalle filande alla galvanotecnica, dagli inceneritori alle scuderie e ai maneggi. Questo impianto non è una cosa che non si può fare. E’ compatibile con il piano ambientale ed energetico regionale, un piano che indica la necessità di far crescere la produzione di energia con le biomasse. E c’è un protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Toscana, Comuni, sindacati, associazioni di categoria per l’attivazione della filiera bosco legno energia”.
Perché non si è comunque richiesta una valutazione di impatto ambientale?
“Perché prevede una produzione inferiore al megawatt, e sotto questa soglia la VIA non è prevista dalla legge, anzi se la fai, ti promuovono un ricorso. A Vicchio una centrale simile, più piccola, l’hanno costruita in paese, e non è stata richiesta alcuna Valutazione d’Impatto ambientale. Un impianto che qualche ano fa ha ottenuto un premio da Legambiente. E in giro di piccoli impianti a biomasse ce ne sono già diversi.
Ma la preoccupazione circa gli effetti per la salute non è legittima?
E’ giusto preoccuparsi. E come sindaco ho il dovere di ottenere le massime garanzie dagli enti preposti, affinché la salute dei cittadini sia tutelata. Io di questi enti mi fido… Sono loro che hanno valutato, e se ci dicono che i parametri per le emissioni sono rispettati, in questa fase autorizzatoria non possiamo non fidarci.
L’Arpat gli esami li ha fatti. Le risposte dagli organi competententi sono già state date. Del resto come farebbe un’azienda a partecipare a un bando senza autorizzazioni? Ma insisto su un punto: E’ una questione di fiducia istituzionale. Ci sono organi tecnici preposti al controllo, e il comune se ne serve e deve fidarsi delle loro risposte. Se hanno ritenuto che il progetto per la sostenibilità ambientale sia coerente, dando peraltro precise prescrizioni senza il cui adempimento non si fa nessuno impianto, occorre tenerne conto. Altrimenti cade tutto. Ci sono dei parametri, ci sono delle regole, si decide su quello. Se si mette tutto in discussione attraverso un panico anarchico generalizzato allora non va bene. Non va bene l’allarmismo ingiustificato che è stato provocato tra la popolazione. La gente ha paura. Noi vogliamo e possiamo rassicurarli perché sappiamo che gli organi competenti abbiano fatto le verifiche tecniche necessarie. Non si può parlare in modo così superficiale di cancro o che nascono bambini deformati, quasi lì si dovessero fare esperimenti nucleari. Capisco la legittima preoccupazione di chi fa domande serie. Ma se delegittimiamo gli organi tecnici pubblici preposti a esprimersi sulle fattibilità e i controlli, se non dobbiamo fidarci di nessuno, allora dimettiamoci tutti.
Anche a noi sta a cuore che le cose siano fatte al meglio, che non ci siano rischi. Per questo abbiamo già chiesto ad Arpat di installare, fin da ora, una centralina per il controllo della qualità dell’aria, una centralina fissa o mobile che verifichi costantemente, una cosa che servirà non solo per la centrale a biomasse, ma in generale per tutta l’area, per garantire la salute dei cittadini.
Un’altra cosa occorre dire e su questo dovremo fare chiarezza. Sulla quantità di emissioni. Ci hanno detto ad esempio i tecnici che l’impianto a biomasse di Vicchio per ogni 250 kw ha emissioni che corrispondono alle emissioni di un camino casalingo in un anno. Con la differenza che il camino non ha i filtri. E Arpat per l’impianto di Petrona ha preteso standard ancora più alti per garantire la qualità dell’aria.
Si sostiene che alla fine quello diventerà un inceneritore, che vi si brucerà di tutto.

Quello che brucerà la centrale di Petrona è scritto con chiarezza nell’atto autorizzativo. Solo legno e materiali legnosi vergini. Se poi si vuol fare il processo alle intenzioni… Lo faceva anche Torquemada ai tempi dell’Inquisizione… Questo non è un inceneritore. Dire che vengono bruciate le gomme è un’ autentica falsità, che serve solo a generare l’allarmismo. Noi dobbiamo dare le garanzie per la salute ai cittadini, e non si possono dare informazioni scorrette per specularci sopra. Ripeto: non si bruceranno rifiuti. Per bruciarli, peraltro dovrebbe essere fatta una ristrutturazione profonda, e la modifica dovrebbe essere preceduta da una completa valutazione tecnica o politica. L’assessore Marco Recati è andato con gli altri comuni del Mugello per sostenere che non si deve ampliare l’inceneritore dei rifiuti di Selvapiana, in Val di Sieve. E poi dovremmo essere d’accordo e favorire la nascita di un inceneritore sul nostro territorio? Non siamo mica matti.
Sulla ricaduta occupazionale dell’impianto. Quattro posti non sono pochini?
Da quanto ha scritto l’azienda proponente i numeri sono diversi. Se il progetto sarà realizzato completamente, Renovo parla di un’occupazione, tra diretti e indotti, di 70-75 persone.
Si contesta anche il mancato “ritorno” pubblico dell’attività dell’impianto…
E’ un’azienda privata, e come per tutte le attività produttive private non c’è un ritorno diretto. Ma sicuramente c’è un ritorno socio-economico positivo per il territorio. Ci saranno posti di lavoro, entreranno nelle casse del comune le tasse pagate dall’impresa, vi sarà la possibilità di dare teleriscaldamento alle aziende che ne faranno richiesta, e potrà essere venduta direttamente l’energia elettrica prodotta, che potrebbe essere acquistata anche da un ente locale. E si ricomincerà a fare manutenzione nei nostri boschi, dove, visti anche gli ultimi eventi metereologici, c’è una trascuratezza evidente, e questo nel privato, perché nel demanio si fa un buon lavoro.
Ma con il progetto a che punto siamo?
“Al momento la Provincia di Firenze ha autorizzato la parte del progetto che produrrà energia elettrica. L’iter non è completo, nel senso che manca l’autorizzazione unica ambientale per la produzione di pellet, e contestualmente hanno portato la richiesta di permesso a costruire. Questa parte doveva farla l’ex-Provicia, ma è stato deciso che ci penserà il Suap. La terza parte del progetto riguarda la produzione di legno per bioedilizia. Dico anche che a noi, sui tavoli comunali, non è arrivata ancora alcuna richiesta autorizzativa per la costruzione, e quindi nessuno ha nascosto documenti a chicchessia. Sul piano edilizio non ci siamo ancora espressi. E quando sarà il momento chiederemo anche dei canoni estetici. Siamo in un’area APEA, (area produttiva ecologicamente attrezzata), e si dovranno seguire certi standard costruttivi, e chiederemo anche una particolare attenzione alla realizzazione estetica dell’impianto”.
Poi c’è la questione del milione di euro prestato per il Piano Insediamenti Produttivi di Petrona dall’Unione e il fatto che la Renovo non abbia partecipato ai bandi per l’assegnazione delle aree…
Per quanto riguarda l’assegnazione, non so dire perché Renovo non abbia partecipato al momento della manifestazione d’interesse. Ma quel che è accaduto è consentito dalle procedure. Del resto tredici manifestazioni d’intersse c’erano, che poi non si sono concretizzate. Anche perché quando si fanno certe campagne e “si spara”, poi gli imprenditori si allontanano. La scelta del PIP di Petrona la si può condividere o meno, ma voglio ricordare che quella da oltre un decennio non era un’area destinata alle coltivazioni agricole, bensì prevista come completamento per le attività produttive.
E Il famoso milione non sono soldi del Comune, vengono dalla Società Autostrade per la variante di valico. E non è vero che dovevano servire per la mitigazione dei danni ambientali. Alla Comunità montana furono destinati 18 milioni e sono stati utilizzati per molte attività. Ricordo che andammo con il presidente Stefano Tagliaferri da Società Autostrade per far includere in queste attività anche gli interventi per le energie alternative e dettero l’ok. Sono fondi utilizzati per il fotovoltaico sulla discarica, per l’impianto a biomasse di Vicchio, per il fotovoltaico a Marradi e Palazzuolo. E poi è un milione di euro che poi la Pianvallico alla fine dovrà restituire. Si tratta in conclusione, di un investimento fatto correttamente, in un’area destinata ad attività produttive.
Di recente il Comune di Borgo San Lorenzo ha chiesto maggiore informazione, e la convocazione di un’assemblea pubblica…
Intanto sui temi tecnici non spetta al sindaco fornire dati tecnici. Giustamente invece possiamo promuovere un’iniziativa del genere. Dicono che non erano informati. Ma il 10 febbraio, nel Palazzo dei Vicari alla presentazione del progetto gli amministratori mugellani c’erano praticamente tutti.
Quando Borgo chiede più corretta informazione penso che voglia anche lui spiegare che ci sono organi appositi per autorizzare, dei quali come amministrazioni pubbliche ci avvalliamo. Con Paolo Omoboni, che sta facendo un buon lavoro anche all’Unione dei Comuni e che ha anche la delega all’ambientei, organizzeremo un incontro con le parti terze, già abbiamo avuto contatti, per fare un’assemblea informativa rispetto a quello che sta avvenendo. Anzi mi fa piacere questo atteggiamento del comune di Borgo, perché è positivo discutere in termini territoriali. Questo servirà a programmare meglio, evitando di guardare solo al proprio ombelico, superando quello che un tempo qualcuno chiamava borgocentrismo. Anche l’obiettivo, che abbiamo già messo in cantiere, di fare come Mugello un unico piano urbanistico, può dar vita anche a una positiva progettualità per la sostenibilità energetica del nostro territorio. Una cosa che già in passato Scarperia e San Piero, con i sindaci Ballini e Galazzo avevano proposto, ma fu Borgo a non volerci stare. E del resto è giusto parlare insieme di queste cose, visto che anche il comune di Borgo crede nelle centrali a biomasse, visto che nel proprio regolamento urbanistico prevede un impianto per la produzione energetica a biomasse da tre megawatt.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Aprile 2015





