Oltre settanta persone hanno aderito all’iniziativa promossa dall’ANPI, dalla sezione soci della Coop e dalla fondazione “II cuore si scioglie”, con il patrocinio del Comune di Barberino: una visita guidata al Cimitero tedesco della Futa (articolo qui) organizzata dall’Associazione “Cittadini per la difesa del Santerno” e da “Taun.Labo – Sentieri d’Architettura” nell’ambito del Progetto “Oesterlen in Toscana”, iniziato l’anno scorso con il patrocinio della Repubblica Federale di Germania, della Regione Toscana e degli enti locali.

All’inizio del percorso Simona Baldanzi (ANPI di Barberino) ha spiegato il significato di una scelta inconsueta: celebrare la Resistenza e la Liberazione nel cimitero dei “nemici”. La frase di Albert Schweitzer“I sepolcri dei caduti sono i grandi predicatori della pace” spiega bene il senso dell’iniziativa.
Dopo l’ingresso dei visitatori la stessa Baldanzi ha sottolineato come grandissima parte degli studenti del Mugello non abbia mai visto il Cimitero della Futa, mentre quasi tutti conoscono bene l’Outlet di Barberino. Ha quindi letto le pagine del suo ultimo libro (Il Mugello è una trapunta di terra) in cui ricorda di quando, bambina, il babbo e la mamma la portavano di domenica “in gita” al cimitero dei Tedeschi e il babbo leggeva sottovoce le date di nascita e di morte dei soldati sepolti e ne calcolava l’età: quasi tutti ragazzi.
Durante le soste lungo il percorso a spirale che porta alla “vela”, sommità del cimitero, altre letture, svolte da Luciano Ardiccioni e da Rosanna Marcato (Cittadini per la Difesa del Santerno), hanno invitato alla riflessione su come la morte e l’atrocità della guerra possano far diventare fratelli i nemici.
Si è letta la fine dell’Iliade in cui è descritto comeil dolore di Priamo per la morte del figlio Ettore, la sua implorazione al nemico Achille, perché gliene renda il corpo,portino i due a piangere insieme perché Achille pensa che anche suo padre proverà lo stesso dolore di Priamo.
Sottolineata la scelta coraggiosa di Eschilo che, 2500 anni fa nella sua tragedia “I Persiani”, canta il dolore delle madri e delle spose persiane per la strage di Salamina, lo stesso dolore delle madri e delle spose dei caduti greci, si sono letti brani dal coro delle donne di quella tragedia.
Infine le parole di Cesare Pevese tratte da “La casa in collina”: “al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza”, “ogni guerra è guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione”.
All’interno della grande cripta l’arch. Rinaldi (Taun.Labo) ha illustrato le caratteristiche e l’alto valore simbolico del Cimitero della Futa progettato dall’architetto tedesco Dieter Oesterlen e come il progetto rispetti rigorosamente l’ambiente, il territorio e il paesaggio. L’opera mostra a pieno la capacità e la forza che possiede il progetto di far vivere, a chi compie un percorso al suo interno, il tema della sacralità dell’esistenza dell’uomo cosí come quello della sua morte.
Alla fine della giornata moltissimi dei partecipanti hanno espresso soddisfazione per l’iniziativa e molti hanno “confessato” di essere stati molto toccati e in diversi momenti commossi.
L.A.
[le foto sono di Massimiliano De Pasquale e Laura Sarti]
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 settembre 2015








1 commento
Un luogo sacro profanato dagli odiatori dell’ANPI. Onore ai combattenti germanici.