VICCHIO – L’associazione sindacale dei Carabinieri “Unarma” interviene su quanto accaduto nei giorni scorsi a Vicchio, quando i militari sono stati costretti ad usare la pistola d’ordinanza per bloccare un uomo armato di coltello e in stato di agitazione (articolo qui). Unarma chiede così che i militari impegnati in servizi di controllo del territorio siano dotati di Taser, strumento meno letale e dai rischi minori:
L’episodio di Vicchio di sabato scorso ripropone con forza la problematica della sempre più necessaria estensione della dotazione del Taser a tutto il personale di polizia impegnato nei servizi di controllo del territorio.
L’indisponibilità del Taser per la pattuglia intervenuta a Vicchio, infatti, ha costretto i militari ad impiegare la pistola d’ordinanza, nella indiscutibile esigenza di tutelare la propria vita e quella delle altre persone presenti sullo scenario operativo, messe in grave pericolo dalla presenza di un individuo ormai in incontenibile stato di escandescenza, armato di un coltello, che pertanto, alla luce dei noti principi giuridici di proporzionalità, gradualità, inevitabilita’ altrimenti ed extrema ratio richiesti nell’uso delle armi in dotazione, non ha permesso agli operatori alcuna altra e meno lesiva scelta tra le dotazioni a disposizione.
La condotta dei militari è stata giuridicamente irreprensibile, rientrando nelle scriminanti dell’uso legittimo delle armi e della legittima difesa. Va ricordato, inoltre, che l’impiego dell’arma da fuoco su parti non vitali come gli arti inferiori comporta comunque un margine di rischio altissimo: una lesione accidentale dell’arteria femorale può portare alla morte in pochi minuti.
Se in questa occasione si è sfiorata la tragedia, è evidente che una più capillare distribuzione del Taser strumento infinitamente meno letale della pistola potrà garantire margini di sicurezza maggiori sia per gli operatori sia per gli stessi soggetti protagonisti di condotte illegali e pericolose. I militari, così come i poliziotti, hanno l’obbligo di intervenire ed esporsi al pericolo, ma non quello di morire. Un concetto che il sacrificio del Brig. Carlo Legrottaglie ci ricorda con dolorosa chiarezza.
Peraltro, si spera che nelle prossime ore tali evidenze giuridiche palesemente giustificanti l’uso dell’arma da fuoco trovino conferma anche nelle valutazioni investigative dell’Autorità Giudiziaria, affinché non si cada nell’ottica del cd. “atto dovuto” di indagine dei militari, spesso espressione di una vera e propria presunzione di colpevolezza degli stessi, bensì si certifichi, con il non indagare i colleghi, l’indiscutibile evidenza giuridica dell’assenza del fatto di reato e quindi dell’eccesso colposo.
Fonte “Unarma”
Sulla questione intervengono anche Giampaolo Giannelli, commissario Lega Mugello, e Rommel Albertazzi, vice commissario vicario Lega Mugello. I due esponenti politici esprimono un’attestazione di stima e solidarietà nei confronti dell’Arma. E affermano: “occorre incrementare a tutti i livelli i controlli sul territorio, perchè episodi che ledono l’ordine pubblico sono sempre più frequenti e non devono essere in alcun modo sottovalutati”. E concludono: “I militari intervenuti sabato scorso a Vicchio, e tutti coloro che sono chiamati ad intervenire, agiscono a tutela dell’incolumità e della sicurezza dei cittadini. Se vi sono sporadici casi di uso eccessivo della forza o di eccesso colposo dell’intervento questi vanno giustamente sanzionati; ma sono, appunto, casi rari e sporadici. I carabinieri, i poliziotti, e tutti coloro che ogni giorno agiscono per garantire l’ordine pubblico e la nostra sicurezza ed incolumità vanno appggiati e soprattutto, vanno messi nelle condizioni di svolgere al meglio le loro funzioni, sempre e comunque”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 Settembre 2025







