BARBERINO DI MUGELLO – Con l’avvio del nuovo anno scolastico, l’Istituto Comprensivo “Stefano Catani” di Barberino di Mugello accoglie la sua nuova Dirigente Scolastica, Chiara Carletti, fresca di firma all’Ufficio Scolastico Regionale. L’istituto, intitolato al grande fisico nucleare nato e cresciuto a Barberino, si lascia così alle spalle un periodo di reggenze e il recente trasferimento della precedente dirigente Silvia Ravaioli. In questa intervista, la Preside Carletti traccia il quadro dei suoi primi giorni di lavoro e descrive la sua visione e il suo approccio alla guida della scuola.
Preside Carletti, come sono stati i primi momenti del suo arrivo a Barberino di Mugello?
Sono arrivata il primo settembre insieme ad Annalisa Schiavo, DSGA di grande esperienza che aveva già lavorato a Barberino e che qui vive. Abbiamo trovato una pianta fiorita sulle rispettive scrivanie e una grande squadra ben collaudata a darci il benvenuto, in primis la docente Poggi e il professor Puccianti. Già alla prima impressione Barberino si è mostrato come un territorio bellissimo e accogliente, con le montagne, gli alberi, il lago e i colori del paesaggio dei primi Appennini, oltre ad essere ben raggiungibile data la vicinanza all’autostrada.
Ha scelto di venire ad abitare a Barberino. Perché questa decisione?
Ho deciso di prendere casa proprio nella piazza centrale perché, se è vero che i dirigenti non devono timbrare il badge, è vero anche che la presenza e i rapporti umani coltivati con calma sono importanti per lavorare bene insieme. Avendo una figlia diplomata l’anno scorso e in procinto di iniziare l’università e un figlio al terzo anno di un istituto superiore fiorentino, abbiamo pensato con mio marito che questa fosse la soluzione migliore: si torna quando si ha voglia, si rimane appena si può.
Quali sono state le sue prime azioni operative sul campo?
I primi giorni sono serviti per incontrare tanti docenti, cominciare ad associare volti a nomi e ruoli, presiedere il primo Collegio Docenti e pensare alle prime soluzioni per le sfide iniziali. La scuola ha sette plessi situati in tre posti diversi e i vari ordini accolgono tanti bambini sia da Barberino che dalle zone limitrofe, con un grande sforzo nell’organizzazione dei trasporti e con il progetto Pedibus.
Che realtà scolastica ha trovato dal punto di vista delle attività e delle strutture?
È una scuola molto viva. Già il 3 settembre si è popolata di tanti gruppi di bambini e bambine che avevano aderito ai progetti del PN 21-27 Agenda Nord, I Piccoli Esploratori, L’Officina STEM e L’Officina delle idee. Spesso la nostra scuola è stata la prima nel territorio ad aderire ai progetti nazionali. Inoltre, molti insegnanti stavano frequentando i corsi PNRR dedicati all’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle scuole e sul rapporto tra arti e IA. Per quanto riguarda le strutture, la scuola ha subito un grande processo di adeguamento anti-sismico, ha laboratori (al momento adibiti a classe per ospitare gli studenti dell’ultimo edificio in corso di adeguamento), aule grandi e ben organizzate, angoli morbidi per gli studenti con disabilità grave per rimanere in un ambiente confortevole nella propria classe, e l’aula verde per avvicinare i bambini all’ambiente e ai tempi naturali. Troviamo inoltre i progetti PETZ e una copertura quasi totale anche per i ragazzi con disabilità certificata non grave.
Come viene gestita l’inclusione e il rapporto con le famiglie?
L’utenza è molto eterogenea e l’attenzione alle famiglie con background migratorio è precisa e puntuale. Proprio ieri vedevo in segreteria un padre aiutato dallo staff di presidenza nella procedura per accedere alla piattaforma per la certificazione della figlia: piccoli gesti che aiutano e fanno da collante a una multiforme comunità. Ma l’attenzione negli anni è stata rivolta anche al personale: la mia prima collaboratrice, Francesca Poggi, ricorda di aver aiutato varie volte a cercare casa alle docenti neo-immesse che venivano da fuori, dato che la mancanza di linea ferroviaria rendeva impossibile fare i pendolari. Ad oggi tutto il corpo docente della primaria e dell’infanzia è di ruolo, e un buon 90% dei docenti è di ruolo alla secondaria. Sono numeri eccezionali.
Essendo al suo primo incarico, con quale spirito affronterà la dirigenza?
Essendo nuova della scuola mi muoverò in primis sul solco di quello che il corpo docenti, coadiuvato dalla Dirigenza e dallo staff, ha fatto in tutti questi anni.
C’è un principio pedagogico o una frase guida che orienta il suo lavoro?
Ho sempre avuto una frase di Danilo Dolci che ha guidato le mie scelte pedagogico-didattiche e ora organizzative-dirigenziali: «Ciascuno cresce solo se sognato». Bisogna guardare chi abbiamo davanti con gli occhi di chi intravede quelle energie e quelle potenzialità.
Qual è la sua idea di ambiente scolastico e il messaggio che vuole trasmettere agli studenti?
I bambini e le bambine devono arrivare a scuola in un ambiente accogliente, curato ed esteticamente bello, dove trascorrere le giornate in serenità, sapendo che è uno spazio dove si ha la possibilità, il diritto e in parte il dovere di esercitare al massimo le proprie capacità per scoprire ogni giorno un pezzettino di strada. Non importa quanta strada si fa oggi, l’importante è che si cammini quanto si può. A scuola si lavora insieme per scoprire la propria autonomia e identità, con linguaggi universali basati sull’ascolto e sulla gentilezza, e dove i docenti fungono da guida, misura ed esempio. E poi immagino una scuola così bella come una scuola aperta all’esterno e alle contaminazioni. Per questo, da quest’anno, abbiamo deciso di creare una commissione Erasmus.
Infine, il rapporto con il Comune…
In un territorio montano che della montagna ritiene la bellezza e le sfide, il ruolo dell’ente locale è prioritario e fondamentale. Così come quelle sinergie imprescindibili in primis con la sindaca, Sara di Maio, l’ufficio tecnico del Comune, le squadre che operano sulle piccole e grandi necessità di una struttura e macchina complessa come la scuola.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 settembre 2026







