
BORGO SAN LORENZO – Laura Pali apre il suo negozio nel 2015, poco più di un anno fa, dopo un’esperienza decennale nel settore della realizzazione delle borse. La sua passione parte a nove anni, quando sua mamma le insegna ad usare la macchina da cucire della nonna. Nel 2005 inizia a fare lavori per le sue amiche, molto apprezzati e richiesti, e nello stesso anno partecipa al primo mercato, l’Etnica. Il negozio e anche il suo laboratorio sono in Corso Matteotti a Borgo San Lorenzo.

Come nasce il negozio Bia Borse? Nel 2005 ho iniziato con la mia macchina a casa a fare borse di tessuto, esclusivamente per me, i parenti e le amiche. In diverse me le richiedevano. Il mio primo mercato fu Etnica proprio in quell’anno e fui molto contenta. Da lì venne la voglia di rifinire un po’ meglio queste borse e quindi andai a cercare dei pellami dai tagliatori di zona e iniziai ad approfondire anche quella che era la ricerca del tessuto.
Inizialmente mi ricordo prendevo metraggi molto limitati, poi negli anni la cosa è cresciuta, ho fatto sempre più mercati, con tanti più modelli, fino a che non mi sono potuta permettere di lasciare il lavoro principale, che era in una pelletteria che realizzava per Gucci, per provare a pensare di aprire un negozio, questo, che ho inaugurato a maggio 2015, che è anche il mio laboratorio. Nella parte retro ho i miei macchinari che mi permettono di essere autonoma, di lavorare, di produrre e anche di vendere, senza perdite di tempo: tra una vendita e l’altra, dal bancone mi sposto subito in laboratorio per dedicarmi alla produzione. Insomma, una bottega artigianale.

Quali sono state le principali manifestazioni a cui hai partecipato? Tantissime, ne cito alcune. A parte due anni di seguito ad Artigiani in Villa organizzata a Villa Pecori da Cna Mugello, ho fatto anni fa la Sant’Ambrogio a Milano e il mercato Monti a Roma. Ovviamente anche la Mostra Internazionale dell’Artigianato a Firenze.

Ci racconti qualcosa del tuo percorso? Io ho fatto l’Istituto d’Arte Moda e Costume. Anche quando ero in pelletteria e mi arrivavano modelli di borse, dicevo: “Se questa avesse avuto una fodera qua” o “una cerniera qui”. Ho sempre avuto voglia di fare qualcosa di mio. Ho questo lato creativo forte, che mi caratterizza. Il motore che mi spinge è proprio la mia voglia di creare. Ho imparato a cucire a 9 anni, con la macchina della nonna. La mamma mi ha insegnato ad infilare la macchina, sono partita e mai più fermata. Da autodidatta. Poi ho avuto bisogno di ampliare il discorso borse con l’abbigliamento. Ho una sarta e una modellista che lavorano con me. Insieme riusciamo a dare vita ai modelli che ho immaginato. Quest’anno poi sono stata in India per cercare tessuti e per vedere di ampliare l’angolo di abbigliamento che ho in negozio. Quello che ho trovato in quel paese, a cominciare dai colori, qui non c’è. E ha fatto la differenza. Avevo bisogno proprio di trovare qualcosa di originale, che in Occidente non si trova. Tutti i pezzi che realizzo sono oggetti unici.

Parlando di originalità non si può non parlare del tuo logo: due cerchi in cui uno racchiude l’altro, di diversi materiali. Come è nato? Quando ero piccola avevo una coperta a cerchi tipica degli anni ’70, un disegno di quell’epoca. E quando ho cercato un simbolo che caratterizzasse le mie realizzazioni, la mia mente mi ha riportato a quello. Ed è venuto fuori questo logo che è decorativo, mi dà riconoscibilità, mi fa marketing e attira l’attenzione di chi lo vede.
E quali sono gli oggetti che vendi maggiormente? La sacca in tessuto, il mio modello base. Sono partita da lì. E’ semplice, ma piace tantissimo. Vendo anche portafogli e pochettes, soprattutto quando un cliente cerca un regalo da fare. Comunque tendenzialmente più roba in tessuto, rispetto a quella in pelle.

Massimo Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 settembre 2016





