MUGELLO – Tempo di svendite. Anticipazione della stagione dei saldi. Amministrazioni pubbliche che mettono all’asta autoveicoli dismessi per far cassa. O quantomeno per non continuare a spendere risorse per tenerli in carico. Ecco, siamo al “fuori tutto”.
“Spending Review”, revisione della spesa, pubblica. Una forma lessicale anglofona che, tradotta nel gergo delle nostre parti, può essere assimilata al figurativo “tiriamo la cinghia”. Congiuntura sfavorevole. Tempo di crisi. Così la coscienza della politica trova la forma, più che la sostanza, per rifarsi il trucco. Un’operazione sospesa fra la pratica severa e attenta della buona amministrazione e la vetrina verso la ribalta della comunicazione. Oppure normale prassi istituzionale. Chissà.
Tant’è che, da qualche giorno, fioccano gli avvisi, e i relativi bandi, per la vendita di autoveicoli, tratti dal parco macchine dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello e del Comune di Scarperia e San Piero. La prima intende effettuare un’asta pubblica per la cessione di un pick-up, furgone con cassone aperto, del 1999 al prezzo di 1500,00 euro. Il secondo tenterà di alienare uno scuolabus, del 2001, per un importo base di 500,00 euro. Difficile capire se possano essere dei beni appetibili sul mercato dell’usato. Giusto, comunque, esperire un tentativo.
In ogni caso, il ricorso a questo tipo di procedura era già stato adottato dall’ex Comune di San Piero a Sieve. Ne ripercorro, sintetizzando, la storia. Febbraio 2012, venne venduta una friggitrice (modello Zanussi) per 201,00 euro, mentre ancora, guarda il caso, per uno scuolabus del 1991 non pervenne alcuna offerta. In quell’anno, poi, il “fuori tutto” proseguì con altri beni e materiali (pietre vecchie smontate della viabilità comunale; mattoni in cotto; pavimentazioni in cemento e mattonelle; guard-rail in lamiera; tubazioni in PVC per acquedotto; Ape Porter Piaggio; WC chimico; decespugliatore Shindaiwa), per un valore ipotizzato, iscritto a bilancio, di circa 1000,00 euro. Insomma roba da mercatino di piazza.
Ecco, di nuovo, la politica detta la linea del risparmio, mettendo in risalto il proprio affaccendarsi per gestire, in modo morigerato, la vita dell’amministrazione pubblica. Dovrebbe essere, tutto ciò, una sorta di viatico da far diventare esercizio quotidiano. L’impegno, qualcuno potrà obiettare, lo si coglie, appunto, nel veder sistemate le piccole pendenze giornaliere. Eppure, nei meandri dei bilanci degli enti pubblici ben altri sono i capitoli di spesa sui quali porre l’attenzione. Voci e importi, senza dubbio, più corposi e significativi.
Dalle società partecipate che non erogano alcun servizio pubblico ai dirigenti che ne tessono le strategie, ai ratei non riscossi (ormai inesigibili) per la tassa sui rifiuti, alle consulenze legali per questioni straordinarie. Certo, altri argomenti. Allora, con malcelato eccesso di buonismo, non resta che prendere atto di questo “fuori tutto”, del rinnovato spirito votato al risparmio da parte della politica. Che sia un esempio, l’inizio per una stagione di cambiamenti. Speriamo.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 novembre 2016







