
MARRADI – Le frane che lo scorso Maggio hanno messo in ginocchio l’Alto Mugello hanno dato vita anche a molte storie. Tra queste una, singolare, è legata ad una sorgente che si era persa sotto un grosso smottamento che ha portato con sé un enorme albero di castagno e che è stata localizzata grazie all’opera della rabdomante marradese Maria Anna Innocenti Sartoni. Una storia che racconta Elisabetta Drei, che a Maria Anna si è rivolta dopo che una grossa porzione di castagneto è franata sul suo terreno, ricoprendo tutto; anche quella sorgente che era stata trovata tanti anni prima da suo padre. Una fonte dalla portata costante, sia in estate sia in inverno.

“La mia famiglia – spiega Elisabetta – ha un podere a Monte Romano, siamo in Emilia Romagna, vicino al confine con la Toscana. Il podere si chiama Fontecchio perché è ricchissimo di acqua nel sottosuolo, tant’è che due acquedotti consortili sono alimentati da un’antica sorgente, alla quale cui tenevo particolarmente perché era un ricordo del mio povero nonno che l’aveva fatta incanalare. Purtroppo, a causa della frana, si era completamente persa; allora ho chiesto l’intervento della signora Innocenti; che non essendo mai stata sul posto mi ha chiesto di mandarle una fotografia del terreno, completamente stravolto. E lei con il pendolo, facendolo muovere sulla fotografia, è riuscita a sentire dove si trovava l’acqua; e il punto era esattamente quello dove si trovava la sorgente che mio nonno aveva scoperto. E’ questa – ribadisce – la cosa incredibile, lei ha stampato la foto e ci ha messo il pendolo sopra e mi ha inviato la risposta segnandomi il punto esatto dove secondo lei c’era l’acqua. E la sorgente, prima della frana, era esattamente lì; lei sostiene che con lo smottamento non si è spostata. Adesso, a primavera, rimuoveremo l’albero e la terra e poi provvederemo a recuperarla”.

Maria Anna Innocenti conferma che le cose sono andate proprio così: “Io con la signora ho fatto una cosa che non avevo mai fatto. Gli ho chiesto di mandarmi l’immagine del posto. Io ho messo il pendolo sulla carta e ho praticamente identificato il passaggio dell’acqua. Quando le ho rimandato la fotografia con una riga che indicava il punto dove poteva essere, la signora rimasta colpita. È la prima volta che lo facevo, poi quando siamo arrivati sul posto ho visto che praticamente era così, come avevo visto sulla carta. Quando in generale trovo l’acqua, e in casi come questo, sono io la prima a meravigliarmi di me stessa”.
Ma come è stato possibile, le chiediamo, trovare l’acqua attraverso una foto? “Neppure io lo capisco, ho posizionato il pendolo sopra la foto e questo ha iniziato a girare per il verso dello scorrimento dell’acqua. Queste cose io non le spiego, le faccio punto e basta. Hanno un significato che io non sono all’altezza di capire”.

Elisabetta Drei racconta che la prima impressione è stata poi confermata da un sopralluogo sul posto: “In seguito l’ho portata sul posto; e lei è andata sia il pendolo che le bacchette. E’ impressionante vedere come il pendolo si muoveva; tant’è che alla fine, nello stesso punto dove mio nonno aveva inserito questo tubo, lei ha individuato due falde, una più superficiale e una più profonda”. “Quando sono andata lì – conferma Maria Anna Innocenti – ho sentito che l’acqua si trova ad una profondità stimata di tre o quattro metri, che dovrebbero essere appunto quelli che corrispondono alla frana che l’ha ricoperta. Poi la prova definitiva la signora l’avrà quando sarà rimossa la terra portata dalla frana”. Non è la prima volta che la rabdomante marradese trova sorgenti che erano state sepolte da frane, come racconta: “È successo anche a Crespino, dove una sorgente era stata coperta dal fango di una piccola frana. Ho aiutato a ritrovarla, hanno scavato e hanno trovato l’acqua dove avevo detto io”.
Commenta Elisabetta Drei: “Io sono una persona di scienza, perché sono laureata in farmacia, ammetto però che ci sono delle cose dove la scienza non può arrivare, sono sincera. Inutile cercare di dare spiegazioni dove spiegazioni non ci sono. In questo caso temevo che che l’acqua avesse subito una deviazione perché questo castagno che è venuto giù facendo 300 metri di dislivello, ha fatto un solco che sembra un canyon rispetto al terreno pare che era prima. E dove prima c’era la sorgente non c’era più nessuna traccia, neanche erbe palustri o umidità del terreno. Dopo la conferma della signora Innocenti, nell’attesa di fare i lavori a primavera – afferma Elisabetta – con la zappa siamo andati a scavare un pochettino sotto e abbiamo trovato tracce di umidità. Ora sono sicura che l’acqua è rimasta dov’era prima”.
“Adesso – conclude – voglio trovare il modo per incanalarla come era prima, anche solo per una questione di memoria storica della mia famiglia”. “Tante volte – conclude – la scienza vuol passare sopra a delle cose che non hanno spiegazioni. Io ne avevo sentito parlare, ma vederlo di persona è un’altra cosa”.
Maria Anna Innocenti racconta anche come ha scoperto la sua “dote”: “Io abito a Marradi, la mia storia – spiega – inizia quando io casualmente mi sono scoperta rabdomante. Avevamo bisogno di fare una ricerca dell’acqua nella casa che stavamo costruendo, così mio marito chiamò dei rabdomanti. Ne chiamò tre, perché voleva vedere se tutti trovavano l’acqua nello stesso punto. Al terzo tentativo io ho voluto essere presente; questo signore camminava sul terreno con le bacchette e io, incuriosita come mio carattere, gli chiesi di farmele provare. Appena le presi in mano mi si chiusero in un modo incredibile. Lui rimase meravigliato e disse: ‘Ha più potere di me, che cosa mi avete chiamato a fare?’, in seguito scavammo il pozzo e trovammo l’acqua; qui a Marradi fare pozzi con la trivellazione, non li aveva mai scavati nessuno, perché ci sono molte sorgenti. E neanche la ricerca con rabdomante; questa nostra temerarietà di fare il pozzo in questo modo ha suscitato nei miei compaesani in tutto un certo scalpore che poi dopo si è manifestato con grande curiosità. Sono anche stata invitata a diverse trasmissioni televisive, sono venuti giornalisti famosi a intervistarmi. Diciamo che in qualche modo sono diventata famosa; io mi sono divertita e ho fatto questa cosa per chi me lo chiede e per chi ha fiducia in questo tipo di intervento”.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 Dicembre 2023


