Desta particolare piacere e soddisfazione la notizia che presso l’altare dove papa Francesco celebrerà la messa allo stadio Artemio Franchi in occasione della sua prossima visita fiorentina sarà collocata l’Annunciazione (articolo qui), gruppo plastico di Antonio Berti, l’illustre scultore mugellano, originario, come noto, di San Piero a Sieve, ove è nato nel 1904.
L’opera in questione è costruita con la figura dell’arcangelo annunciante, rappresentato con le sembianze di un giovane che si affaccia alla finestra della casa della Vergine, la quale si ritrae spaventata da quella improvvisa apparizione. In alto a destra, sulla cornice della finestra, compare la colomba dello Spirito Santo. Il gruppo plastico fu realizzato nel 1947 e faceva parte del tabernacolo posto presso il ponte sulla Sieve, proprio a San Piero. La terracotta fu danneggiata e sostituita con una replica in bronzo, attualmente non più in loco per motivi di conservazione. Di grande significato, nella collocazione originale presso il ponte sulla Sieve, il rapporto luministico e atmosferico che il gruppo scultoreo stabiliva con l’ambiente fluviale che appariva sullo sfondo. Di rilievo è anche il contrasto tra la nitida e compatta volumetria dell’angelo e la ricchezza, quasi barocca, delle pieghe del manto della Vergine, figura peraltro di grande bellezza e grazia, segno evidente della maestria dell’autore e della ricchezza delle sue corde espressive.
Appartenente a una famiglia di modeste condizioni economiche, Berti mostrò fin da bambino un talento per l’arte, tanto che fu notato da Ugo Ojetti che lo segnalò a Libero Andreotti, il massimo protagonista della scultura fiorentina del tempo e del quale divenne allievo. La sua cospicua produzione attraversa buona parte del XX secolo e per mezzo di un nobile e severo linguaggio pervicacemente e coerentemente legato alla visione naturalistica e classica, ed alla scultura italiana del rinascimento, senza tuttavia rinunciare ad un incessante dialogo con la modernità e con le sue innumerevoli declinazioni, ivi comprese le più alte esperienze della scultura italiana del Novecento; sempre nel segno della scelta figurativa, ha saputo interpretare il suo tempo e il desiderio di continuare a coltivare i valori più autentici e alti dell’uomo. In effetti, nella sua lunga carriera di scultore, che lo ha portato a eseguire opere dalle sottili introspezioni psicologiche, come nei suoi numerosi e splendidi ritratti, Antonio Berti ha avuto spesso modo di occuparsi di argomenti a carattere religioso, che ha trattato con grande intensità e trasporto spirituale: è il caso, oltre che della già citata Annunciazione “sampierina”, che con la sua silenziosa presenza sull’altare della celebrazione papale, mostrerà al pontefice il sobrio e raffinato contributo fornito dalla toscana all’arte sacra del Novecento, anche della statua di Santa Luisa de Marillac (1954) per la prestigiosissima sede della basilica di S. Pietro a Roma, di quelle di Padre Pio da Pietrelcina (1975) a S. Giovanni Rotondo e di Don Giulio Facibeni (1978), collocata davanti alla chiesa fiorentina di S. Stefano in Pane, capolavoro della tarda maturità (Berti morirà nel 1990), nel quale il soffio dello Spirito che pervade la nobile figura di sacerdote è rappresentato dall’agitarsi delle falde dell’abito e dal suo protendersi in avanti in gesto di amorevole accoglienza. Anche le opere di dimensioni più ridotte, quali l’intenso ritratto di papa Giovanni XXIII (1963) o l’impressionante busto del cardinale Elia Dalla Costa (1938), in cui l’ascetica e energica figura dell’alto prelato esprime il senso di una fede profonda, la capacità artistica di Antonio Berti si esplica in tutte le sue potenzialità e si mette al servizio di un messaggio di superiore umanità.
Marco Pinelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 novembre 2015



