
BARBERINO DI MUGELLO – L’incubo è finito. Luciano Luci (articolo qui), è finalmente tornato tra le braccia dei figli e della moglie Gianna che, stringendolo forte ha detto “Ora me lo porto a Barberino e non lo lascio più andar via”. Un sentimento sicuramente condivisibile visto che Luci, ex arbitro settantaduenne, si trovava in Ucraina per designare gli arbitri in vista della prima giornata del campionato di calcio che sarebbe dovuto cominciare lo scorso 25 febbraio, quando è scoppiata la guerra. “Quando ho sentito la prima esplosione – racconta Luci – ho pensato fossero fuochi d’artificio sparati, magari, per una festa di compleanno. Allora mi sono affacciato alla finestra, per guardarli, ma ho subito capito quello che stava accadendo. Tornare non è stato facile ed ho veramente avuto paura, l’aeroporto di Boryspil è stato bombardato e quindi ho provato a scappare in Polonia ma, dopo dieci chilometri il traffico era paralizzato e quindi ho deciso di andare all’ambasciata dove ho trovato la persona che mi ha salvato la vita: l’ambasciatore Pier Francesco Zazo, che ha messo a disposizione la sua residenza a 105 sfollati come me. Alla fine, dopo diverse notti di paura siamo riusciti a salire su un pulmino scassato in direzione Moldavia per poi arrivare in Romania dove, finalmente, siamo riusciti a lavarci dopo giorni di viaggio “.
A quel punto, grazie alla Federazione calcio moldava e quella rumena ed a un convoglio dell’Organizzazione per la Sicurezza Europea è arrivato a Bucarest dove, finalmente, è riuscito a prendere un aereo che, passando da Francoforte, lo ha portato a Firenze. Un’esperienza, questa, che non potrà mai lasciarsi alle spalle anche perché a Kiev ha lasciato molti amici e colleghi: ” I miei arbitri, il segretario, l’interprete – racconta – sono tutte persone che ho dovuto lasciare lì, ma sono sicuro di rivederli presto perché, appena possibile, ho intenzione di tornare in Ucraina, quando la situazione sarà meno allucinante”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 Marzo 2022


