MUGELLO – E’ crisi nelle stalle da latte mugellane. Una crisi dura, e preoccupante, perché ci sono già allevatori che hanno chiuso l’attività, altri hanno ridotto il numero di capi per diminuire le spese, altri ancora si domandano se riusciranno ad arrivare a fine anno.
La ragione è semplice e tutti gli allevatori, che ieri si sono ritrovati a Piazzano, da “Palazzo Vecchio”, invitati da Simone Grossi, danno la stessa spiegazione e condividono le medesime, fortissime preoccupazioni.
“Non ce la facciamo più – dice lo stesso Grossi, la cui azienda ha 145 capi, e di questi 80 in lattazione –: da un anno vendiamo il nostro latte a 9 centesimi in meno rispetto ai costi di produzione”. E le conseguenze stanno diventando devastanti. Nell’ultimo periodo hanno chiuso altre stalle, due a Firenzuola, una Vicchio Anche Grossi ci sta pensando: “A fine anno farò i conti.”

Conti amari, perché i costi di produzione aumentano, ma il prezzo del latte continua a scendere. Ma quello che fa esasperare gli allevatori mugellani è quando vanno nei supermercati e trovano il latte a prezzi esorbitanti. Sugli scaffali delle varie Coop, Esselunga e Conad il latte fresco si vende a 2 euro e 20 centesimi al litro talvolta anche di più: “Questo mi scandalizza – dice Remo Marchi, allevatore di Firenzuola – il differenziale è troppo alto, dai 52 centesimi al litro in stalla, ai 2 euro e 20 al dettaglio”.
Già, la grande distribuzione: a Unicoop, Esselunga, Conad ed altri era stato proposto un contributo di 2 centesimi al litro a favore dei produttori. Nessuno l’ha concesso. Ma di aumentare ancora il prezzo di vendita al consumatore non si sono tirati indietro. “Sono bravi ad aumentare quando crescono costi energetici e materie prime – dicono gli agricoltori – ma quando questi costi calano, i loro prezzi non calano, e calano i nostri”.
“Ci vuole un sostegno ai produttori toscani altrimenti si rischia il disastro – dice Giacomo Matteucci, segretario di Cooperlatte, l’altra cooperativa toscana di raccolta -. E credo che la politica dovrebbe verificare cosa sta accadendo con i prezzi, tra produzione e vendita al dettaglio: se ci sono tre soggetti nella filiera, non può essere penalizzato l’anello più debole, quello dei produttori. Anche perché la mucca non la metti in cassa integrazione. Mangia e deve essere munta ogni giorno”.

Gli allevatori mugellani hanno subito un doppio colpo. Da una parte il calo generalizzato, a livello nazionale, del prezzo del latte, e dall’altro la perdita di quei centesimi in più che in passato la Mukki riconosceva alle stalle disagiate e di alta qualità del Mugello. Perché un conto è far latte in una grande stalla in pianura padana, un conto in una piccola azienda nell’Appennino.

“Siamo i nuovi servi della gleba, pur informatizzati”, e c’è grande amarezza nelle parole di Daniele Bonini, titolare dell’azienda “Il Grillo” di Luco di Mugello. “Non abbiamo margini di trattativa, siamo costretti ad accettare il prezzo certificato nazionale – continua Bonini -. Ma produrre il latte in Mugello non è come produrlo in pianura padana. Da noi gli appezzamenti sono più piccoli, i costi di lavorazione più alti, non si può seminare il mais perché i cinghiali te lo distruggono. Non possono pagarci lo stesso prezzo della grande stalla in pianura padana”.

Le tutele e i sostegni sono saltati. Ed è un effetto della privatizzazione. Prima che il Comune di Firenze decidesse di dismettere le quote, e di vender tutto al gruppo Newlat di Mastrolia, pur non senza difficoltà, le stalle del Mugello riuscivano a reggere. Sul prezzo del latte si trattava, si contemperavano le varie esigenze, in tavoli dove anche l’ente pubblico, le associazioni di categoria, gli allevatori, avevano voce in capitolo. Tutto questo non esiste più. Decide il privato, decide il mercato.

Remo Marchi, che ha 180 bovini nella sua stalla, 90 in lattazione, a Firenzuola ed è anche il presidente di Granducato, una delle due cooperative che raccolgono il latte in Toscana, adesso è molto preoccupato: “Non vediamo in prospettiva delle soluzioni. La situazione è davvero pesante. In estate il prezzo del latte aumentava, perché diminuiva la produzione, quest’anno il prezzo sta ancora calando”. Un mercato dove arriva latte dall’estero a prezzo ancor più basso, da Francia, Germania – che fa da tramite anche al latte prodotto nei Paesi dell’Est Europa -, Olanda, 45 centesimi contro i 52 ora pagati per il latte italiano. “Non mi sento neppure di fare particolari richieste alla politica – dice Marchi – , perché il mercato ha logiche non ascoltano la politica. E siamo in un mondo così complicato e globalizzato. Un prezzo per decreto legislativo non esiste”.
Qualcosa però andrà fatto, per evitare di veder chiudere ad una ad una le stalle mugellane, dove si produce, o si produceva, un latte che è, o era, il fiore all’occhiello della Mukki, tanto da avergli dedicato una confezione autonoma, quella del Mukki Mugello.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 settembre 2023





5 commenti
io non sono nessuno ma chi produce può anche vendere….cominciamo a trovare la soluzione con punti vendita ..veloci porta a porta…o altro basta provare..ma c’è questa voglia ……la coop vergogna nazionale……
Boicottare la vendita di latte nei supermercati, dal momento che non aiutano gli allevatori locali.Acquistare direttamente dal produttore…questo vale anche per gli ortaggi, frutta e carne…
Poverini, andate a lavorare la terra e smettete di sfruttare gli animali.
Cosi è , ma così non deve essere , cosa possono fare gli allevatori Mugellani ?
cosa aspettano a consociarsi e a chiedere un proprio punto vendita al di fuori dei supermercati ? E vendere il latte per proprio conto ? Non credo che gli sarebbe negato .
Lo avevo scritto quando avvenne che la scellerata politica della privatizzazione della Mukki avrebbe portato a questo. La ferita va chiusa invece di fare trasfusioni. Amministratori locali incapaci di gestire le risorse hanno venduto e ora si ritrovano con gli stessi debiti di prima e senza la Mukki. Scellerati. Se mi permettete consiglierei agli allevatori di riunirsi in cooperativa e di vendere il latte non alla Mukki ma direttamente col proprio marchio. E tenete lontani Nardella Giani e tutto il contorno che non ci capisce nulla.