MUGELLO – Ci avviciniamo sempre di più alle date del 20 e 21 settembre, che oltre alla tornata elettorale per le Regionali in Toscana chiameranno al voto i cittadini anche sul tema del referendum sul taglio dei parlamentari. Su questo tema abbiamo sentito Leonardo Sabatini, giovane barberinese laureato in legge e praticante avvocato, e con una esperienza politica in Forza Italia proprio nel comune mugellano.
Manca sempre meno al referendum. Qual è la tua posizione? “Personalmente credo nel no. Non perché non sia giusto cambiare anche il numero dei parlamentari, ma perché questo referendum e questa proposta di legge si poggiano su basi deboli”.
In che senso? “Partiamo dall’analizzare questa riforma dal punto di vista economico e sociale, ovvero il fatto che riducendo i parlamentari avrei un risparmio importante. Ecco, se si analizza la riforma da questi punti di vista, essa risulta totalmente inutile: si parla di un risparmio di 500 milioni in 5 anni, che, considerando il nostro debito pubblico, è una bazzecola: lo stesso valore di una mela per un supermercato. Avrebbe più senso togliere il reddito di cittadinanza o quota 100, che costano miliardi ogni anno allo Stato. Un’altra cosa che molti sostenitori del Sì usano come punto a loro favore è la questione della maggiore velocità nei passaggi parlamentari. Il problema anche in questo non è il numero, ma l’iter interno parlamentare che ha delle scadenze e dei vincoli precisi. Un esempio è la legge Fornero: 14 giorni per l’approvazione. Questa è la dimostrazione che non serve tagliare, ma modificare le regole”.
Molti, chiarendo la propria posizione sul referendum, giustificano il proprio voto orientato sul No per un problema di rappresentatività nella politica. Anche per te è un problema? “Assolutamente sì. Si evidenzia che abbiamo tanti parlamentari, molti di più rispetto ad altri Stati. E quasi sempre i paragoni vengono fatti con Germania e Stati Uniti, che hanno un forma di Stato totalmente diverso dal nostro. Pensa solo al nostro Senato: è eletto su base regionale. Un taglio netto dei parlamentari produrrebbe una rappresentatività più bassa rispetto a quella attuale. Si creerebbero delle distorsioni che si correggono con il punto focale: o una legge elettorale diversa o una riforma costituzionale”.
Quindi per te cosa è necessario? “La riforma della Costituzione è tema discusso da almeno quarant’anni. Ma è un passo fondamentale se veramente si vuole cambiare qualcosa. Il no (che probabilmente vincerà) non è sul tema del referendum, ma sul tipo di riforma proposto. Dal giorno dopo il referendum, sarà necessario però formulare una riforma costituzionale seria che preveda tutto, della giustizia, alla forma di governo e e di Stato”.
Come mai parli di non passaggio del referendum? “Vedo delle analogie con il referendum che fu proposto da Matteo Renzi: dietro ad entrambi c’è una battaglia politica, più che sul contenuto. Allora si votò per far cadere Renzi, adesso in ballo è la contrapposizione a quel tipo di politica populistica che vede i suoi massimi nella Lega e nei Cinque Stelle, ovvero coloro che in prima battuta hanno presentato quando erano al governo l’idea di riforma costituzionale”.
Quali sono i passaggi che dovranno essere fatti dopo il referendum se dovesse vincere il No? “L’ho detto: pensare alle riforme costituzionale ed elettorale in maniera seria, intelligente e cercando di sburocratizzare il sistema paese, vero fardello che ci imbriglia a tutti i livelli”.
Andrea Pelosi
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 agosto 2020



