
BARBERINO DI MUGELLO – Pochi giorni fa è morta una figura nota a tutti i barberinesi e non solo e molto stimata. Sua nipote Giulia ha scritto al nonno una lettera che pubblichiamo.
“Le cose del nonno ci hanno appassionati da sempre, fin da quando eravamo bambini.
Ce ne erano tante che ci piacevano particolarmente, ricordo una lente d’ingrandimento tenuta nel primo cassetto della scrivania in veranda con cui giocavamo sempre insieme ad Andrea…
Poi i cappotti e i cappelli, li mettevamo sempre quando eravamo lì, così lunghi da strusciarci a terra, ma non ci impedivano di giocare nonostante le maniche ciondolanti e i cappelli che ci calavano sopra gli occhi. Non so come mai ci piacessero tanto, ma ricordo bene l’odore del nonno intriso lì dentro. Che odore fosse non lo saprei dire, è l’odore di mio nonno e basta.
E poi c’era l’ambulatorio, la stanza della casa della nonna che preferivo in assoluto.
Era quasi sempre proibito entrarci, ma a volte il nonno ci permetteva di farci un giro insieme a lui. Ricordo che mi sembrava tutto molto grande: il lettino per le visite altissimo, la scrivania con le due sedie una davanti all’altra, il mobile pieno di farmaci, libri e qua e là qualche fotografia.
La cosa che mi piaceva di più era il poster per misurare la vista appeso al muro: non aveva le lettere come tutti gli altri, ma al loro posto dei disegni a forma di ombrelli, pesci e soli… A volte ci faceva salire sul lettino e ci “visitava”, oppure ci concedeva di usare il fonendoscopio.
Credo di aver deciso di voler fare il medico proprio in quegli anni.
Crescendo ho imparato che mio nonno era altro oltre che un dottore, era una persona molto profonda, con diverse passioni, una persona dalla quale si poteva sempre imparare qualcosa. Leggeva tanto, gli piacevano i libri, me ne ha prestati molti. Il mio preferito si intitola “Il Dottorino” e parla di un giovane medico che si trova a fare il medico della mutua in un piccolo paese… Leggendolo credo di aver immaginato che il protagonista fosse proprio mio nonno. Non gliel’ho mai restituito.
Scriveva tante cose, storie di vita passata. Alcune mi piacevano, altre meno, ma ho sempre cercato di ascoltarle con attenzione quando me le raccontava perché sapevo che potevo trarne consigli preziosi per il futuro.
Che posso dirti nonno se non grazie? Spero di aver preso da te almeno la metà della passione e della dedizione con cui hai svolto il tuo lavoro, spero di somigliarti ed essere in grado di ascoltare gli altri, di saper essere “paziente e non dottore”, come ripetevi sempre.
Tu continua a guidarmi da lassù, chissà se a volte mi prenderai ancora in giro; come quando venivi a prendermi all’asilo e fingevi di non ricordare dove fosse la casa della nonna… È là, dritto davanti a noi, dammi la mano e ti ci porto io!”
Giulia
(Rubrica Dai Lettori – Lettere e Raccontalo con una foto)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 luglio 2016






