FIRENZUOLA – Le curve delle strade di montagna, da sempre simbolo di bellezza, tranquillità e connessione con la natura, stanno diventando teatro di una crescente emergenza. Così spiega l’ingegner Fernando Grazzini di Firenzuola: l’invasione incontrollata di motociclisti che sfidano ogni limite – di velocità, di sicurezza e di buon senso – sta trasformando questi luoghi in piste improvvisate, dove il rischio supera il piacere e la libertà si confonde con l’arroganza. Un fenomeno sempre più pericoloso, che mette a repentaglio non solo chi guida, ma anche comunità intere, volontari del soccorso e chiunque scelga la montagna per viverla con lentezza e rispetto.
Le strade di montagna rappresentano da sempre un patrimonio paesaggistico e culturale, un luogo dove la natura incontra la lentezza, il silenzio e il rispetto per l’ambiente. Eppure, negli ultimi anni, queste stesse strade si stanno trasformando in un’arena di pericoli crescenti, dove la velocità e l’incoscienza minacciano non solo l’incolumità di chi le percorre, ma l’equilibrio stesso della convivenza civile.
Il problema delle moto che sfrecciano a velocità elevate sulle strade tortuose di montagna è diventato allarmante. Ogni fine settimana, centinaia di motociclisti invadono i tornanti alpini e appenninici, trasformando tratti suggestivi in rettilinei immaginari dove la velocità sembra essere l’unico linguaggio ammesso. Incuranti dei limiti, del traffico locale e della conformazione delle carreggiate, molti adottano comportamenti estremamente pericolosi: sorpassi in curva, invasione di corsia, frenate improvvise, impennate, velocità fuori controllo.
Questa condotta non può più essere tollerata né minimizzata come “passione”. C’è una linea netta tra l’amore per la moto e la completa irresponsabilità. E in troppi casi, quella linea viene quotidianamente superata. Il risultato sono incidenti gravi, spesso mortali, che segnano tragicamente le cronache locali e devastano famiglie, comunità e intere vallate.
Ma le conseguenze non si fermano ai soli incidenti. Il continuo ricorso ai mezzi di soccorso genera un impatto enorme anche sulle associazioni di emergenza sanitaria, spesso formate da volontari che operano con dedizione e risorse limitate. Questi operatori sono sottoposti a un carico crescente di interventi urgenti, molti dei quali avrebbero potuto essere evitati con un minimo di prudenza. Si trovano a dover affrontare situazioni drammatiche, con mezzi spesso insufficienti e percorsi difficili, mettendo a rischio la loro stessa sicurezza. A ciò si aggiunge l’aspetto psicologico: affrontare costantemente traumi e tragedie lascia segni profondi anche nei soccorritori.
Questo modello di guida “estrema” non è un diritto, è una forma di prepotenza mascherata da libertà. Le strade non sono una pista. Sono spazi condivisi, frequentati da famiglie, residenti, ciclisti, turisti, bambini. Quando un motociclista decide di correre, sta scegliendo consapevolmente di mettere in pericolo la vita altrui.
Cosa si può e si deve fare?
È necessario un cambio di paradigma e un intervento multilivello:
Maggiore presenza delle forze dell’ordine nei fine settimana e nelle aree a rischio.
Installazione di sistemi di rilevamento della velocità, come autovelox fissi e mobili.
Dissuasori visivi e fisici, nei punti più pericolosi.
Pene più severe per chi infrange i limiti di velocità o guida in modo pericoloso.
Campagne educative mirate, rivolte soprattutto ai motociclisti, per promuovere una cultura della guida consapevole.
La montagna non è proprietà privata di chi ha il motore più potente o il casco più aerodinamico. È un bene comune, un luogo che va rispettato. E rispettare significa anche comprendere i limiti, propri e degli altri.
In conclusione, serve una presa di posizione netta: non possiamo più assistere passivamente a questo fenomeno, aspettando la prossima tragedia per indignarci. La sicurezza deve tornare al centro dell’agenda pubblica, locale e nazionale. Le montagne meritano rispetto. Le vite umane anche di più.
Rubrica “Dai Lettori” – Ing. Fernando Grazzini – Firenzuola
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Luglio 2025




3 commenti
Buongiorno,
Sono molto felice dell’argomento che viene trattato in questo articolo, finalmente se ne parla.
Si parla di un problema annoso che tra le altre cose fa sentire “sotto sequestro” anche famiglie che nel fine settimana vorrebbero godersi gli Appennini ma che per terrore rinunciano alla gita in quei territori.
In questi fine settimana con la mia compagna e dei nostri amici turisti provenienti dai Paesi Bassi abbiamo deciso di affrontare il Passo della Colla da Marradi con delle biciclette a pedalata assistita e nonostante i frequenti e visibili divieti di transito alle moto per via dei numerosi cantieri sorti a seguito delle frane che si sono sviluppate nel mese di Marzo 2025, ci siamo praticamente ritrovati nel bel mezzo di una gara del moto mondiale, in un paio di occasioni abbiamo osservato motociclisti fregarsene completamente del semaforo rosso e tirare dritto a tutta velocità noncuranti del rischio elevatissimo a cui sottoponevano sè stessi ed altre persone, oltre al fatto che in un paio di occasioni sono passati a pochissimi centimetri da noi nonostante procedessimo in fila indiana con il rischio di falciarci tutti quanti.
Volevamo solamente goderci un sabato mattina con mobilità lenta su per un passo che sarebbe anche molto godibile dal punto di vista paesaggistico, ma i nostri intenti sono stati tramutati in un vero e proprio inferno.
I nostri amici Olandesi erano sconvolti.
E tutto questo nonostante il divieto di transito alle moto.
La strada non è solo la loro e non è un circuito adibito alla competizione, ma sembra proprio che nel fine settimana i passi tra mugello ed Emilia romagna non sono adatti e sono troppo rischiosi per chi vuole praticare un turismo più eco sostenibile, lento e silenzioso.
Bellissimo e appropriato l’articolo sui disagi e la pericolosità delle nostre strade a Firenzuola, Pietramala e per tutto il percorso della statale. Occorre potenziare la vigilanza, nelle forme previste dalla legge. I sindaci non possono sottrarsi e devono provvedere affinché sia garantita la sicurezza dei villeggianti e dei residenti. Un territorio così affascinante non può diventare terra di conquista per le corse motociclistiche.
Vi prego qualcuno faccia qualcosa per fermare questo scempio , questo non è un paese civile se si lascia continuare indisturbati questi folli a fare bellamente quello che gli pare senza che nessuno, in primo luogo le istituzioni pongano un freno a questa vergognosa situazione , voi giornalisti vi prego attivatevi per far si che chi di dovere faccia qualcosa , denunciate pubblicamente e continuativamente quanto accade , promuovete raccolta di firme o segnalazioni a trasmissioni di denuncia.
Sono convinto che se non si interverrà primo o potrebbe accadere qualcosa di terribile anche nei confronti degli inermi abitanti falciati sulla strada. Non è possibile neanche camminare al bordo della strada senza correre il rischio di venire travolti.
Cominciamo tutti a denunciare la situazione scrivendo mail di protesta ai comuni e alle regioni, è solo esercitando una pressione costante nei confronti delle istituzioni che sarà possibile ottenere qualche risultato.