BARBERINO DI MUGELLO – Mi viene chiesto di cantare un mio personale “Te Deum” ovvero trovare i motivi per ringraziare il Signore per questo anno 2019 E non posso che prendere spunto da quello che mi è accaduto dal 9 dicembre in poi, da quella mattina del terremoto a Barberino.
Mi sia consentita una premessa assolutamente personale, che mi serve per aggiungere verità a quello che ho vissuto in questi giorni.
Io dal 9 dicembre, come tante persone di Barberino, ci siamo trovati senza casa. Grazie a Dio, lo siamo provvisoriamente, e questo non dobbiamo scordarcelo mai, perché noi tutti siamo stati dei graziati in quanto non c’è stato un ferito e neanche un crollo, e quindi già questo è un motivo di ringraziamento. Perché con una scossa del 4 e mezzo della scala Richter in una situazione come la nostra, di case non costruite recentemente, è già un miracolo essere tutti vivi e, ripeto, senza neanche un ferito.
Quindi, io mi sono trovato fuori di casa dal 9 dicembre mattina, dopo la scossa e ho chiesto ospitalità a mio fratello. Nel frattempo mia cognata di 66 anni, da una ventina di giorni stava combattendo contro un tumore al pancreas. Così ho vissuto i giorni dello sfollamento: dal terremoto del giorno, con le tante cose da fare, i contatti con Vigili del Fuoco, il Genio civile, i Carabinieri, i Vigili urbani, le televisioni, le interviste e quant’altro, e vedere i miei parrocchiani che soffrivano insieme a me, e i negozi chiusi davanti alla chiesa, per poi, quando arrivavo a casa da mio fratello la sera, trovare un’altra situazione di dolore e di sofferenza, che ha portato poi alla morte di mia cognata la sera di domenica 22 dicembre. Non ero ancora rientrato a dormire in parrocchia, e ho avuto l’onore di stare accanto a mia cognata nel momento difficile del passaggio finale, ho potuto darle i sacramenti e ascoltare le sue ultime parole “Sia fatta la Tua volontà”. E per me sacerdote è stato sì un momento di dolore, di sofferenza e di pianto, assieme a mio fratello e a mia nipote, ma anche un motivo di grande speranza cristiana: quando una persona dice le parole del Padre Nostro non durante la preghiera ma durante gli ultimi momenti della sua esistenza, credo sia motivo di grande speranza. E ho vissuto le sue esequie la mattina del 24 dicembre quando poi la sera sarei dovuto andare a concelebrare con il Cardinale la Messa della notte di Natale.
Questo è stato l’ambito spirituale nel quale ho vissuto personalmente questo periodo. E dal 9 dicembre è iniziata in me una lettura interiore, nutrita tutti i giorni dalla preghiera, che mi ha dato la forza di andare avanti.
Certo, quest’anno per me è stato un Avvento diverso da tutti gli altri. Non mi sono preparato liturgicamente, non abbiamo potuto fare la Novena, perché eravamo sfollati, ed è mancata tutta quella attesa consueta, i canti natalizi dei bambini, le prove del coro, il concerto con la Corale della Misericordia che avevamo già programmato e che è saltato.
Non ho dunque atteso il Natale? Probabilmente non ho aspettato il Natale classico, tradizionale, ma accipicchia se ero in stato di attesa, eccome se ho aspettato Gesù nella mia vita e nella vita dei miei parrocchiani e dei miei concittadini! L’ho aspettato tantissimo nella preghiera. Quant’ho pregato in quest’Avvento non ho mai pregato negli Avventi precedenti!
Un’altra considerazione. Mi dicevano: non avete più la chiesa… Se parliamo dell’edificio, la chiesa è inagibile, ma abbiamo la Chiesa con la C maiuscola, siamo una comunità che si ritrova, ci siamo riuniti nel garage della Bouturlin e nella palestra per Natale eravamo Chiesa ed eravamo la Chiesa fiorentina, direi, perché era presente il Vescovo con noi. E quando c’è il Vescovo sappiamo che c’è tutta la Diocesi.
Abbiamo fatto dunque un Natale non classico e non tranquillo, ma sottolineato da un altro segno, che abbiamo letto in chiave cristiana con il mio viceparroco don Nicola, è stata sua questa intuizione. In fondo Gesù è nato in una stalla, che era il luogo dove si mettevano i mezzi di locomozione dell’epoca. Noi abbiamo ripreso a dir Messa in un garage, dove si mettono i mezzi di locomozione di oggi. In qualche modo ci siamo uniti al Signore, alla sua esperienza. Ciò non vuol dire che tutti gli anni speriamo di fare un Natale così! Però anche in un momento di disagio e di difficoltà possiamo ritrovare degli elementi che ci richiamano alla cosa fondamentale che stiamo facendo. Perché c’è il rischio di vivere il Natale in modo non autentico, il Natale fatto soltanto di tradizione, peraltro bella, buona, sacrosanta, carina, delicata, dove si parla di pace, di accoglienza, di amore per il prossimo.
Quest’anno abbiamo vissuto un Natale attenti anche al prossimo, e per questo ho voluto che la raccolta fatta durante tutte le Messe di Natale fosse interamente per gli sfollati, ed ho già fatto il bonifico di 3517 euro. Lo so, non è niente per i danni totali arrecati ma è un segno verso i senzatetto di casa nostra.
Dunque, riassumendo.
Speriamo che non ce ne siano altri Natale così, abbiamo imparato la lezione.
Ringraziamo il Signore perché è andata bene e siamo tutti vivi e perché ci è stata donata un’occasione per tutta la comunità: in questo momento particolare ci siamo riuniti tutti insieme, ci siamo ritrovati per strada a soffrire la mancanza della casa. Ringrazio il Signore perché ci ha spinto a riscoprire il valore grande della vita, dell’amicizia, della relazione, della capacità di sorridere, di affrontare insieme le difficoltà. E per noi cristiani, il ringraziamento a Dio è per il fatto che è venuto a visitarci, è venuto in mezzo a noi, e ci dà speranza anche in quei momenti nei quali tutto sembra essere finito e le domande, i “perché”, sembrano vincere sul “Sii lodato Signore per il tuo amore”.
Quest’anno non mi sono accorto dell’arrivo del Natale classico ma ripeto forse è stato l’anno in cui più di sempre ho aspettato Gesù che viene e che si è incarnato nella situazione concreta della mia comunità e anche nella mia situazione, nel vedere come fare per ricostruire la nostra chiesa e come fare ad aiutare quelle persone che a causa del sisma sono ancora fuori di casa, si tratta di circa 90 famiglie, per le quali cercheremo di impegnarci affinché possano tornare presto al loro focolare.
Don Stefano Ulivi
Pievano di Barberino di Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 dicembre 2019




