
MARRADI – La nostra fabbrica dei marroni non si chiama Leopoldo. Per questo si salverà. E noi con lei.
Per “fabbrica” non intendo questo edificio, il capannone di ferro e lamiera che ho davanti. Senza le operaie dentro, senza i dirigenti e le maestranze che sanno come lavorare e a chi vendere i prodotti, questo è solo un involucro parecchio ingombrante, una tettoia sopra a delle vasche vuote.
Se in ogni scatola ci fosse stato scritto “Leopoldo – Marrons glacès dal 1984” allora per il nostro paese sarebbe finita. I prodotti venduti con un marchio del genere potrebbero essere realizzati ovunque. Ma (fateci caso) non c’è scritto Leopoldo.
La parola “Mugello” non è acquistabile. A Bergamo non hanno nessuna intenzione di scrivere sulle scatole la parola “Mugello” se il prodotto non è lavorato effettivamente in Mugello. Sono dei professionisti. Sanno bene che si caccerebbero in un contenzioso legale spaventoso, con Regione Toscana e infine Ministero che bloccherebbero una mostruosità simile. Altrimenti, davvero, il prosciutto di Parma potrebbe essere prodotto a Empoli o Catanzaro.
L’Ortofrutticola del Mugello era, fino al 3 agosto 2020, un’azienda che produceva conto terzi al 90%. La scritta “Ortofrutticola del Mugello s.r.l.” compariva in piccolo sul retro delle scatole. Davanti invece, in bella mostra, c’era il marchio commerciale dell’azienda che li aveva commissionati.
A partire precisamente dal 26 dicembre 2021, giorno dell’annuncio ai sindacati della chiusura dello stabilimento, quel nome che era scritto in piccolo sul retro della scatola sta diventando sempre più grande. Sta diventando un marchio. Sta bussando per apparire in superficie, sul fronte della scatola. Opponendosi alla chiusura, le operaie strette nei loro giubbotti sotto la neve stanno creando per quel nome un valore in più che non c’era. Sì. Proprio loro, con questo fermo atto di resistenza, alternando la rabbia al sorriso, stanno ponendo le basi di una ricchezza di cui qualcuno comincia già a intuire la consistenza.
Non si è mai parlato tanto di “Ortofrutticola del Mugello” come in questi giorni. Negli ultimi dieci anni non si è mai parlato tanto di Marrons glacès come in questi giorni.
Un attimo. Fate un bel respiro e andiamo avanti.

Dato che amiamo fare le cose con calma e serietà, tra i mille servizi gratuiti già attivati per sostenere il Presidio dei Lavoratori c’è anche quello di chi redige professionalmente ogni giorno in formato digitale la rassegna stampa. Fa impressione ragazzi: ogni giorno ci sono dalle 10 alle 35 pagine di articoli che parlano di noi, di quanto sia forte, saldo, indissolubile il legame tra marrone e Marradi. Stiamo dicendo che questo lavoro per noi è vitale e che siamo pronti a tutto per tenercelo. E qui da noi, tutto significa: tutto.
Stiamo dicendo che qui facciamo un prodotto d’eccellenza, che questa è la sola ricchezza che abbiamo, che da questa attività dipende la vita di un intero paese. Per questo è così buono. Per questo è inimitabile. Per questo ci mettiamo tutta la cura che merita. Per questo è il migliore del mondo. Per questo è stato comprato.
Comprare una pagina intera di un quotidiano nazionale per farsi pubblicità costa migliaia di euro. Decine di migliaia. Un singolo passaggio televisivo ne costa centinaia. Viene il mal di testa a pensare ai milioni di euro che a un’azienda qualunque sarebbero necessari per comprare la visibilità che queste operaie stanno producendo gratis. Anzi: rimettendoci le ferie. Oggi dovrebbero essere a casa al calduccio invece che fuori sotto la neve, invece di fare i turni di notte al presidio davanti ai cancelli chiusi. Un giorno ci faranno sopra delle tesi di laurea per capire come sia stato possibile. Perché loro, anche se ancora non lo sanno, stanno producendo un valore che non c’era.

Io, che non sono nessuno, ieri ho fatto una call con TNI, associazione che rappresenta 40.000 aziende del settore Ho.re.ca. E mi hanno cercato loro.
Ve lo dico, ragazzi: un team di venditori potrebbe raccogliere in un mese ordini per i prossimi due anni.
Non solo le operaie, dopo l’indennizzo per il disagio e il riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto per il marchio, dovrebbero essere tutte assunte a tempo fisso, ma ancora non basterebbe la manodopera specializzata per stare dietro alla produzione. Del resto qui, prima che la pelatura fosse trasferita ad Avellino dal socio avellinese, c’erano altri 100 posti di lavoro. È ora di finirla. Il marrone è Marradi. Il territorio ha questa vocazione. Lo coltiviamo dal tempo dei romani, non siamo improvvisati.
Se Italcanditi vuole approfittare di questa opportunità non ha che da riaprire i cancelli il 10 gennaio.
Altrimenti ne approfitterà qualcun altro. Il momento è ideale.
Ci sono i fondi europei del PNR per le Aree Interne.
Ci sono aziende importanti e strutturate, imprenditori veri pronti a investire qui su un progetto stabile definitivo discutendo, vista la situazione locale, clausole di salvaguardia dei posti di lavoro.
C’è la regione Toscana attenta come non mai.
C’è tutta la filiera italiana dei prodotti tipici che sa di giocarsi la credibilità.
Ci sono alcuni spazi già disponibili, qui attorno.
Ci siamo noi, pronti a fare di tutto. E tutto, qui, significa: tutto.
Oggi è il 6 gennaio. Epifania significa, in greco, rivelazione, sogno, visione.
Buona Befana.
Walter Scarpi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 gennaio 2022



2 commenti
BRAVI
MA E’ QUELLO CHE DICO IO LA MATERIA PRIMA E’ PRODOTTA A MARRADI CHE SONO MARRONI DICO MARRONI NO CASTAGNE E QUINDI E’ MARRADI CHE DEVE FARE I MARRON GLACES.
NON SI PU0′ FARE IL BRUNELLO DI MONTALCINO DA UN’ALTRA PARTE….
…a volte da una sfortuna…possono nascere la forza e l’idea per qualcosa di nuovo e migliore per il territorio…ci vuole solo un po’ di coraggio e fantasia innovativa