MUGELLO – Fai un tentativo. Vai sulla rete, clicca “Mugello” e vedi cosa si apre. Finestre su finestre dedicate al Gran Premio di motociclismo, citazione di floridi agriturismi, notizie sul tempo. Se hai pazienza e ti immergi nella ricerca trovi anche altro. Una pennellata di storia, qualcosa sull’arte e sul paesaggio. Pennellate, appunto. Troppo poco per valorizzare un’identità culturale e ambientale di rara bellezza.
Altrove non è così. Spulcia i portali di Val di Chiana, della Val d’Orcia oppure della Garfagnana. Ti si para di fronte una cornice corale di comuni, di storie, di luoghi superbi da visitare. Hanno qualcosa di più o di diverso? Niente affatto. Sì, il paesaggio della Val d’Orcia venne considerato da un grande storico, Braudel, come il più emozionante del mondo, ma le colline del Mugello cariche di cipressi non sono da meno. Non sono da meno i tramonti, i castelli, le torri medievali, le opere d’arte. Il cibo.
Avanzo un’ipotesi. Non è che il Mugello ha perso – l’ha mai avuta? – l’idea di comunità? In effetti, siamo un esempio perfetto della teoria che il Metternich applicò alla penisola nel 1847: l’Italia non è altro che un’espressione geografica. Intendeva dire che mancava di un’anima, di un comune sentire, ognun per sé alla deriva. Il punto di unità del Mugello non possono essere né i tortelli di patate né l’autodromo. Serve di più, ma soprattutto è necessario che ciò che si ha, ciò che si è, venga pubblicizzato, “venduto”, in forma coesa, come un paniere di ciliegie. Non una cosa per volta separata dal cuore nel nome di un municipalismo declinato spesso in provincialismo. È un errore. Non porta profitto a nessuno. Se non vanti un’eccellenza universale – il vino del Chianti, ad esempio – e pretendi di giocare da solo, navighi nella bassa classifica, lotti per non retrocedere.
Il mondo è cambiato. Il turismo di nicchia si è allargato a nuovi orizzonti: più natura, cibi di qualità, sani, tour a piedi, in bicicletta, un’attenzione maggiore alla storia, alle radici, alle leggende che nel tempo sono fiorite. I pellegrinaggi sulla Via degli Dei lo dimostrano. Ecco, questa è la strada da battere. Unire le forze, progetti integrati, a cominciare dalla ciclabile che tocchi i comuni della bassa Sieve. E poi, ovvio, valorizzare i diverticoli dei percorsi maggiori: lungolago, Galliano e l’Osteria Bruciata; la via degli etruschi tra Frascole e Poggio alla Colla; la trafila garibaldina tra Gamberaldi, Palazzuolo sul Senio, la Futa, Santa Lucia e Montecuccoli, alle soglie della Val di Bisenzio; la Linea Gotica, naturalmente. Insomma, tela da tessere ce n’è in abbondanza. La condizione del successo è non chiudersi nelle particolarità e corredare l’insieme con la gastronomia e la leggenda.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 marzo 2019



1 commento
Caro Riccardo, penso che tu abbia proprio ragione! E’ per questo che anni fa registrai il dominio visitmugello.com; proprio per fornire una promozione del territorio organica e eterogenea, che mostrasse le molteplici -bellissime- facce del nostro territorio.
I vari impegni professionali mi hanno portato a lasciare a sé il portale ma sono disponibilissimo ad accogliere qualsiasi proposta e riprendere il lavoro mettendo a disposizione visitmugello.com
Scrivimi a [email protected] e ne parliamo
Giacomo