MUGELLO – Nel Mugello degli anni ’50 capitò che qualche parroco di campagna scambiasse una vecchia madonna di terracotta della chiesa con una più moderna in plastica e con l’aureola al neon.
La plastica era il materiale della modernità, il Moplen era pubblicizzato da Bramieri in Carosello e aveva fatto assegnare il premio Nobel per la chimica a Giulio Natta. In quegli stessi anni gran parte della campagna mugellana veniva abbandonata. In questa profonda rivoluzione economica e sociale che cambiò il Mugello della seconda metà del ‘900, ebbe un ruolo l’Autostrada del Sole, inaugurata nel 1960.
Mentre a Barberino sbarcava l’autostrada, a Scarperia arrivò il terremoto che mise a rischio il futuro del paese fino a quando il suo sindaco offrì condizioni favorevoli agli imprenditori che avessero trasferito le attività nel territorio comunale. Fu un successo, Scarperia iniziò una nuova vita, accrebbe il numero di abitanti e fornì posti di lavoro in tutta la zona fra le critiche dei sindaci confinanti che vedevano negli incentivi allo sviluppo industriale l’abbandono della linea
antindustriale del PCI locale.
Non ci volle molto tempo per capire che in Mugello, anche se in ritardo, stava arrivando il miracolo economico italiano; così Stalin fu finalmente considerato defunto a dieci anni dalla sua morte e i capannoni industriali diventarono l’indice visivo più evidente dello sviluppo del territorio.
Più spuntavano edifici industriali nel fondovalle, più c’era lavoro e benessere. Nella Galleria ideale della storia del Mugello, alle madonne di plastica andrebbero aggiunti gli edifici industriali.
Nel frattempo l’agricoltura ristagnava, non poche case coloniche venivano trasformate in residenze di campagna mentre alcune fattorie storiche, uscite dalla trappola della conduzione mezzadrile, stavano compiendo una coraggiosa migrazione trasformandosi in aziende agricole specializzate. Quasi sempre in allevamento bovino.
Inoltre l’abbandono dei territori di montagna e alta collina aveva creato una sorta di horror vacui che era stato colmato da numerose famiglie di pastori sardi, emigrati con le loro pecore, i formaggi e la ricotta.
Alla fine dello scorso secolo l’agricoltura della valle poteva dirsi già trasformata radicalmente; al crollo del numero degli addetti era corrisposto l’aumento della produzione agricola e zootecnica di qualità.
Veniamo ai nostri giorni, con le ultime vicende fra lo sviluppo dell’edilizia industriale e i tentativi di impiantare centrali a biomasse ancora in via di definizione nelle sedi politiche e giudiziarie.
Il tempo inquadrerà nella giusta luce le decisioni delle amministrazioni locali, ma una realtà concreta rimarrà per almeno un secolo davanti agli occhi degli abitanti del Mugello e di chi vorrà visitarlo: una gigantesca colata di cemento che ha ricoperto ottimi terreni agricoli e trasformato il nostro paesaggio.
La strada di fondovalle da Vicchio a Borgo san Lorenzo, a Scarperia, a San Piero a Sieve, si snoda in gran parte fra due muraglie di edifici industriali anonimi che rendono parte del Mugello indistinguibile dalla piana fra Sesto, Calenzano e Campi. Eppure gli indici economici nazionali sono esattamente opposti: la nostra agricoltura si sta affermando anche attraverso la trasformazione dei prodotti, i comparti agricoli e turistici sono gli unici a segnare percentuali di incremento mentre il settore industriale è caratterizzato da andamenti negativi. Il Mugello è ai primi posti per qualità di carne, latte, cereali ed è riconosciuto per il pane, i formaggi, i tortelli di patate e la pasta fresca in generale. Il turismo ha registrato presenze sempre più importanti grazie all’agriturismo, alle ville prestigiose in affitto, alla bellezza del nostro territorio in gran parte ancora salvo dalla distruzione del verde agricolo e, non ultimo, al recente miglioramento
qualitativo dell’offerta di ristorazione.
Si dice che i giacimenti culturali e paesaggistici siano l’incomparabile Grande Bellezza e la miniera d’oro del nostro Paese, beni unici, non riproducibili e non delocalizzabili.
E’ vero, a condizione che si faccia in fretta una scelta di campo, la fabbrica e il magazzino non convivono con gli orti e i giardini; è indispensabile non abbandonare lo sviluppo del Mugello all’improvvisazione imprenditoriale di eventuali e futuri ex amministratori (però con i soldi pubblici).
Salite per la strada del Giogo e guardate in basso; avrete la visione del degrado
edilizio nelle sue reali dimensioni, una specie di polipo che continua ad estendere i
tentacoli.
Valeva la pena di cementificare tutto quello che abbiamo cementificato? Quanto benessere e posti di lavoro abbiamo ottenuto in cambio?
Per una valutazione razionale, sarebbe interessante compiere un censimento degli immobili industriali, evidenziando quelli non utilizzati o sotto utilizzati, indicando il fatturato unitario prodotto e il numero di dipendenti occupati per metro quadro cementificato.
Il territorio ha un valore immenso che da noi, ex contadini prudenti e talvolta poco propensi all’innovazione, non è ancora compreso appieno; per non sprecarlo dovremo vincolarne l’uso a severi parametri di valutazione.
Come il futuro non è più nella plastica, non lo è nel cemento e nella fabbrichina. Nicholas Negroponte affermava già nel 1995: “l’economia del futuro è fatta dai bit, non dagli atomi.”
E noi nel futuro ci siamo.
Renzo Bartoloni
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 luglio 2020




3 commenti
Una delle grosse minacce alla bellezza e vocazione del mùgello è sicuramente il parco eolico industriale sui crinali tra sorella e villore. Sicuramente l’inizio delle pale su tutto il crinale
Costruire nuovi capannoni accanto a capannoni abbandonati, come alla Torre zona ex Samoa, costruire nuove case accanto a case abbandonate che crollano, come si vede ovunque nel Mugello, insistere con speculazioni industriali impattanti, come lo scellerato megaimpianto industriale eolico, questi sono i crimini di cui si sono macchiati e continuano a macchiarsi i politici locali e i loro elettori. Peggio della guerra, peggio del terremoto, la sciagura più grande è la miope avidità e la malafede della classe politica egemone.
Non solo il cemento rovina il Mugello…adesso anche le piccole vallate secondarie del nostro territorio sono interessate dalla distruzione…l’impianto di coltivazioni intensive che sta interessando la valle di Corella per esempio ha sicuramente un impat maggiore di quanto potrebbe avere l’kmpianto eolico in programma sul crinale, ettsri e ettari di territorio distrutti con l’uso di ruspe e caterpillar alla faccia di un PIT regionale che dovrebbe salvaguardare il paesaggio, senza contare il disagio per ben due estati rovinate dal continuo rumore.