MUGELLO – Su invito degli amici, il direttore de “Il Filo” dott. Paolo Guidotti e il coordinatore del “Comitato Sviluppo del Mugello” ing. Giuseppe Moschi (articolo qui), propongo alcune riflessioni sull’argomento della ripartenza post Covid-19.
Scrivo queste brevi note in una fase ancora emergenziale, senza alcuna certezza sui tempi di normalizzazione e sulla reale portata degli effetti della crisi attuale sulla società italiana e sulla nostra comunità locale, che già da ora si preannunciano molto seri. In questa fase di forzata limitazione delle libertà costituzionali è possibile fare alcune considerazioni.
In primo luogo, a mio parere, occorre non rendere vana l’occasione che le circostanze di difficile emergenza ci presentano per riscoprire i valori fondamentali della convivenza civile e per rivedere le priorità di ciascuno e della collettività.
Una visione nuova che abbia come principio ispiratore la centralità della persona umana (1). Una visione nuova per mettere in atto comportamenti conseguenti nel segno della responsabilità, della sobrietà, della moderazione, della ricerca dell’essenziale, della giustizia sociale. Una visione nuova che si rifletta sull’impostazione economica, focalizzandola su quella reale, del lavoro, come peraltro previsto dalla nostra Costituzione (2), non su quella finanziaria, virtuale e impersonale, che non risponde ad alcuna etica, se non quella del proprio interesse. Una nuova consapevolezza sugli acquisti di beni e servizi, che porti ad escludere quelli risultato di una esasperata rincorsa alla produzione (attualmente, per la maggior parte, di cose inutili quando non dannose), nel tentativo di inseguire una crescita a tutti i costi, mediante lo sfrenato incremento dei consumi, in grado di generare, in ultima analisi, solo rifiuti e inquinamento, di far concentrare la ricchezza nelle mani di pochi e di far aumentare a dismisura le disuguaglianze.
Dopo un evento così tragico, la “ripartenza” non potrà ricalcare semplicemente quanto è stato finora, ovvero l’asservimento, più o meno consapevole, delle persone, dei Governi e degli Organismi Internazionali al mercato e alle sue regole disumane.
Si dovranno liberare energie per la creazione di benessere favorendo e non ostacolando l’iniziativa dei cittadini (3), privilegiando i singoli e le piccole imprese, non con interventi assistenziali straordinari, eventualmente da mendicare ad una Europa matrigna, ma semplicemente mediante una fiscalità equa e non vessatoria, consentendo a ciascuno di vivere onestamente del proprio lavoro e di contribuire concretamente al progresso morale e civile del paese (4).
Occorre investire per una strategia a lungo termine di opere pubbliche sul territorio, violentato nel corso degli anni e da troppo tempo trascurato. In particolare, nei settori della sicurezza sismica degli edifici, della messa in sicurezza e della mitigazione del dissesto idrogeologico, della riqualificazione urbana, della mobilità sostenibile, delle risorse idriche, delle bonifiche dei siti contaminati, della tutela e della conservazione del patrimonio culturale e paesaggistico, del patrimonio agricolo e forestale. I benefici di tali investimenti, nel rispetto scrupoloso della compatibilità ambientale, avrebbero effetto immediato, essendo in grado di sviluppare fin da subito un circolo virtuoso, ma si protrarrebbero nel tempo anche e soprattutto a vantaggio delle generazioni future, oltrepassando le idee miopi del profitto e di meschini interessi elettorali.
È del tutto evidente che se si vorranno veramente ottenere risultati nella qualità della progettazione e della realizzazione delle opere, con tempi di esecuzione certi, dovranno essere superate le modalità attuali di gestione degli appalti, estremamente macchinose, generatrici di costosi apparati e di ridondanti adempimenti, all’apparenza garantiste della trasparenza e della concorrenza, basate, quasi sempre, sul solo criterio imprevidente del prezzo più basso.
Superata la sindrome SARS-CoV-2, il nostro paese dovrà necessariamente guarire, tra le altre patologie delle quali è affetto, da quella del “bollo tondo” (5) , che anche in questa situazione di grave emergenza ha mostrato la sua sintomatologia cronica (a solo titolo di esempio, purtroppo non esaustivo, si veda la proliferazione della modulistica ministeriale per l’autodichiarazione degli spostamenti, avvenuta con una velocità paragonabile a quella della stessa diffusione del virus).
Senza un deciso cambiamento di rotta, senza una nuova visione dei rapporti tra uomo e uomo, tra uomo e ambiente naturale, tra stato e cittadino, tra stati e organismi internazionali, questa dolorosa esperienza sarà stata solo la prova generale della catastrofe annunciata.
Luigi Paoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 Aprile 2020
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(1) Benedetto XVI, Caritas in veritate, 47, 29 giugno 2009, Solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
(2) Costituzione della Repubblica Italiana Art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
(3) “Il nemico della libertà è il totalitarismo di Stato. Si parla sempre di diritti dello Stato come fossero diritti sovrani e superiori a
qualunque altro diritto mentre la verità è che prima viene l’uomo e poi lo Stato” Alcide De Gasperi, Roma, Teatro Brancaccio, 23
luglio 1944 (da: Il Popolo, 25 luglio 1944, n. 48).
(4) Costituzione della Repubblica Italiana Art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni
che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta,
un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
(5) Il capitano Castelli dell’Ufficio Maggiorità, detto “Bollo Tondo”, personaggio del film “La grande guerra” di Mario Monicelli (1959)
interpretato da Bernard Blier.



