
MUGELLO – Fusioni amministrative fra comuni, a volte sognate, in un caso fatte e in altri bocciate. All’orizzonte si profila uno scenario indecoroso fra leggi per il finanziamento, contributi effettivamente concessi e riscossi però con lo spettro, per qualcuno, di ottenere solo un pugno di mosche. Una brutta pagina scritta dalla politica, in questo caso nazionale, che azzera le promesse e torna alle premesse, con il taglio delle risorse concordate. Tutto come una barzelletta.
Eppure la parola era data. Corroborata da norme e atti che sancivano l’impegno statale a versare nelle casse comunali quanto legiferato, per aver dato seguito ad una fusione amministrativa. Ecco ripartiamo da qui, con l’amarezza di dover constatare come l’unione fra gli ex comuni di Scarperia e San Piero a Sieve, oggi Scarperia e San Piero, debba ora scontrarsi con un voltafaccia clamoroso mirato a tagliare i contributi previsti dagli accordi sottoscritti e ratificati. Così la rata del finanziamento atteso subirà una decurtazione di 400 mila euro. Dal punto di vista popolare, cioè quello di tanti di noi con poca cognizione dei meccanismi governativi, tecnicamente appare come un’operazione di raschiamento del fondo di un barile logorato, spolpato negli anni. Oggettivamente una furbata, ignobile.
Quando la politica non riesce a mantenere, intendiamoci subito, non le promesse ma gli impegni sottoscritti allora diventa impossibile chiedere ai cittadini la fiducia ed il rispetto nelle istituzioni. Ed è questo, parola più e virgola meno, il concetto che il sindaco Federico Ignesti ha espresso all’indomani della mazzata giunta nella posta comunale. Una presa in giro fatta con un umorismo sardonico tendente al sadico. Senza parole.
Non rammento se il taglio di queste risorse decurti l’ultima rata, attesa alla fine del quinquennio dalla fusione. Certo 400 mila euro sono tanti, ma altresì pochi se cumulati nel paniere dell’intero contributo ricevuto. Insomma, non spiccioli ma neppure una cifra che evochi la bancarotta per il comune. Ed è giusto ricordare come la fusione amministrativa fra gli originari comuni di Scarperia e San Piero a Sieve abbia prodotti ineluttabili benefici per la cittadinanza. Notevoli sono stati gli investimenti che hanno migliorata la viabilità, le strutture scolastiche e pubbliche in generale oltre all’abbattimento dei canoni sui mutui pregressi. Progetti impensabili e irraggiungibili se la fusione dei due comuni non avesse avuto luogo.
Sicuramente quella fu un’operazione che a tutti non piacque e, probabilmente, ancor oggi avrà qualche nostalgico pronto a rinverdire la propria riottosità per una decisione ritenuta dettata chi sa da chi. Tuttavia un referendum popolare ne sostenne le ragioni. Sicché nel rispetto per il pensiero degli scontenti non commento il loro arroccamento sull’immutabilità della geografia amministrativa locale. Aggiungo però, come la fusione fra questi due comuni sia stato l’unico atto istituzionale di rilievo, per il nostro territorio, nella contemporaneità, cioè dalla proclamazione della Repubblica.
Peccato, così la procedura amministrativa si porterà dietro questa nefandezza tuttavia del tutto secondaria rispetto agli aspetti positivi, ormai consolidati, della fusione stessa. Nessun rimpianto per quanto fatto, era la scelta giusta. Poi, siccome sui social media circolano commenti gratuiti è opportuno chiarire: in quel caso la fusione dei due comuni non venne né ideata e né richiesta dal PD. Insomma, storia e non gossip.
Gianni Frilli (Foto: Fotocronache Germogli)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 luglio 2019





