Mi è stato chiesto di scrivere un pensiero di augurio per il Natale 2014.
Cari amici,
come trovo difficile quest’anno scrivere un augurio di Natale da un letto dell’Istituto Tumori dove mi trovo per cure mediche, lontano dalla famiglia e dalla missione africana di Wamba dove ancora adesso la comunità mi aspetta per celebrare insieme…
No, non è facile.
Un augurio lo esprime uno che sta bene per un evento importante che sta per arrivare in famiglia, nella scuola, sul lavoro.
Ecco allora che mi domando: -“che cos’è il Natale, perché il Natale?”-
Nella tradizione e cultura cristiana sappiamo che il Natale è la celebrazione della nascita di Gesù Cristo, salvatore del mondo.
Ed è comune sentire il commento su questa festa piena di fascino:
-“che bello il Natale!” – ma è quando si pensa alle luci, ai regali, al presepio, alle feste nelle famiglie e con gli amici.
No, non è giusta questa corsa alle cose esteriori e poco profonde.
Sarebbe come una caramella che si assapora, si scioglie e poi non rimane più niente.
Il Natale è la festa della Luce del mondo, è la certezza che Dio si è fatto realmente presente in mezzo a noi, l’Emmanuele-Dio-con noi, in un presente che non ha tramonto.
E’ l’umile nascita della verità e dell’Amore (Benedetto XVI)
Dio è venuto a condividere e a soffrire con noi ogni tragedia umana.
Sappiamo e vediamo che il mondo è malato con le spaventose degenerazioni delle bruttezze della vita, i disastri delle nostre culture, tradizioni, lotte religiose, persecuzioni, violenze.
In un mistero insondabile della vita umana, solo Lui è la fonte suprema di consolazione, di superamento e di ripresa.
Tanti atei e agnostici vorrebbero cancellare la festa di Natale dal calendario dei loro paesi, e diversi governi non permettono la celebrazione del Natale. Ma queste sono persone piene di odio e di rancori. Un noto medico italiano, Umberto Veronesi, ha proclamato recentemente che da quando ha scoperto il cancro nei bambini, non crede più in Dio…
Il Natale del piccolo Bambino è l’identificazione di Dio con la tragedia umana.
Lui, nel Cristo Salvatore ha assunto tutte le sofferenze dell’umanità e le trasforma in amore, conforto e speranza.
La venuta di Dio sulla terra è stata uno sconvolgimento di vita, di ricchezza e di potere.
E allora come vivere il Natale?
Da questo letto di sofferenza sono ancora più convinto che il Natale deve essere
la festa della rinascita, del perdono, della pace e della serenità.
Ogni segno natalizio che usiamo dovrebbe diventare veramente un segno di gioia e felicità sincera.
La gioia del Natale non la troveremo nel ripetere tante volte “auguri, auguri”, in pacchetti regalo o luci esposte, ma in un saluto sincero alle persone, nel perdono ad altre con cui non ci parliamo, nel prendersi per mano e stringerla forte per far sentire il calore che viene dal cuore.
Allora sentiremo il bisogno di partecipare alle funzioni e alle s. Messe per ricevere e capire il Mistero annunciato al del Bambino Gesù fatto uomo per salvarci e liberarci tutti dal male.
Grazie a tutti voi che in questo tempo mi sostenete col vostro affetto, con la vostra umile e costante preghiera che non cessa mai.
Farà Dio questo miracolo di guarigione? Io spero sempre…
Offro a Lui ogni giorno la mia sofferenza, la forza della mia fede e speranza incolmabile.
In questo contesto, auguro a tutti col mio ricordo e affetto un felice e santo Natale.
p. Franco Cellana Imc
Afrika Jipe Moyo (Africa, abbi coraggio!)
NEWS LETTER 20 DICEMBRE 2014
“Che cos’è la Speranza?
Speranza significa forza di rinnovare il mondo” (don Tonino Bello)
Cari amici di Afrika Jipe Moyo,
non immaginava padre Franco arrivando in Italia subito dopo Pasqua, di essere qua ancora a Natale.
Prelevato con la massima urgenza per venire a curarsi a Milano all’Istituto Tumori in aprile, ha affrontato i cicli di terapie con energica vitalità, convinto di poter ripartire entro pochi mesi per tornare là dalla sua gente, i nomadi Samburu di Wamba nel nord del Kenya.
Un bagaglio leggero, per un periodo relativamente breve, e per tornare presto a dirigere il grandioso progetto dell’acqua, ad inaugurare il nuovo camion militare per approvvigionare le lontane manyatte, alla pastorale nei clan familiari, nelle scuole, con i disabili, alla grande sfida di instaurare finalmente un dialogo con gli anziani e i giovani moran per l’inizio di un nuovo cammino spirituale e umano di comunione.
Quanti programmi e progetti piccoli e grandi…
Non immaginava padre Franco di aver a che fare con un nemico tanto forte e subdolo.
Una serie di complicazioni recentemente gli hanno causato momenti di criticità e di fatto lo hanno stoppato fisicamente e costretto a rimanere a Milano per affrontare nuovi cicli di cura.
Ma il suo spirito non crolla, la forza della sua fede che si traduce in speranza viva, è alimentata anche dalla vicinanza dello straripante stuolo di amici, parenti, famiglie, comunità che lo sostengono con una incessante cordata di preghiera, che egli ha affidato a tutti per aiutarlo in questa difficile prova.
Neppure noi potevamo immaginare che il Natale di quest’anno ci ponesse di fronte a questo evento, lasciatemelo dire, infinitamente triste, di sapere padre Franco lontano dalla sua gente, in questi giorni di avvento quando là in Africa le attività del Natale sono tanto intense e significative.
Possiamo facilmente immaginare il turbine di emozioni, il peso, l’offerta, il sacrificio, che p. Franco in questo momento sta vivendo nel suo intimo.
Quest’anno il Natale ci pone l’accento sulla sofferenza.
P. Franco, abituato a consolare, accogliere, curare fisicamente e spiritualmente una moltitudine di derelitti, ci scrive la sua lettera natalizia da una diversa angolazione, la condivisione totale con i sofferenti del mondo.
La sua umanità lascia trapelare la difficoltà di gustare nell’attuale contesto, la bellezza e la leggerezza del Natale, ma la sua fede incrollabile ci richiama all’essenziale e fa riflettere.
Insieme ci giunge anche il report sul Progetto Educazione al quale Afrika Jipe Moyo ha dato la priorità in questo tempo, progetto che p. Franco può continuare a coordinare grazie alla presenza di Nancy direttamente sul campo.
Con quale spirito affrontare allora questo Natale alla luce anche delle parole di padre Franco?
Visto che l’ingerenza della sofferenza con le sue tante sfaccettature è così incisiva nella vita degli uomini di ogni tempo, è importante sentirsi insieme, aiutarci, ascoltarci, condividere, ed essere l’uno per l’altro consolazione e conforto.
P. Franco ci insegna questo atteggiamento di vita con la sua vita.
Oggi è il momento di ricambiarlo.
E’già un oceano l’affetto che si fa cerchio intorno a lui, lo sostiene, e gli dà grande respiro e coraggio.
Il coraggio anche di continuare a portare avanti da qui ciò che ha dovuto lasciare all’improvviso, mentre la sua gente, i suoi poveri, i bambini, le donne, lo aspettano e innalzano a Nkay la loro preghiera fiduciosa.
Esprimerei un desiderio per questo Natale:
restate con noi, a fianco di padre Franco, affinché la nostra fontana della carità possa continuare ad essere sorgente di speranza, quella speranza che abbia la forza di cambiare le cose e rinnovare il mondo.
Grazie di cuore e Buon Natale!
Antonella Bertaccini (presidente)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Dicembre 2014





