BORGO SAN LORENZO – Fulvio Boni è certamente un importante testimone del ‘900 e dei primi anni Duemila in Mugello, sia come imprenditore sia come politico. Nato nel 1938, nel 1969 ha fondato la Fasep, un’azienda che, sempre rimasta nel centro del paese di Ronta, è diventata un importante riferimento nel settore dei macchinari e attrezzature per equilibratura e assetto ruote, e pochi anni fa ha festeggiato i 50 anni di attività.
Ci racconta la storia della Fasep?
“Abbiamo iniziato con degli studi per rispondere ai problemi delle equilibratrici ruote elettroniche. Nel settore c’erano anche altre attività, nostri concorrenti; ricordo che all’inizio io stesso andavo da tutti i clienti. Dopo 4-5 anni abbiamo ampliato l’attività agli assetti ruote, e forse quella è stata l’intuizione: ossia semplificare la rilevazione degli angoli delle macchine, della convergenza e della campanatura. Un’intuzione importante che anche oggi, nonostante l’avvento dell’elettronica e dei microprocessori, ci permette di adottare dei sensori per rilevare gli angoli delle ruote, naturalente più precisi, ma che si basano sempre sul concetto che avevo intuito osservando quello che facevano già allora i meccanici. Questi, infatti, per fare la convergenza delle ruote anteriori e posteriori tiravano dei fili paralleli esterni e poi andavano a misurare la differenza tra quel filo che loro mettevano e le ruote, con la loro inclinazione”.
E voi come l’avete sviluppato?
“Lasciando il “filo” (divenuto poi un ‘filo’ immaginario, parallelo all’auto), mettendo inizialmente un sensore davanti che poi spostavamo e che faceva anche la campanatura. Poi i sensori diventarono quattro, riuscendo a rilevare tutti gli angoli. E questo si fa ancora allo stesso modo, anche se con l’elettronica, ma quello fu l’impulso, la svolta. Basti pensare che anche adesso la Ferrari, nella Formula 1, utilizza sostanzialmente la stessa tecnica. Ricordo che alcuni anni fa, al circuito del Mugello, abbiamo fatto delle prove con le nostre attrezzature sulle vetture Ferrari da Formula 1. All’inizio ottenevamo valori completamente sballati e non capivamo perché. Per fare le prove, alla vettura da Formula 1 veniva installato un frontalino con due agganci per creare due rette parallele, solo che a noi i valori non tornavano, dovevano essere precisi ai decimi di millimetro. Poi alla fine scoprimmo che le loro misure erano sbagliate di 4-5 centimetri. Una volta capito il problema le cose andarono bene, e parlammo anche della possibilità di fare dei lavori e delle attrezzature per le loro vetture da corsa, ma poi in Ferrari sono cambiati alcuni dirigenti e non se ne è fatto di niente. E anche adesso, comunque, noi collaboriamo con concessionarie Ferrari, ad esempio nella zona di Modena”.
Voi siete riusciti a fare impresa rimanendo a Ronta, in un paese; e tra l’altro la vostra fabbrica è integrata proprio nel centro della frazione. Quali limiti avete trovato?
“Ci sono vantaggi e svantaggi ad essere fuori dal centro. Essere integrati nel paese ti permette di essere più appetibile per la manodopera locale, alla quale garantisci una migliore qualità della vita. Tra gli svantaggi metterei i problemi legati alla viabilità”.
Secondo lei cosa manca al Mugello per fare impresa?
“Se parliamo di imprese rivolte alla città di Firenze manca, come detto, la viabilità, il collegamento con Firenze andrebbe modernizzato. Io sono sempre stato favorevole alla bretella Barberino Incisa: avrebbe dato la possibilità di fare delle uscite e collegare Borgo San Lorenzo e il Mugello, poi purtroppo l’ipotesi è stata accantonata, ma si sente ancora l’esigenza di avere una viabilità interna longitudinale, più veloce e più moderna. Sarebbe importante soprattutto per le piccole imprese. Nel caso di imprese che lavorano con l’estero il problema è invece quello dell’aeroporto, ancora Firenze è poco servito”.
Ci indichi un aspetto positivo del Mugello dal punto di vista delle imprese.
“Credo sia la possibilità di trovare facilmente manodopera, nel senso che le persone della zona, se hanno la possibilità di lavorare rimanendo in Mugello, la colgono volentieri. Se poi servono determinate professionalità specifiche possiamo formarle in azienda. Per noi ad esempio è molto importante la vendita all’estero, che presuppone anche un insegnamento al cliente e un’assistenza tecnica alle macchine. In questi aspetti, se individuiamo la persona adatta, siamo disposti a formarla”.
Dicevamo che la vostra azienda è integrata nel paese di Ronta, ma com’è cambiato il paese in questi anni?
“L’ho visto perdere piano piano molte attività, il rischio adesso è diventare un paese dormitorio”.
Come è nato il suo impegno in politica?
“Risale a tanti anni fa, quando avevo diciotto anni. Ricordo che ero un simpatizzante, un tesserato Dc. A Ronta c’era Igino Rossi, uno dei calzolai del paese, che era nella sinistra Dc; avevamo un rapporto molto bello, si parlava spesso di politica e ci si confrontava. È grazie a lui, che era stato anche nel Comitato di Liberazione Nazionale, che ho fatto tanta esperienza. Lui aveva la tessera della Dc fin dalla fondazione. Prima di morire volle lasciare a me l’originale, che conservo ancora.

Io sono sempre stato andreottiano fin dall’inizio, da quando avevo 18 anni. Ricordo che una volta fui invitato da Andreotti che venne a Firenze, perché non aveva ancora una rappresentanza politica della sua corrente. Il primo politico andreottiano di livello nazionale, della nostra zona fu invece Tommaso Bisagno, di Signa, con lui sono stato molto amico”.
Lei ha iniziato a fare politica alla fine degli anni Cinquanta. Cosa significava impegnarsi nella Dc allora a Borgo San Lorenzo? Che aria si respirava?
“Facevamo molte riunioni, ricordo che c’erano tre sezioni della Dc: Ronta, Luco e Borgo San Lorenzo, e io fui chiamato dagli iscritti Dc a fare il coordinatore mugellano. Sono stato consigliere comunale per due legislature, la prima con Lapi Luciano, la seconda con Lagi Roberto, altre due con Forza Italia fino a fare il ballottaggio con il sindaco Bettarini. Il mio impegno con la Dc fu comunque importante, è stata mia l’iniziativa di portare Andreotti a Borgo San Lorenzo. Io in quel periodo ero responsabile delle tre sezioni, Andreotti venne a Borgo e parlò al cinema Martinelli (articolo qui). Ma anche nella locale Dc, per una questione di correnti interne al partito, c’era chi non avrebbe voluto che io lo chiamassi in Mugello, allora infatti era forte la corrente della sinistra Dc. Invece l’iniziativa riuscì, ricordo che io gli regalai un libro di Tebaldo Lorini sulla cucina mugellana. Dopo pochi giorni Andreotti mi ringraziò dicendomi che l’aveva dato a sua moglie, e che questa gli avrebbe preparato qualche ricetta mugellana”.
Ci racconta un aneddoto in merito alla visita di Andreotti?
“All’epoca Tommaso Bisagno, onorevole, era sottosegrario alla Difesa. Ricordo che mi telefonò dicendomi che dovevo mandare qualcuno a prenderlo, perché sarebbe arrivato in elicottero, atterrando nella zona dell’ospedale (che ancora non era stato inaugurato ndr). Mi chiese di mandare una macchina, una persona fidata, ci mandai mio figlio, aveva da poco compiuto diciotto anni, stava prendendo la patente e aveva il foglio rosa, naturalmente informammo il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Borgo di tutta la questione”.
E come andò la serata?
“Il cinema era pieno, c’era gente anche all’esterno. Ricordo che avevo messo gli altoparlanti anche fuori, fu una cosa meravigliosa, sotto ogni punto di vista”.
E adesso che ci avviciniamo nuovamente alle elezioni amministrative, che suggerimento darebbe ai candidati?
“Io consiglierei loro di guardare al nostro territorio per cercare di farlo emergere e sviluppare. Fin da quando ero nella Dc, ho sempre avuto l’idea di cercare di limitare il pendolarismo verso la zona fiorentina, far diventare più autonomo il nostro territorio con delle imprese moderne che potessero farlo sviluppare di più; rientra quindi in gioco la viablità, che è fondamentale. Ricordo che una volta ebbi uno scontro in merito con Andreini, allora anche lui era nella Dc, era segretario della sezione di Borgo San Lorenzo, e il tema anche interno al nostro partito era quello di come favorire lo sviluppo del Mugello”.
Qual è stata la soddisfazione più grande che ha avuto? Sia in politica che nell’impresa…
“Come imprenditore mi reputo fortunato in quanto i miei due figli, Fabio e Fulvia, sono ambedue inseriti in azienda. Fabio segue la distribuzione commerciale in Italia e all’estero, Fulvia invece segue l’amministrazione e l’ufficio acquisti. Quanto a Fabio, avevo sempre cercato di tenerlo lontano dall’azienda, fino a che non ho avuto un’urgenza: avevo una persona che seguiva la parte commerciale con l’estero, una persona squisita, un ex ufficiale alpino della Julia e che conosceva inglese, francese e tedesco. In passato, infatti, aveva partecipato alla campagna di Russia, e una volta rientrato, essendo fedele al Re, era stato deportato in un campo di prigionia in Germania.
Questo collaboratore, purtroppo, morì improvvisamente. Fino ad allora mio figlio, che avevo mandato in Inghilterra a studiare inglese, era rimasto estraneo all’azienda, perché temevo che altrimenti non avrebbe finito gli studi una volta iniziato a lavorare. Però c’era da partecipare ad una fiera importante: allora gli dissi: “Bisogna che tu mi dia una mano: tu sai l’inglese, io so il francese, cerchiamo di fare questa fiera a Bologna”. Fu così che iniziò, e da lì non si è più fermato. Era il 1987 e mio figlio aveva 21 anni, ricordo che allora era un brillante studente di ingegneria che però iniziando a lavorare cominciò a diradare gli esami. Per tanti anni gli sono mancati un esame e la tesi, poi ha trovato la persona giusta per riprendere a studiare e qualche anno fa si è finalmente laureato”.
In politica qual è stata invece la sua soddisfazione più grande?
“È stata senza dubbio quella di avere fatto il ballottaggio a Borgo San Lorenzo. Ricordo un aneddoto in merito: una riunione di Forza Italia a Borgo San Lorenzo, eravamo io, mio figlio e Francantonio Tagliaferri. Forza Italia voleva candidare un consigliere provinciale che arrivava dall’Msi. Allora ero segretario di zona e decidemmo di non accettare quella candidatura, e che se non c’erano alternative mi sarei candidato io. Avevo capito che in quel momento Berlusconi era in auge, e infatti riuscii ad arrivare al ballottaggio: fu un’impresa. e una soddisfazione. Da Forza Italia Tommaso Bisagno e Paolo Bartolozzi mi telefonarono e si congratularono della mia performance”.
Qual è l’errore più grosso che fanno i nostri amministratori a suo giudizio?
“Ci sarebbero cose da rivedere su viabilità e sosta. Anche per quanto riguarda l’attraversamento di Borgo San Lorenzo, dovrebbero trovare una soluzione per portare fuori dal paese il traffico sulla direttrice Borgo – Vicchio – San Piero a Sieve. A volte per attraversare Borgo ci vuole quasi mezz’ora”.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Febbraio 2024








