
MUGELLO – E’ Giulia Berti (articolo qui) la vincitrice della edizione 2017 del Premio Dino Campana on line “La Poesia ci salverà” (articolo qui) con la sua opera “Girasoli”. La cerimonia di premiazione si è svolta nella sala del “Camino Grande” di Villa Pecori Giraldi. A consegnare i premi, con il presidente della giuria Rodolfo Ridolfi e i giurati, l’assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi, il consigliere provinciale di Ravenna Oriano Casadio e Silva Gurioli, ideatrice del Premio. “Siamo orgogliosi – ha detto Ridolfi – di tenere un premio così significativo a Borgo San Lorenzo, capoluogo dell’Unione dei comuni del Mugello e dell’Alto Mugello”

“’La poesia ci salverà’ è un titolo quanto mai appropriato – ha aggiunto l’assessore Cristina Becchi – perché la poesia è una delle forme di espressione più alte; una forma che tuttavia non rimane confinata tra gli addetti ai lavori ma che riesce ancora ad interessare e coinvolgere anche i giovani come l’iniziativa odierna dimostra. Questo è ancora più importante in un territorio come il nostro, che della cultura ha fatto uno strumento di identità”.

Seconda classificata Elisabetta Zambon con “Richiamo” e terza Paola Carmignani con “Inesorabilmente”. Momenti particolarmente suggestivi sono stati quelli della lettura dei testi delle poesie affidati a Mirna Gentilini, Monica Guerra e Riccardo Monopoli e soprattutto “la musica della parola” che il poeta Pier Luigi Berdondini ha regalato ai presenti con “La Speranza” di Dino Campana e la sua lirica Babelè.
Girasoli, di Giulia Berti
Girasoli, superstiti all’anno,
non vi ripiantaron, ma saldi
e memori, grazie all’estate,
che inverno potere non ha
se si ha una più forte ragione
-il Sole- a tirarci su,
al sole serbaste quel seme,
pienezza che esplode sublime,
fedele alla propria promessa,
nei dì che la nuda bellezza
è impavida al freddo che fa.
Insieme a ciò che donate
di innato biondeggiante al cielo,
di più risplendono in voi
tenaci i no che diceste
ai giorni di morte sotterra.
Di quelli vi resta un sussurro,
nell’oro donato all’azzurro,
che sento e che serbo nel cuore
per quando dal mio sottosuolo
del sole non ricorderò.
Che siate la luce che manca
nel buio delle notti cieche,
arrese al nulla che assorbe.
Che siate la vita che resta
-fedele alla mia infedeltà-
e sverna attendata nel cuore,
portando il vino di festa
da dove il giorno non muore.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 settembre 2017


