
BORGO SAN LORENZO – Incontrarsi con il suo Signore nel giorno della Canonizzazione di Nunzio Sulprizio, giovane santo operaio e per giunta con legami familiari con Borgo San Lorenzo, e di Paolo VI, credo sia stata una “coincidenza” che ha reso l’avvenimento ancora più bello! L’espressione del volto, quella tipica di quando Carlo era intimamente soddisfatto, sembra proprio avvalorare questa interpretazione.
Carlo, Carlino per gli amici, aveva cominciato a lavorare da molto giovane. Frequentava i salesiani, sia l’oratorio che il gruppo di Presenza operaia, la Misericordia, poi la Pieve e, soprattutto, Cavallico dove ha profuso una grande mole di lavoro. Nel mezzo il matrimonio con Maria che – per così dire – è stato un ulteriore impulso alla generosità. Non ricordo un’occasione nella quale Carlo e Maria abbiano risposto negativamente ad una richiesta di aiuto!

Gli ambienti che frequentava li considerava suoi, non nel senso del possesso, ma come un’estensione del suo affetto e delle sue cure.
Le riunioni, soprattutto il loro stanco ripetersi, non era il suo forte. Lui aveva la sua fede e la sua disponibilità. Questa era tutta la sua teologia che, a me pare, oggi avrebbe bisogno di essere parecchio valorizzata.
Quando ho saputo della sua morte mi sono venute a mente alcune parole di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” assassinato dalla mafia: “Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”.
Grazie Carlo per avermelo sussurrato per tutto il corso della tua esistenza.



