
MUGELLO – Massimo Biagioni, socialista, del PSI segretario di zona qualche decennio fa, ha scritto per “Il Filo” un ricordo di Paolo Bartolozzi, democristiano, scomparso pochi giorni fa. E’ un ricordo di Bartolozzi e di un modo di far politica in Mugello, un modo che ora non c’è più. Una riflessione e una testimonianza sicuramente interessanti.
Ricordare Paolo Bartolozzi è tornare ai riti della Prima Repubblica, cosiddetta, e chi non c’è stato dentro, in quei riti, in quegli anni, in quei partiti, dubito possa capire il senso di rispetto, di serietà, di approfondimento che ispiravano i nostri comportamenti, amici a nostro modo con interessi e idee diverse, ma amici che tessevano una tela personale che non si sarebbe mai rovinata. Un modo e un modo diverso, naturalmente con le pecche del caso e che magari rivaluti perché insieme a loro rivaluti, e rimpiangi, i tuoi trent’anni o giù di lì.
Bartolozzi era un frugolo, piccolo, voce leggermente nasale, scanzonato, sempre pronto a scherzare; nato e cresciuto nella federazione della DC in Via Cavour, si occupava degli enti locali perché segretario organizzativo. Nel Mugello e nella Val di Sieve egemonizzati dal PCI, c’erano una serie di comuni di frontiera dove le maggioranze si giocavano su pochi voti, sullo spostamento di qualche famiglia, e dove l’ideologia non di rado si faceva da parte per far spazio alle candidature. E così conquistò Londa, lui originario di Rufina e passò il testimone a un suo compagno di partito alla prima occasione; così ci disputavamo San Godenzo e anche l’Alto Mugello, comuni che imponevano accordi tra i partiti per evitare il rischio di rimanere fuori dal Consiglio. Allora c’erano gli incontri, le cene, tra due delegazioni, e Paolo animava sempre a suo modo le serate. Vuoi con la presenza di Bruno Cavini, nume tutelare della montagna, sia con Angiolino Tredici, barberinese, esponente di spicco della DC della vallata, riconosciuto per le assolute qualità umane.

E il buon Angiolino Tredici lo redarguiva spesso per salvaguardarne l’indipendenza e la libertà di poter dire quello che ci aggrada. Più che della corrente di base o dei morotei o andreottiani, ai nostri livelli contava l’affetto; a quel ragazzo sempre in movimento con il passo giusto e le ambizioni giuste, Tredici raccomandava: “Fai politica ma studia, non dipendere mai dagli altri, fai che se finisce tu abbia sempre un’alternativa”. Un padre, un fratello maggiore, fatto di una pasta che anche a quei tempi cominciava a scarseggiare; erano lezioni di vita anche per noi coetanei di un altro sentire.
Poi Bartolozzi spiccò il volo, dentro le correnti, a suo agio nei corridoi – e nelle sezioni – che qualche anno dopo avremmo ripercorso insieme in Palazzo Panciatichi, approdato in Consiglio Regionale prima in uno dei tanti spezzoni centristi e poi in Forza Italia. Disponibile, se non fosse un ossimoro, direi “compagnone” e tutte le volte che avevamo l’opportunità di incontrarci, per una legge, per una proposta, per un emendamento, era tornare indietro. Ridendo, scherzando, facendo le cose serie: ecco se ti diceva ‘me ne occupo’, beh, se ne occupava.

Poi l’Europa e tutte le beghe nel centrodestra che doveva gestire ci hanno allontanato e le opportunità di incontro si erano rarefatte, fino a perderci di vista. Tornato con la forza di un colpo allo stomaco di Stefano Galli, che ieri mi ha dato la brutta fine della sua vita, una di quelle notizie che fanno male. Per lui, per un tempo che sfiorisce, per un altro tassello della tua vita che se ne va. Ma magari è da qualche parte che ci guarda e ride di noi che parliamo e scriviamo.
Paolo che tu possa stare nella luce.
Massimo Biagioni
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 febbraio 2021


