
FIRENZUOLA – Il gruppo di associazioni che questa mattina (lunedì 31 Marzo, articolo qui) si è riunito per una conferenza stampa a Casetta di Tiara, nell’area del torrente Rovigo interessata dalla frana della discarica, afferma di aver presentato esposti alla Procura della Repubblica di Firenze e di Bologna, per chiedere che la magistratura faccia luce su quanto accaduto. “Nel 1971 – ha spiegato nel suo intervento Eva Pasquarella, della società agricola Ortotorto – in due mesi furono riversate nella discarica 60 mila tonnellate di rifiuti, dei quali, stando a quanto ci è stato detto, meno del 20% è finito nel fiume con la frana dei giorni scorsi. Per questo – aggiunge – chiediamo di fare presto, noi cittadini vogliamo una soluzione immedfiata. Sono passate – ha detto – due settimane, e quello che è stato fatto non è sufficiente, a mio avviso è praticamente niente. L’intervento deve essere rapido e coordinato. Escludere i volontari è stata una scelta forte”

Le ha fatto eco Filippo Lucherini, coordinatore del gruppo dei volontari, che ha parlato di una “bomba ecologica pronta ad esplodere”, e ha ricordato che è stata redatta una lettera aperta ai sindaci di Palazzuolo sul Senio e Firenzuola, che hanno emesso le ordinanze che vietano l’accesso all’area per la raccolta dei rifiuti. Lettera nella quale si chiedono spiegazioni sulla “pericolosità dell’area”, cui si accenna nelle ordinanze. Chiedendo chiarimenti anche in merito all’intervento in corso, per il quale sono presenti, vicino all’area di frana, alcune macchine operatrici: “Non c’è un cartello che dia le informazioni in merito al cantiere, qual è la modalità uitilizzata?”. Concludendo: “I volontari sono una risorsa preziosissima, sarebbe uno spreco lasciarli in panchina”.

Sono intervenuti poi anche Ivano Cobalto, presidente dei Cai di Imola, e l’avvocato Antonio Mancino di Imola, che su incarico delle associazioni ha redatto l’eposto presentato. “Alla Procura della repubblica di Firenze – ha detto quest’ultimo – c’è già un fascicolo aperto d’indagine, lo abbiamo presentato anche a Bologna per l’ovvio coinvolgimento del territorio. “Arpat – ha detto – parla di danno solo paesaggistico e non ambientale, speriamo che sia davvero così”.

Infine è intervenuta una cittadina, in rappresentanza delle attività della zona, che ha affermato: “Abbiamo dato tanto e non abbiamo ricevuto niente, adesso siamo stanchi. Hanno fatto del nostro territorio un punto da cui prendere e mai restituire. Per cinquanta anni – ha concluso – il percolato di questa discarica è finito nei nostri fiumi”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 Marzo 2025










