
BORGO SAN LORENZO – I sacerdoti ed i diaconi del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Marco Luigi Pucci, diacono della Cappellania Ospedaliera del Mugello:
La preghiera del cristiano. Il brano del Vangelo di questa domenica ci pone di fronte ad un altro dei temi importanti presenti in Luca: quello della preghiera. La preghiera è un elemento comune a tutte le religioni tanto che lo possiamo considerare un elemento costitutivo della persona umana, un essere aperto alla ricerca del trascendente. Tutti, in special modo chi è nella prova, sentono l’impulso a pregare. Tuttavia la preghiera che Gesù “insegna” ai suoi discepoli è del tutto peculiare e non trova, per certi versi, similitudini altrove.
Abbiamo chiuso, con domenica scorsa, il capitolo 10 di Luca dove abbiamo appreso da Gesù che la relazione si fonda sull’annuncio (l’invio a due a due); che questo annuncio è da portare al prossimo con cui siamo chiamati ad entrare in relazione qualunque siano le sue condizioni (lo sventurato soccorso dal Samaritano); che la parte migliore della nostra esistenza, quella che non ci verrà tolta, è proprio stare (come Maria) in relazione intima con Gesù che manifesta il desiderio di essere ospitato da noi, che subito sorge la domanda (posta dai discepoli) su come si debba pregare.
Questa domanda non è banale, soprattutto nel nostro tempo in cui ognuno si sente libero di pregare a modo proprio. Infatti la preghiera, come si desume dal Vangelo, è qualcosa che si impara perché qualcuno ce la insegna. Vediamo allora cosa possiamo apprendere da Gesù cominciando dall’inizio del suo insegnamento: “Quando pregate dite Padre”.
Questa apertura ci parla della sua relazione intima filiale con il Padre, non un dio lontano e trascendente ma concreto e presente, che è il cuore di tutta la vita e dell’annuncio di Cristo e che deve diventare anche la vita del Cristiano. Quel “dite”, messo come incipit, indica l’atteggiamento di fondo che si deve avere verso il referente della preghiera. Pertanto se pregare significa “dire” – cioè “relazionarsi al” − Padre, significa che la preghiera è una relazione, ed una relazione con una persona. Il Padre è una persona a cui mi rivolgo chiamandolo per quello che è. La preghiera quindi un rapporto personale fra un figlio e un Padre.
E questo implica che essa è qualcosa di enormemente più ampio che una semplice richiesta di cose. Non dimentichiamoci che in Luca questo insegnamento è inserito nel cammino che Gesù intraprende, ad un certo punto del suo mandato, e che lo porterà a spogliarsi di tutto per salire sulla croce (“non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” Fil 2, 6b-7).
Il primo atto è dunque quello di spogliarsi dell’unicità di essere Figlio e di farne partecipi i discepoli e, per estensione, tutti noi. Comprendiamo già da queste battute il tipo di relazione che Gesù è disposto ad offrirci a patto che noi siamo disposti ad accoglierlo nella nostra vita. Il cristiano ha dunque un rapporto con la Persona del Padre, che a questo punto non è solo Padre di Cristo, ma anche suo. Ciò implica una prospettiva completamente nuova rispetto a quella che ci può essere in qualsiasi altra religione, in cui il termine padre riferito a Dio ha pressappoco il valore di creatore, compassionevole, benevolo, ecc.
Il Dio del cristiano, la persona con cui ognuno di noi è chiamato a relazione con la preghiera del Padre Nostro, è il Padre di Gesù e, allo stesso tempo e in modo analogo, è anche il suo. Rispondendo quindi alla domanda dei discepoli Gesù non si limita ad insegnare una formula ma trasmette loro un’altissima rivelazione sul rapporto che intercorre tra Dio e loro. In ultima analisi imparare a pregare significa imparare che Dio è mio Padre e che con Lui sono chiamato ad un rapporto da Padre a figlio e viceversa; e ciò in senso reale, di reale figliolanza, analoga a quella di Gesù.
Il Padre è Colui che ci ha generato alla vita. Il Cristo è colui che ci eleva al rango di figli. Senza la prima dimensione, la paternità, non può esserci la seconda come afferma anche l’apostolo Paolo nella seconda lettura. Essendo la preghiera una “relazione” ad una persona − relazione che quindi va molto oltre ad una semplice richiesta di cose – non può che essere costante, insistente. Infatti il la preghiera del cristiano non termina con la formula recitata la mattina e la sera, ma si estende come atteggiamento, in tutti gli atti della giornata, anche se magari non sempre con la stessa intensità. Una profonda relazione affettiva non può essere a corrente alternata.
Si è sempre in relazione, anche quando non ci si vede o non si parla. Il nostro pensiero deve essere sempre rivolto a quella persona. Capita con i nostri figli: anche quando non pensiamo direttamente a loro, tutto della nostra vita (lavoro, scelte, tempo) è orientato al loro bene e al loro futuro.
Ma cosa è giusto chiedere? Anche questa è una domanda non banale. Gesù ci dice di chiedere quello che è necessario: che venga il Regno di Dio, che sia dato ad ognuno il necessario per il vivere quotidiano, che ci vengano condonati i peccati – a patto che di essere i primi a perdonare ai nostri debitori – e che non ci lasci soli nel momento della tentazione.
E queste richieste sono valide per tutte le nostre relazioni importanti. Nel mio caso vale anche verso tutti gli uomini e le donne che quotidianamente incontro nel mio ministero presso l’ospedale di Borgo, figure che sempre ho presenti quando dialogo con il Padre che sia in Cappella ospedaliera, negli spostamenti in auto o nella celebrazione Eucaristica. Chiedo sempre, con insistenza, che ottengano già su questa terra la pace del Regno, che abbiano il necessario per una vita piena e dignitosa, che sappiano fare ammenda dei propri errori con le persone che stanno vicine e che abbiano la forza di perdonare i torti che ricevono, e, infine, che trovino sempre conforto e una mano tesa a cui aggrapparsi nel momento della prova.
Questo è in quello che spero accada anche tra voi e me d’ora in avanti. Spero che mi accoglierete, come già fate, tra le persone da ricordare nelle vostre preghiere perché il mio servizio presso di voi porti molto frutto e lenisca le ferite di chi è nella prova.
Pucci Marco Luigi, diacono – Cappellania Ospedaliera del Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Luglio 2025






