
MUGELLO – Ogni domenica i sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa del giorno. Oggi è la volta di Luca Gentili, Diacono di Vicchio.
Nelle città dotate di mura perimetrali, come all’epoca in cui furono scritti i vangeli, accanto alle porte principali si trovavano spesso delle porte più piccole. Le porte principali (quelle attraverso cui passavano i carri dei mercanti, le carovane dei pellegrini, i drappelli dei soldati) venivano infatti chiuse alla fine del giorno per evidenti ragioni di sicurezza, mantenendo forse aperte delle porte laterali, più piccole e più facilmente presidiabili.
Nel Vangelo di questa settimana, San Luca ci narra che “insegnando per città e villaggi” Gesù era in cammino verso Gerusalemme. Aveva appena paragonato il regno di Dio a un granello di senape – piccolissimo, ma che diventa albero – e al lievito, che in poca quantità fa lievitare una gran quantità di farina. Un richiamo all’attenzione alle piccole cose, perché da queste crescono le grandi.
Questa volta, interrogato su quanti fossero destinati a salvarsi, Gesù prese lo spunto dal suo cammino verso la città santa, esortando a “lottare” per entrare dalla porta stretta del Regno.
Ma per noi cosa significa questa metafora? A quale porta fare riferimento? A quale momento? A quale lotta?
È la porta dalla quale si entra uno alla volta: non puoi passare in gruppo. Non passi perché sei fariseo come non passi se sei giudeo o greco, se uomo o donna. Non passi se sei fra i ricchi o i poveri, se borghese o proletario, se nero o bianco, se russo o ucraino, se palestinese o ebreo.
Entri se sei riconosciuto.
Il padrone di casa fra coloro che bussano riconoscerà gli amici dai nemici. Gli amici di Dio non sono quelli che l’hanno visto nelle piazze, che hanno condiviso solo uno spazio o un tempo o un’etnia: coloro che hanno assistito senza andare incontro al Cristo, per quanto dall’apparenza tanto piccolo ora, e che non hanno aiutato gli altri ad incontrarlo; quelli che nel cuore hanno prima di tutto se stessi, che ancora e ancora replicano il peccato d’origine e che vogliono essere come un Dio senza Dio, quelli son coloro che non saranno riconosciuti.
È la porta che si apre al calar delle tenebre: il tempo s’è fatto breve e chi resta fuori, rimane nell’angoscia; chi crede di aver diritto all’ingresso dovrà rendere conto al padrone del proprio operato ma prima ancora dal cuore che genera le opere. Prima di contare quanti si salvano, conta i tuoi giorni, le tue ore, conta i battiti del tuo cuore: per chi batte davvero?
Attraverso la porta grande non batterà il tempo la parata militare, come sulla strada larga lo striscione spinto avanti nella marcia per la Pace. Non c’è bandiera che dia diritto a passare da quella porta.
È la porta stretta, dove i superbi non entrano. Invece c’è un uomo, piccolo come un seme di senape in attesa di essere piantato nel nostro cuore e divenire rifugio di molti altri piccoli. La conoscenza intima e feconda del Signore, che ora deve entrare in Gerusalemme – nel cuore d’Israele- ben sapendo che ad attenderlo sarà la croce, questo fa la differenza. Una conoscenza che non è semplice condivisione di un tempo e di uno spazio, ma contemplazione e conversione. Colui che fa entrare nel regno di Dio cambia l’apparenza in verità: chi accoglie in umiltà nel proprio cuore il Salvatore troverà la porta aperta.
Luca Gentili, Diacono di Vicchio
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 agosto 2025






