SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Antonio Cigna, parroco di Scarperia, Sant’Agata e Fagna.
“E preso un bambino lo pose in mezzo a loro…”
Farsi bambini un esercizio di fiducia e di libertàMarco 9,30-37
«Per la via i discepoli avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro… ».
Meditazione
Dopo aver percorso in lungo e in largo la Galilea e i territori limitrofi, accompagnato dai suoi discepoli, il Signore Gesù inizia a dirigersi verso Gerusalemme mentre annunzia loro che dovrà essere ucciso e che dopo tre giorni risorgerà. La premonizione della sua morte cancella ogni possibilità di realizzazione dei sogni dei discepoli i quali fantasticavano la fondazione di un regno con Gesù sul trono e loro sistemati nei posti chiave del potere.
Ma questo annunzio di morte non viene in considerazione dai seguaci del Signore che lungo la strada continuano a discutere tra loro chi dovesse essere più grande, più importante, più potente.
Questa volontà di potenza, questa fame di potere abita anche in noi ed è un veleno che deturpa e abbrutisce le circostanze dell’umana convivenza; il desiderio di contare di più non riguarda solo i potenti del mondo ma ci tocca tutti e incide nei nostri rapporti di coppia, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nelle nostre società. Ogni volta che vogliamo avere l’ultima parola, ogni volta che tendiamo a controllare i nostri cari, ogni volta che pratichiamo delle esclusioni, ecc… noi siamo simili in tutto ai discepoli del Vangelo di oggi, che bisticciano per stabilire chi sia il più importante.
Gesù insegnava in stile peripatetico ma qui prende sul serio la situazione e li fa sedere, chiama vicino i dodici e gli si rivolge con gesti e parole: “se uno vuol essere il primo, sia il servo” e non si ferma qui ma aggiunge “servo di tutti”, senza limiti di appartenenza a gruppo, famiglia, popolo o meritocrazia. Ma ancora non basta, fa il gesto di mettere al centro un bambino. Il bambino è quindi posto come esempio paradigmatico del suo seguace.
Occorre qui dedicare un poco di attenzione alla valenza simbolica dell’infanzia che differisce sensibilmente tra il mondo attuale e il tempo in cui il Signore era nella storia. La mentalità contemporanea infatti idealizza il bambino rendendolo simbolo di innocenza (sebbene i bimbi manifestino spesso egoismi e talvolta anche cattiveria), ma la cultura del popolo ebraico (e di moltissimi popoli coevi alla pagina evangelica) dava ben poca importanza e pochi diritti all’infante, che era preso in considerazione solo dopo il rito “bar-mizvà” (circa 13 anni) che rappresentava un ingresso nella comunità degli osservanti. Il piccolo era dunque poco considerato ed era simbolo di debolezza, di poca importanza, ma anche di abbandono fiducioso.
Gesù propone come modello il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole… ma anche il più amato! Il bambino conosce poche cose come i giochi gli abbracci, non ha studiato all’università… ma conosce come nessuno la fiducia, e si sa affidare. E Gesù ce lo propone come paradigma!
Chiedo aiuto alle parole di due santi per continuare la meditazione, San Leone magno che senza potere e senza esercito incontrò Attila e Santa Teresa di Lisieux (alias Santa Teresa di Gesù bambino) mistica ottocentesca. Negli scritti di Santa Teresa si legge «Sono soltanto una bimba, incapace, debole, eppure la mia debolezza stessa mi dà l’audacia di offrirmi al tuo amore, Gesù!» San Leone dice «Tutta la pratica della sapienza cristiana non consiste né in abbondanza di parole, né in abilità nel discutere, né in appetiti di lode e di gloria, bensì nella sincera e volontaria umiltà che il Signore Gesù Cristo ha scelto e insegnato con ogni mezzo»
In conclusione non possiamo dimenticare che l’annunzio dato ai discepoli non contemplava solo la morte ma conteneva anche la resurrezione. Una fede che sottolinei solo la passione e il sacrificio sarebbe masochismo e una resurrezione senza passare attraverso la sofferenza e la morte sarebbe trionfalismo. Il vangelo ci propone di trovare l’equilibrio tra questi due estremi nel farsi bambini, abbandonandosi a Dio con libertà.
Don Antonio Cigna
parroco di Scarperia, Sant’Agata e Fagna
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 settembre 2024



1 commento
Ciao
Sono interessato all’arte romanica. Ad aprile vorrei venire in Italia per visitare le chiese di Sant’Agata e Fagna (per vedere i pulpiti e il fonte battesimale). Potreste aiutarmi e mettermi in contatto con Don Antonio Cigna per concordare le possibilità di accesso.
Grazie in anticipo
JS