
VAGLIA – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di padre Maurizio Gabellini, del Convento di Monte Senario.
Nel Vangelo di oggi Giovanni Battista è definito da una frase:
“voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore”
Deserto è una parola che in questa epoca scuote la nostra coscienza sia personale che collettiva. Un terzo della superficie terrestre è occupato dal deserto, che va aumentando sempre più a causa della desertificazione, in primis per la deforestalizzazione, per i cambiamenti climatici, ecc.
Esiste un altro tipo di deserto: non fuori ma dentro di noi; non ai margini delle nostre città, ma dentro di esse. Esiste un’altra desertificazione che avanza implacabile, facendo terra bruciata, e anche questa non fuori, ma dentro di noi, spesso dentro le stesse mura domestiche. È l’inaridimento dei rapporti mani, la solitudine, l’indifferenza, la chiusura in sé stessi. Il deserto è il luogo dove, se gridi, nessuno ti ascolta, se giaci a terra sfinito, nessuno ti si fa accanto, se una bestia feroce ti assale, nessuno ti difende, se provi una grande gioia o una grande pena, non hai nessuno con cui condividerla. Se ci pensiamo bene questo è quello che accade nelle nostre città. Il nostro agitarci gridare è anch’esso spesso un gridare nel deserto.
Ma il deserto più pericoloso è quello che ognuno di noi si porta dentro. Proprio il cuore può diventare un deserto: arido, spento, senza affetti, senza speranza. Perché molti non riescono a staccarsi dal lavoro, a spegnere il telefonino, la radio, il compact disc…? Hanno paura di ritrovarsi nel deserto. L’uomo rifugge dal vuoto. Se ci esaminassimo onestamente, vedremmo quante cose ognuno di noi fa per non ritrovarsi solo, faccia a faccia con sé stesso e con la realtà. Più aumentano, ai nostri giorni, i mezzi di comunicazione, più diminuisce la vera comunicazione. Si accusa la televisione di aver spento il dialogo nella famiglia e a volte questo è certamente vero. Ma dobbiamo ammettere che la televisione viene spesso a riempire un vuoto che è già lì. Non è la causa ma l’effetto della mancanza di dialogo e di intimità.
L’uomo postmoderno vive in una società che Zugmunt Bauman ha definito liquida, capace solo di un amore liquido, in cui volendo difendere la propria libertà, pur sentendo l’esigenza di non stare solo, rifugge legami veri e solidi.
Ogni giorno si costruisce una maschera dietro la quale nascondersi, modellando una pseudoidentità da mostrare al mondo o che soddisfi i suoi impulsi del momento.
Il Vangelo, abbiamo sentito, parla di una voce che un giorno risuonò nel deserto. Proclamava una grande notizia:
Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sanda. li. lo vi battezzo con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo
È Giovanni Battista che annuncia la venuta in terra di Gesù Cristo. La annuncia con parole semplici, (i legacci dei sandali, l’aia, il ventilabro, il grano, la pula), ma efficaci. Egli ha ricevuto l’immenso compito di scuotere il mondo dal torpore, di svegliarlo dal grande sonno. Quando un’attesa si prolunga, nasce la stanchezza, si va avanti per forza di inerzia. L’idea che qualcosa possa cambiare e l’atteso venire davvero, appare via via sempre più impossibile. Di questa attesa avevano parlato i profeti, per secoli, in termini vaghi e remoti: «In quei giorni… » «negli ultimi giorni…». Ed ecco che ora si fa avanti un uomo e con sicurezza proclama:
«Quel giorno è questo giorno. L’ora decisiva è giunta». Egli punta l’indice risoluto verso una persona ed esclama: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che battezzerà il mondo in Spirito Santo!». Ossia vi immergerà nello Spirito Santo.
Noi pure siamo spesso nel deserto, se non fisicamente, almeno spiritualmente. Perciò quella voce è anche rivolta a noi. Giovanni Battista è morto, ma la sua funzione continua. Il papa è, nel mondo d’oggi, un vero Giovanni Battista, un precursore, uno che va in giro per il mondo a preparare le strade per la venuta di Cristo.
La voce del Battista ancora oggi risuona nella Chiesa che annunzia: «Il Messia è venuto, è presente nel mondo. In mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete! Egli vi battezzerà in Spirito Santo». È proprio questo il modo con cui Gesù ha fatto fiorire il deserto del mondo e può trasformare anche il nostro moderno deserto: battezzandoci, immergendoci nello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è l’amore in persona. Il fatto che Gesù battezza in Spirito Santo vuol dire che riversa sul mondo l’amore, che “immerge” l’umanità in un bagno di amore.
L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato
L’amore è l’unica «pioggia» che può arrestare la progres siva «desertificazione» spirituale del nostro pianeta, e il Van gelo non è che questo: l’annuncio dell’amore di Dio per noi e tra noi. Il Natale stesso, che cos’è? «Così Dio ha amato il mondo, da dare il suo figlio unigenito…». La prova che Dio ci ama. Se per qualche cataclisma, diceva sant’Agostino, tutte le Bibbie del mondo andassero distrutte e non ne restasse che una copia; e se anche questa copia fosse così rovinata che solo una pagina fosse rimasta sana, e se anche di questa pagina una sola riga fosse ancora leggibile; ebbene, se questa riga è quella dove si dice: «Dio è amore», tutta la Bibbia sarebbe salva, perché tutto è contenuto lì.
Che cosa apporta questo grande amore di Dio alle nostre necessità quotidiane? Noi avvertiamo la mancanza d’amore nei nostri rapporti umani (tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici, tra parenti); meno nel rapporto con Dio. Ma le due cose non sono senza relazione tra loro. Se un grande fiume si secca, tutti i canali laterali che da esso attingevano acqua per l’irrigazione si seccano. Al contrario, se esso è gonfio, anche i ruscelli e i canali sono colmi. Se ci tagliamo fuori dalla sorgente che è l’amore di Dio, tutti gli altri amori ne soffrono.
Questo messaggio è più che mai attuale e necessario nel mondo d’oggi. La nostra civiltà, tutta dominata dalla tecnica, ha bisogno di un cuore perché l’uomo possa sopravvivere in essa. Anche tanti non credenti sono convinti che dobbiamo dare più spazio alle «ragioni del cuore», se vogliamo evitare che l’umanità ripiombi in un’era glaciale.
Accanto però a questi segni negativi, dobbiamo registrare anche un fatto incoraggiante che ci permette di far trionfare «le ragioni della speranza». Se la nostra società somiglia tanto spesso a un deserto… è vero però che in questo deserto lo Spirito sta facendo fiorire tante iniziative come altrettante oasi. In molti paesi si sono sviluppate, in questi anni, decine e decine di associazioni che hanno lo scopo di rompere l’isolamento, di raccogliere le tante voci che «gridano nel deserto» delle nostre città. Hanno nomi diversi:«telefono della speranza», «voce amica», «mano tesa», «telefono amico», «telefono verde», «telefono azzurro», «telefono rosa». Milioni milioni di telefonate all’anno. Sono voci di persone sole, disperate, in preda a problemi più grandi di loro. Non cercano denaro (esso non passa attraverso il filo del telefono), ma qualcos’altro: una voce amica, una ragione di speranza, qualcuno con cui comunicare. Dall’altro capo del filo, sono migliaia i volontari che ascoltano, cercano di dare un pò’ di calore umano e, se sono credenti, di aiutare le persone a pregare, a rimettersi in contatto con Dio, che è spesso la cosa che aiuta di più.
Anche se non apparteniamo ad alcuna di -queste associazioni, tutti noi possiamo fare, nel nostro piccolo, qualcosa di quello che fanno loro. Il telefono, tanto per cominciare, ce lo abbiamo ormai tutti. Non aspettiamo sempre di sentirlo squillare, per accorgerci che c’è qualcuno che ha bisogno di noi, forse non lontano da noi. Specie all’avvicinarsi del Natale.
P. Maurizio Gabellini OSM
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 dicembre 2023

