SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è il turno di don Antonio Cigna, parroco di Scarperia – Fagna – Sant’Agata.
Matteo 22,8-10
La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Nella parabola di oggi il Signore Gesù riesce a darci un’idea piuttosto chiara di chi sia il Padre, ce lo rappresenta così pieno d’amore da essere impegnato a organizzare una festa a cui chiamarci. Nei pensieri di Dio c’è la gioia di una festa che ci attende e noi siamo gli invitati. Ma nella parabola gli invitati rifiutano di partecipare alla festa, presi da ben altri interessi e preoccupazioni, questi personaggi ben rappresentano la nostra tendenza a pensare ad altro, l’amorosa proposta di Dio di partecipare a una festa pare non interessarci. Sembriamo non esser più capaci di credere all’amore e diamo la priorità alla ricerca di soddisfazioni e alla soluzione delle preoccupazioni, passando da una soddisfazione a un’altra e da una preoccupazione a un’altra, in un “samsara” senza senso e senza speranza.
Invece il senso e la speranza ci sono, eccome se ci sono, e li troveremo nella festa che il Padre premuroso ha preparato anche per noi. Perché Lui non si arrende e non cambia i suoi progetti: possiamo anche non partecipare ma la festa rimane! Infatti nella parabola vengono inviati inviti che sono rivolti a tutti, senza esclusioni. Tant’è vero che vengono radunati ospiti di tutti i tipi “cattivi e buoni” come dice il Vangelo odierno. E meno male che vengono invitati anche i cattivi… perché se l’amore di Dio fosse solo per i buoni allora la fede sarebbe un affare per pochi, invece i cattivi sono convocati e vengono nominati addirittura prima dei buoni. La speranza di partecipare alla festa dunque riguarda anche noi, consapevoli come siamo dei nostri limiti e delle nostre mancanze.
L’invito alla festa esteso anche ai cattivi non deve essere inteso come una insignificanza del bene e del male quasi che tra giusto e sbagliato non vi sia differenza e alternativa. Al contrario… la convocazione rivolta ai cattivi è un appello a credere di poter essere migliori e a mettersi in cammino per cambiare. C’è una frase del Papa che può aiutarci a fare chiarezza: “Il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo sono i propri peccati. Se un cristiano non è capace di sentirsi proprio peccatore e salvato dal sangue di Cristo, questo Crocifisso, è un cristiano a metà cammino, è un cristiano tiepido”. Infatti è proprio la consapevolezza di essere “cattivi”, come dice la parabola di oggi, a farci comprendere e giudicare la grandezza dell’amore di Dio. Solo partendo dal riconoscimento dei nostri limiti e carenze si può apprezzare e accettare l’invito che il Padre ci porge. L’amore di Dio è una cosa seria, troppe volte l’abbiamo ridotto a un affetto sdolcinato sganciandolo dalla esigenza di una risposta. Invece c’è un riscontro che dobbiamo dargli, accettando il suo invito e mettendoci in cammino per cambiare la nostra vita. Ed è proprio questo tentativo di cambiare a rappresentare il percorso che ci conduce alla festa alla quale il Padre ci vuole presenti.
Nei pensieri di Dio c’è la gioia di una festa che ci attende e noi siamo gli invitati.
Venite alla festa!
don Antonio Cigna




