SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Antonio Cigna, parroco di Scarperia, Sant’Agata e Fagna.
Marco 1,14-18
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simon Pietro e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Lasciarono le reti e lo seguirono. Non è cosa da poco per un pescatore lasciare le reti, significa lasciare il principale fattore di sicurezza della vita. Non si lasciano le reti per puro sforzo morale, per essere buoni… le reti si riesce a lasciarle solo se si è trovato qualcosa di meglio. Il cristianesimo non è uno sforzo morale ma è incontrare Gesù, se si trova Lui, se lo si incontra davvero, allora lasciare le reti non è un grande sforzo.
Se si trova Lui poi si trova anche il coraggio di fare quello che il mondo ci insegna a non fare: mettere in discussione noi stessi. E infine si trova anche la forza per convertirsi, la forza del cambiamento.
Anche noi abbiamo la nostra “rete”, sebbene diversa da quella di Pietro… la nostra è una rete di sovrabbondanti informazioni e messaggi che ci spingono a reazioni istintive, di “pancia”, è una rete che ci indirizza su frammenti di pensiero che siano uguali per tutti, sono quelle parole d’ordine con le quali il nostro mondo tenta di omogeneizzarci, fornendoci di volta in volta delle bandiere cui uniformarsi con un semplice like o con l’ossessivo rilancio dei messaggi ma senza un vero impegno personale.
Lasciare le reti, come Pietro, per seguire Gesù significa fare una conversione, convertirsi cioè cambiare direzione alla nostra vita in un atto di autenticità personale, per mettersi in ricerca del senso dell’esistenza. Il punto non consiste nel fare una demonizzazione della rete, sarebbe davvero sciocco, il punto è essere autentici, stando dentro la rete. E per essere autentici c’è bisogno di essere in continua “conversione”, imparando quello che il mondo o la rete non potranno mai insegnarci: saper mettere in discussione noi stessi.
Il nostro mondo infatti per tanti anni ci ha condizionati a credere di poter dire “secondo me è così”, arrivando a pensare di poter decidere cosa sia vero o cosa sia falso e cosa sia bene o cosa sia male. Il nostro individualismo ci ha proprio fatto credere di poter decidere il giusto e lo sbagliato. Questo stesso individualismo ci ha ora ridotti allo status di monadi, divenendo così sempre più sensibili e permeabili alle parole d’ordine della rete a cui tendiamo a dare un inconsapevole consenso.
Il consenso che Gesù ci chiede invece è un consenso che viene dal cuore ed è la libera risposta dell’essere umano che si sente compreso e amato al di là dei propri meriti e dei propri difetti. Il consenso che Gesù chiede a noi e a Pietro quando ci dice “venite dietro a me” è un consenso vero, una scelta personale e indipendente.
Mi viene a mente un bel pensiero di don Luigi Ciotti incentrato sul concetto di eresia, cioè sulla capacità di fare scelte personali indipendenti dal pensiero che sembra dominante: “Vi auguro di essere eretici. Eresia viene dal greco e vuol dire scelta. Eretico è la persona che sceglie… oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è. Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa. Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità. Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza. Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.”
Per noi, come per Pietro, lasciare la rete non dipende da quello che si lascia ma dall’alternativa che si è trovata. Cerchiamo sempre questa alternativa, cerchiamo il significato autentico della nostra vita, liberandoci dei prodotti “preconfezionati” della rete e… cercando troveremo.
Sul fondo della mia anima e del mio cuore resta sempre il Signore, una presenza immeritata ma immancabile che dona senso alla mia esistenza. Lascio volentieri la rete per continuare a cercare chi mi ha trovato. È questo incontro che dona la forza che permette la conversione.
Lasciamo le reti ma soprattutto… seguiamo Gesù!
don Antonio Cigna
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Gennaio 2024






1 commento
Bella riflessione don Cigna che ci porta a riflettere intensamente