BARBERINO DI MUGELLO – Il professor Marco Toccafondi, vicepreside dell’istituto comprensivo di Barberino di Mugello, arrivato alla pensione, saluta i ragazzi ed i colleghi con questa bella lettera. Nella quale trasmette la passione e l’amore per il proprio lavoro. Una saluto commosso e una testimonianza di valore per le giovani generazioni:
Non so quando ho cominciato a realizzare che il mio lavoro nella scuola sarebbe terminato; sicuramente ho ben presente, anche in questo preciso momento, tutto il percorso fatto, le sorprese che negli anni si sono via via inserite nel mio cammino di insegnante, i doni dell’imparare nuove cose che sono divenuti scoperta nell’iniziare ogni nuovo anno di scuola: quest’anno il 43°.
In tutti questi anni ho dovuto confrontarmi con parole di grande valore: insegnante, docente, professore, maestro, vice-preside, tutte sinonimi di una sola parola: “educatore” “(trarre fuori” insegnano i latini), che ho cercato di mettere in pratica ogni giorno accompagnando alunni, colleghi-insegnanti, famiglie, personale scolastico, guidato sempre dal desiderio e dalla volontà di riconoscere nell’altro una persona che, anche in situazione di fragilità o incompletezza, può sempre regalare risposte alla grande domanda che io per primo come insegnante mi sono sempre fatto: – Quale scuola ho reso possibile perché da ognuno potesse uscire il meglio di sé?-
Fin dal mio ingresso nel mondo della scuola un grande aiuto mi è stato dato dalla musica. La mia formazione musicale è divenuta pian piano strumento per usare testa e cuore in ogni ruolo a cui negli anni sono stato chiamato. In primo luogo il rapporto insegnante-alunni, centinaia di ragazzi e ragazze a cui, attraverso la musica, ho cercato di far esprimere i propri talenti già in divenire come dono, oppure come scoperta; quanta soddisfazione ho ricevuto incontrando i miei alunni cresciuti che hanno fatto tesoro della musica, nel ricordo di un brano musicale ascoltato o suonato, oppure costituendo con altri compagni un gruppo musicale, o facendo diventare la musica la professione della propria vita.
Contemporaneamente al rapporto con i ragazzi ho vissuto una stagione speciale con i miei colleghi, molti diventati amici, alcuni compagni di viaggio; quante cose ho imparato ascoltandoli. Sembra che un’altra qualità che la musica può donare sia la capacità di ascoltare. Ho cercato sempre di far mia quella massima, che ho voluto stampare e avere sempre davanti a me nella mia stanza-ufficio a scuola: “Ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”, non è certa l’attribuzione di questa frase ma sicuramente ho maturato sempre più la convinzione che un buon “educatore” deve saper ascoltare, così potrà poi fare scelte coraggiose e rispettose dell’altro.
Sono entrato nella scuola come insegnante che ero un ragazzo con il prof. Enzo Ventura, mio preside alle medie, e c’era anche qualche insegnante che mi aveva fatto scuola tra i banchi di Barberino; ricordo sempre le prime lezioni e il registro del professore che mi fu consegnato. All’inizio non capii subito il ruolo importante a cui ero stato chiamato, ma furono gli stessi alunni a farmi amare questo lavoro; capii ben presto che farsi chiamare professore, maestro era una grande responsabilità per la quale non ero chiamato solo a passare delle conoscenze apprese in campo musicale negli anni di studi al Conservatorio Cherubini di Firenze, ma dovevo raggiungere ogni giorno l’obiettivo di trasmettere, attraverso la musica, lo stare bene a scuola e quindi la necessità di preparare ogni giorno di lezione come se fosse, prima di tuto per me, scoperta di una emozione, novità che, almeno nelle intenzioni doveva generare meraviglia e voglia di conoscere e imparare. Non è sempre stato facile ma questa doveva essere la direzione per aprire ogni nuova mattina di scuola.
In questa ordinaria bellezza, particolare soddisfazione è stato coordinare artisticamente per ben 12 anni la “Borsa di Studio Mario e Beatrice Sodi”. Nelle varie edizioni che a partire dall’anno 2007 si sono succedute ho ritrovato attraverso la collaborazione di tutta la scuola, guidata allora dal preside prof. Fernando Gragnoli, anche il fine ultimo del mio lavoro di maestro-educatore: credere sempre possibile che dalle piccole cose e con piccoli passi, con sacrifico e passione, si possano vedere realizzati i sogni.
Nel pieno della mia realizzazione professionale, fui chiamato una mattina dal preside prof. Giuseppe Tito e dall’allora Vicaria Elisabetta con la richiesta di una collaborazione per la scuola che apparentemente non sembrava aver niente a che fare con la musica. Era l’anno 2012 e mi veniva chiesto di continuare ad insegnare la materia, ma nello stesso tempo di assumermi l’incarico di secondo collaboratore del preside dopo il collaboratore Vicario. Non sapevo bene cosa volesse dire, ma nel tempo la consapevolezza è diventata sempre più chiara. Non dovevo solo realizzare sogni con i miei ragazzi, ma avrei dovuto, in stretto rapporto con il preside, avvicinare anche le loro famiglie per ascoltare le loro paure, i bisogni, le necessità collegate alla crescita dei loro figli; avrei dovuto conoscere meglio anche i miei colleghi insegnanti, soprattutto i nuovi docenti che in una scuola come Barberino ogni anno arrivano numerosi e devono inserirsi, facendo loro scoprire la bellezza della nostra Barbescuola, facendoli sentire a casa. Avrei dovuto dare risposte con uno sguardo fermo alle normative, ma anche con occhi attenti ad accogliere e assumersi in prima persona quelle “dure battaglie” che la vita a tutti presenta.
Oggi posso ringraziare per questo dono che mi ha visto come vice-preside, proiettato sempre in prima linea sia nell’ordinario del tempo scuola che nello straordinario delle vicende vissute territorialmente, come il terremoto del 2019, la pandemia Covid-19, la provvisorietà del trasferimento dell’intera scuola Secondaria in altri edifici e moduli didattici per l’adeguamento sismico della sede Lorenzo de’ Medici. Essere in prima linea con i dirigenti che ho avuto l’onore di affiancare, in particolare nelle ultime vicende la prof.ssa Alessandra Pascotto, mi ha permesso di vedere la complessità dell’universo Scuola da un altro punto di vista e così rendermi ancora una volta convinto che solo proiettando lo sguardo oltre, camminando mai da soli, forti della collaborazione degli altri, è possibile attraversare anche le sfide più difficili.
E così siamo arrivati ad oggi, con la consapevolezza e la serenità di lasciare ad altri colleghi la continuità del mio lavoro, so di lasciare la mia eredità a persone ben precise che negli anni hanno accompagnato il mio cammino: Francesca, Raffaele, compagni di tante storie vissute, vite che si sono intrecciate anche oltre il lavoro e poi tanti nomi che ho ben stampati nella memoria e fanno parte ormai della mia storia e della storia di Barbescuola, non posso nominarli tutti perché, oltre a dimenticarmi di qualcuno, sembrerebbero nomi comuni, ma vi assicuro che tutti hanno nel mio cuore un posto preciso e voglio che si sentano salutati oggi da me prendendo in prestito le parole del Capo dello Stato: ” Saluto voi che svolgete il vostro compito di insegnanti e vi dedicate con passione alla formazione dei giovani”.
Quel che resta adesso; forse i nomi più importanti della mia vita che voglio nominare: Antonella, Bianca, Emilia, Matilde, la mia famiglia ormai allargata ai nuovi arrivati, in particolare il piccolo Samuele, solo attraverso di loro sono diventato quello che sono e partecipe del mondo della scuola. Alla mia famiglia va il grazie delle piccole cose, il grazie della quotidianità, grazie perché ogni giorno hanno creduto e voluto che una parte di me fosse condivisa con gli altri.
Alcune professioni si dice che siano per sempre, e spero che anch’io non sia mai ricordato come ex-insegnante, ma continui a risuonare il saluto “ciao prof. ci vediamo domani”.
Con affetto.
Marco Toccafondi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 agosto 2025





2 commenti
Non so se questo è lo spazio giusto… Mi preme salutare Marco Toccafondi, conosciuto venti anni fa alla scuola media di Borgo San Lorenzo: una presenza importante nella scuola e una valida guida per me che allora muovevo i primi passi nel mondo scolastico. Ho ricordi belli e ancora oggi faccio tesoro di un valido supporto in classe soprattutto nella gestione della complessità quotidiana.
Caro Marco,
ti auguro un nuovo inizio pieno di gioie e soddisfazioni da condividere con le persone a te care.
Lasciare un segno non è da tutti, ma tu di sicuro hai tracciato un percorso che altri riconosceranno come “strada sicura” che porta verso la conoscenza, la condivisione, il senso di appartenenza e molte altre cose che rappresentano la realtà scolastica ben agita e vissuta pienamente.
Saluti carissimi, Manuela Moscardi
Bellissima testimonianza Marco, tanti auguri per il tuo futuro!