BARBERINO DI MUGELLO – “Come va?”. “Bene dai, tanta paura, ma bene”. Un dialogo del genere lo si sente più volte, aggirandosi tra la gente che si saluta, si abbraccia e si stringe la mano nel garage della Pubblica Assistenza di Barberino di Mugello.
Un garage che stamani è diventato chiesa, a sostituire la pieve di San Silvestro, resa inagibile dalla scossa più forte, quella delle 4.37 di lunedì 9 dicembre.
E la nuova “chiesa” barberinese stamani era gremita. Tantissima gente, sulle sedie di plastica e tanti anche in piedi, per partecipare alla prima messa domenicale fuori dalla pieve. E c’era un’atmosfera speciale, con tanti elementi: la voglia di ripartire anzitutto, ma anche commozione e la voglia di stare insieme. Lo ha detto alla fine il sindaco di Barberino Giampiero Mongatti.
Prima della benedizione a conclusione della Messa è intervenuto, e con lui il maresciallo dei Carabinieri Fiore e il comandante della Polizia Municipale Baldini. E se le forze dell’ordine hanno dato indicazioni concrete ai cittadini -avvertire subito se si notano movimenti sospetti, e fare attenzione a sconosciuti che cercano di farsi aprire ed entrare nelle abitazioni- il sindaco ha sì dato anche lui qualche indicazione in merito al trasporto scolastico, avvertendo che domani sarà tutto regolare, fermate comprese, e invitando chi non usa il trasporto pubblico di accompagnare i figli possibilmente a piedi.
Ma poi ha ringraziato la Bouturlin per aver offerto questo spazio per le liturgie religiose e ha aggiunto: “E’ un fatto importante per tutta la comunità,non solo per la comunità religiosa. Adesso abbiamo bisogno di stare insieme, e anch’io ho bisogno di stare insieme a voi”. E ha invitato a restare uniti: “Dai problemi se ne esce insieme, diceva don Milani. Il vostro comportamento, l’ho già fatto notare più volte, è stato esemplare, sia sul piano emotivo sia per la diligenza con cui seguite le indicazioni quotidiane, dobbiamo continuare così e stare uniti. Ce la faremo”.
Commozione. Come quella che in tanti hanno avuto quando il pievano ha chiamato un gruppo di bambini, arrivati dalla palestra nella quale hanno vissuto e dormito negli ultimi giorni, intorno all’altare, per dire insieme il Padre Nostro, che in tanti hanno recitato a braccia alzate. E commozione quando, al termine Don Stefano ha chiamato un babbo all’altare, con in braccio un neonato, solo pochi giorni di vita.
Il pievano ha cercato di dare forza alla sua gente. E talvolta, nel suo discorso, ha perfino strappato un sorriso. “Non ho tutte le risposte e quindi cerco di non pormi certe domande. Ma certo ci si potrebbe chiedere: perché proprio la chiesa? In fondo Signore, i barberinesi del passato l’hanno fatta per te. E perché il Comune? La chiesa e il comune, si cerca di collaborare e tonfa, tutt’e due”. Hanno sorriso in molti, sindaco compreso.
Ma don Stefano ha voluto dare animo alla sua gente con la riflessione su quanto è accaduto. “Ci siamo tutti, ci possiamo salutare per strada tutti. Qualcuno avrebbe potuto non esserci. Allora quanto è accaduto dovrà insegnarci qualcosa”. E a proposito di segni positivi ha evidenziato i colori diversi che aveva alle proprie spalle, i colori delle divise, della Bouturlin e della Misericordia. “E’ un segno molto bello e positivo: i volontari si sono tutti uniti: abbiamo fatto cerchio. Quanta gente mi ha invitato a pranzo, quanta gente mi ha invitato a dormire! Ci siamo riscoperti un’unica famiglia, magari con opinioni politiche e calcistiche diverse, ma capaci di vivere uniti queste difficoltà, di reagire tutti insieme per ricominciare a ricostruire, per rafforzare la comunità interiore che già c’è, e che dobbiamo continuare a rinsaldare, rimboccandoci le maniche”.
Prima della Messa anche la dottoressa Daniela Lucarini evidenzia la risposta data dai barberinesi, pur non nascondendo la difficoltà del momento: “Nel mio studio ho visto gente piangere, gente che è rimasta senza casa. Ma davvero il paese si sta dimostrando solidale, e credo davvero che per i soccorsi meglio di così non si sarebbe potuto fare. La sensazione che il Signore, in questo evento, voglia farci aggregare davvero io ce l’ho. Ritornare all’essenziale, dare importanza alle cose che contano. Mettere insieme le persone, oltre le divisioni, e stare uniti. E una cosa va evidenziata- conclude il medico barberinese- : non ci sono state polemiche o contestazioni. Tutti si sono interiormente attivati per dare il meglio”.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 dicembre 2019






