di Massimo Biagioni
BORGO SAN LORENZO – Ci ha lasciato un uomo buono. La bomba che mi ha colpito inerme lasciandomi senza parole, soverchiato da un nodo alla gola, mi viene da riassumerla così.
Riccardo Benvenuti aveva tante qualità professionali, di simpatia e di intelligenza; ma la cosa che in questa cinquantina d’anni, che ci siamo frequentati, mi ha colpito di più era la positività, naturale, serena, immediata qualunque cosa accadesse. Un prevenuto che vedeva il bicchiere non mezzo pieno, ma quasi colmo fino all’orlo. Che alla fine era il mio contraltare, io reduce rancoroso, lui realista e determinato, abituato sin da piccolo a impegnarsi con serietà nelle cose.
Nella gioia ai “Salesiani” ragazzini, nella grinta a giocare al pallone (che mi ricordava con un pizzico di civetteria di aver conosciuto prima di me Riccardo Nencini), oppure a Radio MFM – dove facemmo pure qualche trasmissione con chiacchiere e cantautori – e dove con dedizione preparava soprattutto appuntamenti musicali. Franco Borghetti mi ha regalato delle foto che ne rendono l’idea, e una di queste l’ho usata per la pubblicazione di un libretto su don Milani, vincendo la sua ritrosia. Sono riuscito a metterla perché non “mi si riconosce tanto bene”.
Che dire poi di un “posto sicuro” in Comune lasciato per affrontare la meravigliosa avventura dell’Autodromo? Che coraggio, eh? E dove ha collezionato successi, prestigio, soddisfazioni. Senza tirarsela, direbbero i ragazzi. E già che ne avrebbe avuto modo, di “scanicarne di fichi”. Invece sempre con lo scooter o con la “macchina italiana” (mi punzecchiava per le mie, sempre straniere) aveva sempre una parola gentile, una frecciata, un sorriso all’edicola di Giovanni Mei e dopo del “Topo”. A proposito, è riuscito a darmi una mano anche sul libro sul Teen Club, dove ha scovato decine di errori o inesattezze nel testo, e che non ha potuto presentare afflitto già dal male che ce lo ha portato via. Era un talismano fortunato per me, Riccardo, sempre pronto a soccorrermi presentando i libri che pubblicavo. Sempre pronto; che a pensarci, non era mica un obbligo.
Un compagnone sempre pronto a incrociare il fioretto dell’ironia, sulla Fiorentina (e avverso alla Roma di mio figlio), sulla mia noiosità di scrivano, sulla chiesa e la fede – che lui aveva più forte della mia (avessi mai vinto un confronto!), sulla politica, che viveva con distacco. Un gradevole compagno di mensa, tante volte abbiamo aspettato il primo dell’anno brindando scherzando con le idee alimentari di mia moglie; e tante volte ci siamo reciprocamente cercati alla cena della trippa della Confesercenti di Firenze, per empatia, direbbero quelli moderni, per cascare sul sicuro in una serata che si sarebbe conclusa tradizionalmente tardi coi cantuccini fritti e il vinsanto.
Capace di stare col povero e col ricco, di parlare di tutto senza spocchia. Lui che frequentava Vettel e Valentino Rossi, politici di primo piano e rappresentanti istituzionali e sportivi in un elenco che possiamo solo immaginare. E nella professione, quando si è trovato a gestire le relazioni esterne delle edizioni della famosa “Leopolda”, per esempio, cosa avrebbe potuto inventarsi, visto che era il terminale a cui tutti chiedevano? Invece no, forse non gli passava neanche nella mente: avanti con modestia e umiltà, vere, non costruite, che facevano parte del suo DNA. Del resto bastava andare all’Autodromo per percepire l’affetto che lo circondava, dal Direttore all’ultimo arrivato. Un motorino sempre in movimento, curioso, con gli occhi mobili, che dedicava alle cose che doveva fare il massimo della cura.
Un tempo per scherzare e un tempo per lavorare. Nel rapporto che aveva con la mia associazione e quindi con me, riusciva sempre a separare le cose. Il documento da sintetizzare, il comunicato, la segnalazione della notizia che sembrava interessante, il sollecito che mi mandava perché non rispondevo con rapidità per il via libera all’invio del pezzo che aveva redatto: dovevamo trovare la conclusione; dopo si scherzava. Su tutto.
Il sorriso. Quello non me lo scorderò; insieme alla gioia che trasmetteva: per la moglie, per i figli, per il lavoro, per il Mugello, per quello che avremmo dovuto fare e che non facevamo. Per l’equilibrio. Per la saggezza. Innata, istantanea, naturale.
Ci sveglieremo più poveri. Il Mugello perde un alleato prezioso. Noi un amico, anzi un pezzo di vita.
Massimo Biagioni
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 settembre 2021






1 commento
Persone così, positive e che quindi ti iniettano positività e ottimismo, doti che sole fanno stare bene e lavorare e progettare bene,non dovrebbero mai morire.Purtroppo infatti la la maggioranza è fatta di pessimisti di metodo, rinunciatari e di quelli che ti appassisscono e sono chiamati Vampiri Emozionali.Un uomo come il Benvenuti era una rarità in questo paese così solare metre i suoi abitanti non lo sono!Porgo le mie condoglianze ai mugellesi e alla famiglia.