BORGO SAN LORENZO – “Da quando ci siamo insediati, cioè più o meno negli ultimi due anni, le persone senza fissa dimora che sono entrate in contatto con noi, o per le quali è stato verificato un passaggio nel Comune di Borgo San Lorenzo sono state più di dieci”. E’ l’assessora ai servizi sociali del Comune di Borgo San Lorenzo Paola Coppini ad introdurci nella nostra piccola inchiesta su un fenomeno sommerso, che alle volte emerge come la punta di un icerberg per una foto sui giornali o un post sui social, che magari generano reazioni sul momento, per poi però tornare nell’oblio. Quello della presenza di persone senza fissa dimora nel Mugello, e in particolare a Borgo San Lorenzo
“Non tutte le persone senza dimora – afferma Coppini – vengono dalla stessa storia, e non tutte hanno le stesse motivazioni per essere lì in quel momento. Per ciascuna di loro si sviluppa però un lavoro condotto di concerto con i servizi sociali, con le forze dell’ordine ed il tessuto del volontariato locale”.
A lei chiediamo se si tratti principalmente di cittadini italiani o stranieri. “Volendo fare una proporzione – risponde – potremmo stimare un 40% italiani e un 60% stranieri”. Diversi da caso a caso i luoghi che frequentano. A volte sono persone che hanno scelto come propria casa la sala di attesa di una stazione, sono due i casi in Mugello, o il riparo offerto dall’arco di un ponte, e anche in questo c’è stato almeno un caso conosciuto, o ancora una struttura al Parco della Misericordia a Borgo San Lorenzo, e questo è il caso finito sui giornali. “In questo caso particolare – spiega Coppini – c’era una persona che si era rifiugiata all’interno della struttura, è uno dei luoghi mappati, ci sono stati tentativi di avvicinamento, ma per il momento non siamo riusciti a farla prendere in carico dal servizio sociale. Non demordiamo, sono previsti altri interventi, è una situazione delicata che ci pone grandi interrogativi, la cittadinanza è preoccupata. Certo – aggiunge – la soluzione più immediata sarebbe stata sandare lì, blindare tutto e fargli trovare altrove il sacco a pelo e gli altri beni. O addirittura, come fanno alcuni Comuni, buttarli via. Però a quell’azione non conseguirebbe la sparizione della persona. Allora, nel massimo rispetto della preoccupazione delle persone, che non va sminuita, stiamo cercando e continueremo a provare a mettersi in contatto con lui”
Ma, come detto, anche se questo ha fatto rumore non è un caso isolato. “Spesso sono i cittadini, racconta Coppini, a segnalare la loro presenza sul territorio, e allora in questi casi scatta l’intervento, che a volte è complicato anche dalla presenza di una barriera linguistica”.
“A volte invece – aggiunge – esistono semplicemente delle difficoltà relazionali. In quei casi sono previsti ripetuti interventi di avvicinamento, di familiarizzazione, fino ad arrivare, nel migliore dei casi, ad una presa in carico da parte dei servizi sociali.
In Mugello infatti ci sono operatori specializzati, che operano per un certo monte di ore sia nei Comuni della valle che in quelli dell’Alto Mugello. La procedura – continua Coppini – prevede anche l’attivazione del Seus della Regione Toscana, che significa Sistema emergenza urgenza sociale: un centralino regionale che nei casi di presenza di minori, patologie, fragilità sanitarie o donne con indicatori di violenza è in grado di intervenire in poche ore e trovare una sistemazione”. Fuori da queste casistiche però, purtroppo, spesso una sistemazione immediata non si riesce a trovarla; sempre ammesso comunque che la persona la accetti. Anche se ogni volta viene consegnata una lista dei dormitori ai quali è possibile rivolgersi.
“Sono tutti – afferma Coppini – casi diversi. Ed ho ben ancora in testa tutti quelli che in questi due anni ho incontrato. Alcuni di loro, magari a causa di esperienze passate e fallimentari hanno messo una distanza tra sé ed i servizi. Una disillusione difficile da superare. Molti di loro, ci è capitato in questi due anni, hanno rifiutato le proposte di un luogo dove farsi una doccia, cambiarsi i vestiti o mangiare. È difficile da capire e da accettare per noi, ma ad un certo punto si pone uno sparticque, si pensa che non ci sia più niente da provare”. Si tratta di persone che hanno perso il lavoro e la casa; o, se straniere, che possono essere fuoriuscite da percorsi di accoglienza di ogni tipo, ma non solo. Molti di loro non sono stanziali sul territorio, ma di passaggio tra una destinazione e l’altra. “Alla fine dello scorso anno ad esempio – afferma Coppini – si è fermata una persona. Era stremata, ed ha chiesto semplicemente un posto dove dormire e farsi una doccia. In quei casi – aggiunge – scattano le alleanze sul territortio: con la parrocchia, il volontariato, ad esempio il terz’ordine francescano, anche se ormai come tutti sanno il rifugio Frate Jacopa è chiuso, spesso ci ha aiutato a trovare una sistemazione temporanea e un pasto caldo”.
Se queste sono le situazioni di passaggio, a Borgo San Lorenzo ci sono anche persone, senza dimora, che hanno scelto di vivere qui in modo stabile. Un fenomeno ben presente ai servizi sociali del territorio. Tanto è vero che lo scorso Ottobre la Società della Salute del Mugello ha approvato un regolamento unico sulla residenza fittizia da assegnare alle persone che, pur senza casa, dimostrino di avere dimora abituale sul territorio, intesa come rete di interessi, relazioni e luoghi frequentati. E il solo Comune di Borgo San Lorenzo ne ha già assegnate due. “Questo spiega Coppini – è fondamentale, perché rappresenta una porta di accesso a tutti i diritti: l’iscrizione sanitaria, la possibilità di avere un documento di identità, poi magari anche di trovare un lavoro e avere uno stipendio”
Tutto questo, però, nel caso che la persona desideri in qualche modo sviluppare la sua vita a Borgo San Lorenzo. Un fatto che però, che non sempre si verifica, o è possibile.
Sono comunque, sempre, situazioni complicate, in merito alle quali anche la Polizia Locale dell’Unione Mugello è stata a volte chiamata ad intervenire. Come racconta in questo caso il comandante Marco Bambi: “Nel tempo abbiamo seguito alcuni casi, che poi abbiamo segnalato e passato ai servizi sociali. Si tratta purtroppo di situazioni spesso complicate dall’abuso di alcol, ma non è un problema di ordine pubblico, queste persone non hanno mai creato problemi, non abbiamo mai avuto segnalazioni di problemi in merito”.
Nel frattempo il Mugello sta cercando di attrezzarsi per una nuova struttura. Per questo le ipotesi sono varie, e si è parlato anche proprio della palazzina del Paarco della Misericordia (qui le dichiarazioni in merito del sindaco Romagnoli) ma le esigenze in gioco sono svariate, e bisognerà trovare una soluzione in grado di unire accoglieza e bisogno di sicurezza dei cittadini.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 Aprile 2026





