BORGO SAN LORENZO – Prima di archiviare definitivamente il 2023, vale la pena ricordare il sessantesimo di un’impresa-avventura che nel 1963 vide protagonisti due giovani borghigiani: la navigazione dell’Arno, da Firenze fino al mare, a Bocca d’Arno.
Ce la racconta uno dei promotori, Rolando Pastondi. “Tutto nacque – inizia Pastondi – ai Salesiani. Eravamo un gruppo di amici e saltò fuori questa idea, di costruire una piccola imbarcazione e di arrivare fino al mare. Ci fu subito entusiasmo, e all’inizio furono una decina i ragazzi che aderirono”.
Fu una preparazione meticolosa e impegnativa, anche se il gruppo si diradò: “Non tutti i genitori dettero il permesso, e alla fine rimanemmo in due, io e Pierluigi Squarcini: i nostri genitori ci dettero il via libera”.
Costruirono una zattera, una sorta di chiatta con assi di legno, lunghezza due metri, larghezza uno, e le fiancate alte 30 centimetri, con la prua a scivolo. “Al primo collaudo – racconta Pastondi – faceva acqua da tutte le parti. Allora chiedemmo consulenza al mitico Bellelle, il falegname dei Salesiani, ci consigliò come catramare le superficie e ci disse anche di mettere una lamiera sul fondo, perché durante il tragitto potevamo raschiare su qualche sasso. E poi ci costruimmo col compensato due pagaie, una a testa”.
La pagaia è l’unico cimelio che a Pastondi è rimasto in ricordo. E non ha ritrovato foto e neppure l’articolo con il quale un giornale dell’epoca raccontò dell’impresa.
Fu un’impresa davvero: due ragazzini sedicenni che da soli viaggiarono lungo tutto il corso dell’Arno partendo da Firenze. “Prima di partire – ricorda ancora Pastondi – contattammo la Scuola Navale di Livorno chiedendo se ci mandavano in prestito d’uso dei giubbotti a gonfiaggio rapido”.
E poi, partenza! Salparono dalla pescaia di Santa Rosa a Firenze, la zattera fu portata fin lì, da Borgo San Loreno, grazie a un amico corriere. Era mercoledì 26 giugno 1963. Ricordo che per San Pietro e Paolo, il 29 giugno, dormimmo sotto un ponte a Pisa, e la mattina dopo, domenica, arrivammo a Bocca d’Arno. Quando arrivammo ricordo tanto entusiasmo, felici di aver fatto un’impresa.”
I due ragazzi borghigiani si erano portati dietro qualche scatoletta, del pane, un telo da usare come tenda, e una provvista d’acqua. Non mancò qualche imprevisto. “Ricordo una prima pescaia della quale non eravamo a conoscenza, mica avevamo mappe o altro, e che facemmo al volo, cademmo in acqua, che ricordo era pulita, perdemmo parte delle provviste. E poi per passare le draghe, che allora erano numerose, dovevamo calcolare bene le tempistiche, perché con la loro corda d’acciaio tagliavano in due il fiume, con un bombardamento di acqua e ghiaia. Poi con le pescaie imparammo la lezione: si stava attenti, quando si sentiva il rumore della cascata, ci si legava con una corda, e in un paio di casi si è tirata fuori la zattera per saltare la pescaia”.
Poi, arrivati a Bocca d’Arno, un po’ stanchi ma felicissimi i due amici borghigiani tornarono a casa: “Io e Pierluigi abbandonammo là la nostra imbarcazione – conclude il suo racconto Rolando, e tornammo a Borgo San Lorenzo in treno”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 Gennaio 2024



