MUGELLO. Si riunirà il Consiglio dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello. La seduta è convocata per il 1 marzo, alle ore 9:00 in prima convocazione e alle ore 10:00 in seconda, presso la sala consiliare del Comune di Borgo San Lorenzo. Unico punto all’ordine del giorno: elezione del presidente dell’Unione dei Comuni e giuramento. L’attesa per capire cosa succederà.
Ancora pochi giorni e sapremo. Curiosità e disillusione. Alla fine, comunque andrà, avremo un nuovo presidente dell’Unione Montana dei comuni del Mugello. E, se proprio non dovesse succedere il primo marzo, il tutto verrà rimandato di quindici giorni, quando per eleggerlo occorrerà la sola maggioranza dei consiglieri presenti. Procedura chiara, senza orpelli normativi, al netto però di contrattazioni fra gli interessati. In tal caso la cosa diverrebbe soprannaturale, cioè non alla portata della media intellettiva di chi ci legge, compreso di chi scrive.
Lo dice, nero su bianco, l’articolo 29, comma 2, dello statuto dell’UMCM. Una pubblicazione di 37 pagine e 54 articoli, rivista e aggiornata nello scorso mese di dicembre. Sicché, sempre in quell’articolo 29, al comma 1, che recitava “Il Presidente dell’Unione è eletto dal Consiglio a rotazione fra i Sindaci dei Comuni associati”, è stata rimossa la dicitura “a rotazione”. Locuzione emendata che aveva indotto l’uscente presidente, Ignesti, a prenotare una riconferma, in seguito accantonata per spirito di partito. Fu detto.
Qualche dettaglio. E’ previsto il voto palese. Così mentre ognuno dei consiglieri esprimerà la propria decisione potrà guardare negli occhi chi gli sia di fianco o di fronte. Anche di dietro. Si sa, la copertura delle spalle è un elemento fondamentale nella strategia della politica. Intriga, e non poco, immaginare come il consigliere Piccirillo, socialista d’annata e recalcitrante ad accompagnare l’ex compagno Omoboni alla nomina in quel ruolo, possa guardare il sindaco di Borgo San Lorenzo. Oppure se la mosca bianca, Scarpelli, sindaco di Firenzuola, continui a strizzare l’occhio al non riconfermato, almeno nelle intenzioni, Ignesti.
Poi ci sono le minoranze. Relegate dalle quote di rappresentanza istituzionale ad un ruolo di comparse. Intendiamoci senza con questo mancare di rispetto ad esse. Ma i numeri non sono un’opinione. Se il partito di maggioranza, il PD, si muoverà in maniera coesa, insieme alle liste di coalizione, secondo il vincolo di mandato e le intese di programma, ecco che per le minoranze non ci potrà essere alcuno spiraglio per incidere sulla nomina del nuovo presidente. Almeno sulla carta.
Forse è fin troppo facile. Risultato scontato? Chissà. Non abbiamo la dote della veggenza. Ce ne mancano i titoli, accademici e professionali. Pertanto non possiamo esimerci dal nutrire qualche lecito dubbio. La recente e convulsa situazione nazionale del partito di maggioranza potrebbe riverberarsi anche sulle questioni locali. Oddio, una guerra fra bande, o, attingendo al lessico della culla del Rinascimento, fra masnade, non è auspicabile. Tantomeno le diatribe fra correnti e mini partiti. C’è bisogno di politica. Soprattutto di progettare il futuro di questo territorio. Aspettiamo.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 febbraio 2017



