Caro Filo,
Vorrei condividere con te la mia felicità per la fine di questo mostruoso incubo chiamato biomasse. A spasso per le strade è tutto un continuo gridare “Allora ce l’abbiamo fatta”, o: “S’è vinto!!”, o ancora: “Niente inceneritore grazie a Dio!!” e relative variazioni sul tema. Ho trovato persone commosse, entusiaste, sollevate. E soprattutto ne ho trovate tante!!
Già perché la realtà è stata sempre e solo questa: la gente quella “cosa” non ce l’ha mai voluta. Ne è prova l’incredibile mobilitazione di cui il Mugello è stato testimone forse per la prima volta nella sua storia. La gente si è opposta in ogni modo: sguaiatamente a voce, formalmente per iscritto, contattando le istituzioni, sui giornali, attraverso i social, fisicamente con manifestazioni o flash mob, economicamente donando un contributo e quindi, in ultimo, legalmente.
La tristezza è che solo questa strada ha portato a qualcosa. Solo la magistratura ha potuto difendere la salute e i diritti delle persone. Per i nostri garanti, sindaci e amministratori, siamo stati trasparenti, indegni di replica o considerazione. Il “loro” progetto “sicuro” andava fatto punto e basta. Che ci piacesse o no. Questi sono gli stessi sordi signori che esprimono solidarietà al governatore Rossi preso a secchiate di letame. Gli stessi che condannano “fermamente questi metodi di protesta, beceri e incivili”, che tuttavia non hanno degnato di uno sguardo un dissenso espresso “a modo” e con educazione.
Gli stessi che puntualizzano che non hanno perso e che la centrale non si farà perché la ditta proponente non ha pagato i terreni. Non è esattamente così!!Non fatevi prendere per il naso!! Anche se Renovo avesse potuto pagare i lotti e l’avesse fatto con un camion d’oro, un atto del Tribunale Amministrativo Regionale (per tutt’altra ragione!) ha detto arrivederci e grazie al progetto. Prima e al di là dei terreni. Ma supero la polemica, non aggiungo, puntualizzo, né spiego altro. Riporto solo qualche commento. Un ragazzo sui sedici anni mi dice: “Sono tranquillo che il mio fratellino potrà respirare un’aria ancora decente”. Una donna con passeggino e pancione: “Non riuscivo a dormire più bene al pensiero”, un babbo con la figlioletta sulle spalle: “Già ci si danna con l’asma!”, un signore elegantissimo che si inalbera fino a diventare viola e urla:” Si crepa di già all’inverosimile per queste bestie di tumori (ed elenca fratello, cugina e zio con annesse patologie), ci mancava la biomassa (e immaginatevi l’aggettivo escrementizio che ci ha messo davanti)”. O, ancora, tanti altri cittadini furenti per l’imposizione (quasi) subita commentano: “Hanno fatto tutto di nascosto. Tutto senza dire nulla”. Potrei continuare per ore col ‘reportage’ mentre, nella testa, rivedo tante di quelle facce, persone concrete alle prese coi ritmi serrati della vita, ognuna, come me, con la sua storia, i suoi bisogni, le fatiche giornaliere. Perché non sono interessate a nessuno le nostre ragioni? Perché ancora nessuno si scusa e si decide a fare il lavoro per cui è lì? Ovvero ascoltare la gente e cercare di sposarne le necessità. E mi permetto di garantire che l’ultimo bisogno dei mugellani era un impianto ammorbante che arricchisse le tasche di un privato a danno della salute e del nostro meraviglioso territorio.
Sara Coppini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 luglio 2016


