MUGELLO – Da cinque mesi non facciamo che parlare di coronavirus, non ci resta che regalarci un virologo. Già, perché i virologi sono diventati come il metereologo: non possiamo più farne a meno. E invece è tempo di svoltare. Non dico dimenticare, non intendo venire meno alle precauzioni. Il punto è preparare sul serio il cambio di rotta se non vogliamo affondare in un’emergenza sconfinata.
La Toscana soffre più di altre regioni. Oltre cinquanta milioni di turisti ogni anno. Quanti ne verranno nell’estate-autunno 2020? Senza turisti la Toscana ansima, va trovato il modo di ridurre al minimo il rischio.
Il Mugello un vantaggio ce l’ha: offre quanto di meglio oggi si chiede. Qui si può stare all’aperto, battere strade tra i boschi, desinare e cenare all’ombra di una querce, di un olmo.
Un suggerimento? Rilanciare i cammini tradizionali, a cominciare dalla Via degli Dei, costruirne di nuovi adattandoli alle tracce profonde della storia.
Uno. La strada etrusca che collegava Fiesole a Poggio Colla, ad esempio, conserva una bellezza sfacciata, corre lungo il crinale e si interseca con la Via degli Dei.
Due. Le strade medicee. Un quadrilatero perfetto tra Trebbio, Cafaggiolo, lago di Bilancino, Bosco ai Frati, Gabbiano, Sant’Agata, Scarperia e ritorno a San Piero.
Tre. La via tortuosa che, attraverso il passo delle Scalelle, collega Marradi a Vicchio.
E poi gli itinerari percorsi dal poeta Campana a cavallo dell’Appennino, i sentieri danteschi che portano al Falterona.
Il Mugello è tra le poche terre che conservano paesaggi d’eccellenza, cucina di qualità, arte. E si avvicina il settecentesimo della morte del sommo poeta (1221/2021).
Io partirei proprio da qui. Un bel parco letterario ‘naturale’ infarcito di cammini che toccano ogni comune, parecchie frazioni.
Se vuoi fare turismo in modalità nuove, come pare, quassù è il luogo ideale. Affossi il Covid e sconfiggi la noia.
Riccardo Nencini





